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L’ARCOBALENO DELLA VITA

A Bassano del Grappa una pizzeria acquista un defibrillatore e lo mette a disposizione della comunità. Intervista al titolare Mauro Vizzino.

Ma chi l’ha detto che gli operatori commerciali pensino solamente (e tra l’altro anche giustamente) ai propri profitti? Ci sono esempi che confermano come il “ruolo sociale” delle aziende non sia solo una dote messa sulla carta. È il caso di un pubblico esercizio di Bassano del Grappa: il ristorante pizzeria “Arcobaleno” ubicato in Villaggio Sant’Eusebio.

Il titolare del locale, Mauro Vizzino, ha acquistato infatti un defibrillatore, accollandosi anche le spese dell’installazione, e lo ha donato alla comunità del quartiere Sant’Eusebio.

La macchina salvavita è stata collocata all’esterno della pizzeria ed è stata inaugurata nel corso di una partecipata cerimonia che ha visto intervenire, tra gli altri, l’assessore al Sociale del Comune di Bassano del Grappa Mavì Zanata e i vertici del consiglio di quartiere, presieduto da Marco Bertolini. Adesso il prezioso strumento di soccorso è liberamente a disposizione di tutta la comunità.

Mauro Vizzino, come nasce questa iniziativa?

Abbiamo avuto l’idea di partire con questo progetto a giugno dell’anno scorso. Abbiamo chiamato il consiglio di quartiere e abbiamo fatto presente che avevamo l’intenzione di donare un defibrillatore alla comunità, perché volevamo che fosse una start-up che spingesse sia la comunità a intraprendere dei corsi su questo argomento e anche per far sì che in molti, in giro per Bassano anche, possano prendere spunto per iniziare a fare altrettanto. Il quartiere ovviamente ci ha detto “va bene”, ma noi abbiamo chiesto che da parte del quartiere stesso ci fosse un impegno per delle serate inerenti alla salute e questo è stato fatto. Infatti il quartiere di Sant’Eusebio sta realizzando delle serate relative alla salute. Da lì si è finito il progetto con la donazione del defibrillatore che abbiamo acquistato noi: il defibrillatore, l’impianto della colonnina, la messa in opera, l’assistenza per le batterie sono stati a nostro carico, per una spesa di 2000 euro più Iva. Abbiamo fatto un contratto di assistenza per quattro anni. Da lì è partito tutto l’iter e adesso la comunità di Sant’Eusebio si sta muovendo per far sì che vengano fatti anche dei corsi per l’utilizzo della macchina. Noi, come azienda, faremo entro l’estate dei corsi appositi per i nostri dipendenti. Precisiamo che non siamo obbligati per legge ad avere un defibrillatore. È giusto che ci sia. Era sbagliato tenerlo solamente per noi all’interno e abbiamo deciso di prenderlo e di metterlo a servizio di tutti quanti. Abbiamo contattato le varie case che in Italia producono defibrillatori e questa ricerca ci ha fatto optare per un’azienda che fosse più vicina a noi, a Conegliano Veneto. La macchina è stata scelta perché deve essere di facile utilizzo, che abbia delle piastre che vadano bene sia per il pediatrico che per l’adulto.

Abbiamo apposto il cartello fuori dicendo quali sono le prassi che uno deve seguire e questo, in sostanza, è stato il progetto.

Da cosa nasce però questa sensibilità per il soccorso, per la salute, per queste tematiche?

L’abbiamo sempre avuta. Da quando abbiamo fatto il locale nuovo nel 2010, siamo partiti dalle piccole cose.

Un esempio molto banale: le toilette sono fatte in modo tale che ci sono i maniglioni per sollevarsi in tutti i servizi, non solo in quelli per i disabili, perché comunque, avendo dei nonni, mi sono accorto che loro, andando in giro, avevano queste problematiche. Da lì è partito il fatto di essere un po’ più attenti alle esigenze delle persone e dopo ci siamo un po’ fermati causa attività. Abbiamo avuto però il tempo, verso marzo- aprile dell’anno scorso, di pensare a fare qualcosa per la comunità. La cosa che ci è venuta in mente è stato il defibrillatore. Siamo convinti che si tratti di una cosa che ha un costo basso. Io penso al centro di Bassano, dove ci sono più locali che potrebbero, con 100 euro a testa, mettersi insieme e donare un defibrillatore al Comune. Il nostro dovrebbe essere un simbolo di partenza per tutti quanti. Siamo ad esempio una zona ad altissima densità di ciclisti, abbiamo il Brenta a due passi dove fanno le passeggiate e quindi ci sembrava assurdo che mancasse questo strumento. Sappiamo che il calcio di Sant’Eusebio ce l’ha, però è chiuso internamente e quindi non è utilizzabile in caso di necessità. Noi l’ho abbiamo voluto lasciare completamente libero e aperto, affinché le persone possano…non usarlo mai.

Voi per lavoro fate pizze, fate ristorazione, avete già una serie di incombenze burocratiche, amministrative, eccetera. Ma trovare anche il tempo per questo tipo di progetti. Chi ve lo fa fare?

Ce lo fa fare una sensibilità nei confronti degli altri. Tutto l’apporto che noi possiamo avere come lavoro sicuramente è dato perché facciamo le cose in un certo modo. Però, dall’altra parte, se anche noi non ci muoviamo nel vedere determinati aspetti nei confronti delle altre persone, sembriamo la classica casa che cerca di prendere soldi dappertutto senza mai investirne. Gli investimenti possono essere fatti in vari modi. Un investimento importante da parte nostra, che sicuramente – e non dico di no – ha anche un ritorno di immagine, è sicuramente quello di pensare alla comunità. Un’altra cosa fondamentale per cui ci stiamo muovendo, che è molto importante ed è il secondo passo, è la questione delle allergie. Se abbiamo qualcuno che ci va in shock anafilattico, non sappiamo come muoverci perché non possiamo fare nulla. Non tutti sappiamo a cosa siamo allergici e può quindi essere che qualcuno mangia qualcosa e gli capiti questo problema. Stiamo quindi cercando di trovare una soluzione per aiutare le persone, anche se è difficile da trovare. Questa è un’altra cosa alla quale adesso stiamo puntando. Vediamo se ce la facciamo. Ripeto: se noi qualcosa per la comunità, sicuramente abbiamo un rientro. Però bisogna farla non pensando a un rientro economico immediato. Siamo convinti che prima di tutto dai. Dopo, se arriva qualcosa, bene. Se non arriva, lo hai fatto comunque di tua spontanea volontà.

Alessandro Tich

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InForma Salute
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