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Lesione del legamento crociato

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Lesione del legamento crociato: basta un semplice cambio di direzione per rompere il ginocchio con un crac!

Intervista al Dott. Michele Bongiorno Resp. Struttura semplice chirurgia del ginocchio artroscopia ULSS N. 15 – Camposampiero (PD)

Una lesione che colpisce spesso chi pratica sport, ma attenzione, non di rado la rottura del crociato si verifica anche a chi sta lavorando o sta facendo le faccende di casa, basta solo girare il ginocchio bruscamente.

Dott. Bongiorno, nell’articolazione del ginocchio quanti legamenti crociati ci sono e soprattutto che funzioni hanno?
Nel ginocchio ci sono due legamenti crociati, anteriore e posteriore, così chiamati perché si incrociano al centro dell’articolazione “legando” il femore alla tibia e dando così stabilità al ginocchio. La rottura del legamento crociato anteriore (detto anche LCA) e/o del legamento crociato posteriore (detto anche LCP) determina una lassità, ossia una instabilità, anteriore e/o posteriore del ginocchio stesso.

Un primo sintomo della lesione o peggio ancora della rottura del crociato
Nei traumi sportivi importanti con versamento ematico (cioè di sangue) c’è sempre da sospettare una lesione del LCA. La lesione classica è quella che si procura il calciatore quando, improvvisamente, cambia direzione ed il piede rimane bloccato a terra mentre il ginocchio si “gira” avvertendo, il più delle volte, un crac (comunemente noto come trauma in valgo e in extrarotazione).

Vi sono lesioni che riguardano solo gli sportivi o, nell’ambito della sua carriera, Le è capitato di assistere a lesioni inusuali? Intendo dire, lesioni non da incidenti o altre cose.
La lesione del crociato interessa tutte le fasce di età e non solo la categoria degli sportivi. Alla base della lesione vi è, generalmente, un trauma distorsivo. Le lassità degenerative, invece, interessano l’età avanzata e non vengono trattate.

Quali sarebbero gli esami che lei farebbe fare ad un paziente per capire se un crociato è leso?
L’esame clinico è di fondamentale importanza; in particolare la RMN (ossia la risonanza magnetica) che consente al medico di dirimere eventuali dubbi.

C’è sempre bisogno di un intervento chirurgico per ricostruire o “riparare” un crociato?
Nei soggetti giovani l’indicazione all’intervento c’è quasi sempre. Invece, dopo i 50 anni bisogna valutare bene, insieme al paziente, l’opportunità o meno di intervenire anche in relazione alle sue esigenze e alle condizioni cartilaginee attuali. Trattasi, in quest’ultimo caso, di una valutazione costo-beneficio.

Ci parli ora del primo passo dopo un intervento chirurgico.
Dopo un intervento di ricostruzione di un crociato è fondamentale iniziare subito un percorso di riabilitazione seguito sia dal collega fisiatra che dal fisioterapista. Generalmente, il paziente va seguito per circa 6 mesi durante i quali viene sottoposto a una rieducazione funzionale e ad un ripotenziamento muscolare che, se ben fatti, determinano la buona riuscita dell’intervento stesso.

Sportivo o non sportivo, si può dire che la riabilitazione fa acquistare il 100% delle normali potenzialità e quando ha inizio?
Dopo la riabilitazione si ritorna a fare attività sportiva come prima, ovvero a fare una vita normale, ovviamente se c’è stato un intervento di ricostruzione in un’età relativamente giovane e se si è sottoposti ad una accurata FKT (ossia, fisiochinesiterapia), si riacquisisce il 100% delle potenzialità. Come vede, nonostante tutto si torna a sorridere…

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


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