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andrea bizzotto

Andrea Bizzotto: un libro alla sua piccola per amore

Intervista ad Andrea Bizzotto, realizzata il giorno 18 gennaio 2019

Oggi la copertina vuole dare un contributo al coraggio e all’Amore, di quello vero che in casi come questi, trova un interlocutore forte, tenace, come lo è Andrea Bizzotto. Lui è un ingegnere di Cittadella (Padova) anche se da tempo vive in Germania con la sua amata moglie Maria, dalla quale ha avuto una bimba, Giulia, un anno e mezzo fa. E poco prima che la piccola nascesse, la notizia della malattia: Andrea è affetto da sarcoma sinoviale allo stadio 3. Gli resta poco da vivere e lui pensa alla sua bambina. E scrive, un libro, affinché la piccola possa in qualche maniera conoscerlo meglio anche quando lei sarà cresciuta. La forza di questo papà è grande e in questi giorni lo sta spingendo a promuovere un po’ ovunque questo libro dal titolo “Storia di un maldestro in bicicletta” edito da BrentaPiaveEdizioni. Anche il Consiglio regionale del Veneto l’ha ospitato di recente. I fondi ricavati dalla vendita del libro che si trova pure on line, andranno alla sua piccola.

Lei è un esempio di come si affronta a testa alta, una malattia che non perdona. Dove trova il coraggio?

Ho guardato mia figlia. Lei aveva solo un anno quando il mio oncologo mi ha detto, a voce, che mi rimanevano pochi mesi di vita. Ho capito che non avrei potuto educare e crescere mia figlia. Mia moglie lo farà al meglio.
Ma volevo esserci anch’io. Al suo fianco. Ho registrato video affinchè mia figlia potesse sentire la mia voce, ho scritto le letterine di compleanno finchè Giulia avrà diciannove anni e ho pensato di trasmetterle la mia vita, le mie emozioni, le mie passioni, le mie paure, i miei consigli e i miei insegnamenti, passando anche attraverso i miei errori, scrivendo un libro. Non ci vuole molto coraggio. Ho incontrato persone fantastiche che mi hanno dato la possibilità di trasformare il mio scritto in un libro.

Come è stato il suo percorso medico? A che tipo di terapie si è sottoposto?

Mi sono sottoposto ad intervento chirurgico di rimozione di sarcoma sinoviale al terzo stadio dalla parte posteriore della coscia sinistra. Il tumore misurava 10 cm. Poi 30 radioterapie locali, per evitare recidive, 4 cicli di chemioterapia di durata 5 giorni ad infusione continua 24h/24 al giorno ogni ciclo. Questo per evitare metastasi che però si sono verificate lo stesso. Dopo un anno, tra cuore e polmone destro, una massa di 5 cm, rimossa chirurgicamente assieme a parte del pericardio, mezzo polmone (che era pieno di piccoli tumori) e tutto il diaframma. Altri 4 cicli di chemioterapia palliativa (l’oncologo aveva stimato pochi mesi di vita, allungabile solo con la chemioterapia).

Cosa pensa del personale sanitario che da tempo la segue?

Il personale sanitario è molto importante, ma la sua sensibilità di solito dipende dal punto in cui il paziente si trova con la malattia. Ora, mi trovo in una stazione di medicina palliativa, e due giorni fa, mediante TAC hanno dichiarato che non è più possibile nessun tipo di intervento. Per me adesso, è importante che medici ed infermieri siano pronti a seguirmi nei momenti in cui provo dolore, in modo che io possa vivere una vita normale, insieme ai miei cari.

Cosa le permette di trovare la serenità che la contraddistingue?

Durante le giornate seguo varie attività con il personale ospedaliero: fisioterapia, pittura, musica e provo a camminare nel parco, un po’ da solo, un po’ mi faccio spingere sulla sedia.

Come si cambia, o cambia la visione della vita dal momento in cui si viene a sapere che si è malati?

Per me la vita non era mai cambiata. Fino a pochi giorni fa ero ancora convinto che avrei potuto trovare un lavoro, magari senza troppi sforzi fisici, oppure che sarei sopravissuto a lungo, abbastanza per portare mia figlia al primo giorno di scuola con le mie forze. Stavo anche pensando di iniziare nuovamente a fare sport. Ieri non sono riuscito a raggiungere la macchina con le mie gambe. Ho fatto venti metri e mi sono arreso. Mia moglie è venuta a prendermi. Ero pieno di dolori e completamente senza fiato. Due settimane fa sono andato a Cortina a presentare il mio libro. E’ un regresso incredibile, non so cosa sia successo. La malattia ha comunque aumentato la mia sensibilità e bontà verso gli altri, almeno lo spero e spero di aver lasciato un messaggio positivo. Quando si è nella fase finale in cui si vedono regressi importanti, si trova la felicità davvero nelle cose più piccole: anche solo quando per pochi minuti non si prova dolore alla schiena o al fianco, la visita di un amico, i raggi del sole che entrano dalla finestra dopo una giornata di pioggia.

Cosa si sentirebbe di dire alla gente, ai giovani?

Non credo di dover consigliare nulla a nessuno. A volte, quando si è malati, ci si sente dalla parte del torto. Mi sento che sono io la causa del malfunzionamento del mio corpo che ha causato la malattia. Forse dovevo chiedere insegnamenti e consigli da persone che stanno vivendo a lungo e in salute. Io posso solo dire di aver fatto sempre quello che volevo fare. Ho provato lavori diversi, ho fatto molte esperienze divertenti, viaggi, musica… Ho coltivato le mie passioni. Mi sono fatto mancare poche cose, in vita. Ieri ho mangiato per la prima volta in un ristorante stellato ed è stata un’altra bella esperienza. La vita è bellissima e bisogna viverla appieno.

Come immagina il futuro di Maria e Giulia?

Spero che possano essere felici presto. Spero che Giulia non perda il suo sorriso negli anni. Voglio che lei sia sempre sorridente e felice. Spero di poter riempire i suoi momenti di tristezza mediante quello che le sto lasciando. Magari per Maria sarà più difficile ora, perché lei è consapevole. Avrà l’appoggio della mia famiglia. Mi dispiace così tanto per lei… Ha già perso i suoi genitori per la stessa causa, da pochi anni. Il dolore è sempre troppo grande e concentrato. Spero solo che possa ritrovare la speranza e l’amore, per sempre.

Cosa si auspica per sé e per gli altri, per i familiari?

Mi piacerebbe potermi rendere utile anche da una vita ultraterrena. Mi sono convinto a credere che c’è qualcosa dopo la vita. Perché non mi va di andarmene e di lasciare solo distruzione, macerie e dolore. Ora voglio credere e convincermi del fatto che mi sarà concessa la possibilità di badare ai miei cari e proteggerli. E’ una cosa molto religiosa, forse insensata. Ma ora voglio che sia così.

Un ringraziamento particolare alla collega giornalista Giuliana Lucca, per il tramite con l’ Ing. Bizzotto

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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