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Lo stomaco e il cambio di stagione

gastrite-stomaco

Lo stomaco e il cambio di stagione: lo stile di vita è una tra le barriere protettive più importanti.

Il periodo primaverile è senz’altro un  toccasana per il nostro umore, ma nasconde delle insidie per il nostro organismo che può risentire fastidiosamente del cambio di stagione. Un esempio per tutti è lo stomaco. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Ravagnan Pieralberta specialista in gastroenterologia ed endoscopia digestiva, in servizio presso l’U.O.A. Medicina Interna Presidio Ospedaliero di Camposampiero (PD),ULSS 15.

Dott. ssa Ravagnan, perché il nostro stomaco risente del cambio di stagione?
I cambi di stagione comportano sempre un adattamento del nostro organismo all’ambiente, che portano talvolta effetti benefici, come il miglioramento del tono dell’umore imputabile a un aumento della secrezione della serotonina, altre volte invece la comparsa di qualche disturbo. Riguardo l’apparato digerente è innegabile, ad esempio, che il cambiamento di stagione, soprattutto quello primaverile, stimola importanti vie sia nervose che ormonali, tra le quali la secrezione del cortisolo (ormone) o l’attivazione del sistema ortosimpatico: a loro volta questi comportano un aumento della secrezione acida nello stomaco, comune denominatore di due dei più frequenti disturbi digestivi, la gastrite e la malattia da reflusso gastroesofageo. Bisogna considerare però che la primavera non è la diretta “colpevole”, essa ha il ruolo di fattore scatenante o aggravante, la classica goccia che fa traboccare il vaso; infatti i fattori fondamentali con cui si interseca sono multipli di cui principalmente abitudini alimentari scorrette, fumo, stress, patologie di base, trattamenti farmacologici concomitanti.

Quali sono le problematiche gastriche collegate al cambio di stagione? Riguardano tutti o solo alcuni soggetti in particolare?
La gastrite e la malattia da reflusso gastroesofageo sono le più comuni proprio perché dovute o a eccessiva secrezione di acido da parte dello stomaco o a diminuita produzione di muco. L’attività delle varie cellule gastriche risente dei cambiamenti ambientali ed è regolata da un complesso sistema di ormoni e neurotrasmettitori (gastrina, acetilcolina e istamina stimolano le cellule parietali mentre prostaglandine stimolano le cellule mucipare). L’acido prodotto è fondamentale per la digestione del cibo e uccide i batteri; questo acido è fortemente corrosivo e quindi lo stomaco produce anche, una sua difesa, il muco che protegge le mucose dall’erosione dovuta all’infiammazione creando una barriera protettiva. La gastrite infatti è un’infiammazione della mucosa che riveste internamente lo stomaco, dovuta proprio a un’aumentata produzione di acido o da una riduzione della produzione di muco, o ad entrambi i fattori. La malattia da reflusso gastroesofageo compare quando il succo gastrico per varie cause refluisce in esofago e ne irrita la mucosa, poiché questa non è strutturata per resistere all’aggressione delle secrezioni fortemente acide dello stomaco e in questo caso i sintomi sono molteplici, possono variare molto da persona a persona i più frequenti sono la pirosi (sensazione di bruciore dietro lo sterno) e il rigurgito di materiale gastrico accompagnati da una sensazione di acidità; molto più rari i sintomi “atipici” come raucedine, tachicardia, aftosi orale e tosse stizzosa, secca. Queste problematiche possono presentarsi un po’ in tutti i soggetti, anche se alcuni sono sicuramente più a rischio poiché presentano già delle condizioni favorenti; come ad esempio:

  • I soggetti affetti da diabete, malattie neuromuscolari o portatori di ernia hiatale: queste patologie infatti hanno in comune il comportare un’alterata motilità gastrointestinale che sfocia in una diminuita rimozione dell’acido gastrico dalle alte vie digestive, con conseguente esposizione prolungata e irritazione delle mucose (sia gastrica che esofagea).
  • I soggetti con assunzione di farmaci gastrolesivi, che per eccellenza sono i cortisonici e i Fans (cioè gli antinfiammatori non steroidei come l’aspirina, il naproxene, il sulindac, il piroxicam e l’indometacina); ma non bisogna sottovalutare la terapia con ferro o alcune sostanze nocive per la mucosa gastrica (come le bevande alcoliche per esempio).
  • I soggetti atopici, non solo i polisensibilizzati, ma anche quelli verso singoli allergeni: infatti alcuni alimenti apparentemente innocui in certi periodi dell’anno possono risultare “pericolosi”, soprattutto in primavera. Come? Per la presenza delle “cross reazioni” tra gli allergeni, ormai note da tempo ma spesso sottostimate. Quando gli anticorpi specifici prodotti da un soggetto atopico contro una determinata sostanza (le immunoglobuline E) reagiscono verso l’allergene non solo della singola sorgente (ad es. verso i pollini di betulla) ma anche verso allergeni simili provenienti da origini diverse (ad es. verso quelli della mela o delle noci); questo provoca una reazione allergica IgE mediata, quindi un soggetto con allergia nota verso un polline per esempio può iniziare a presentare allergia anche verso alcuni alimenti; chiaramente queste reazioni crociate tra alimenti e inalanti sono particolarmente pronunciate durante la stagione pollinica del periodo primaverile, tant’è che alcuni alimenti “pericolosi” al di fuori questa stagione non provocano gli stessi sintomi.
  • I soggetti con alterazione del flusso bilio – pancreatico (per esempio chi in passato è stato sottoposto a colecistectomia): infatti il sistema biliare è un ottimo “tamponante” dell’acidità gastrica e se alterato può non essere più sufficiente, soprattutto quando si trova ad affrontare un’iperproduzione di acido.

Come possiamo prevenire e/o curare acidità e bruciore di stomaco, i farmaci sono necessari in quale momento e, consentono una buona qualità di vita?
Chiaramente se teniamo in considerazione quanto detto finora, di particolare importanza saranno gli accorgimenti comportamentali e dietetici che possiamo adottare sia per prevenire che per curare lo stato di iperacidità che si viene a creare in ambiente gastroesofageo. Fondamentale sarà una dieta con pochi grassi, senza bevande alcoliche o gassate e alcuni alimenti (es caffè, cioccolata, fritti, pomodoro) evitando sostanze irritanti come il fumo. Riguardo la malattia da reflusso gastroesofageo, inoltre, bisognerà evitare tutte quelle situazioni che lo facilitano (pasti abbondanti, sovrappeso, posizione supina dopo i pasti, cinture strette) mentre potrà risultare utile elevare di 10-15 cm la testiera del letto durante il riposo notturno. Generalmente questi accorgimenti sono sufficienti per un sollievo dei sintomi e ottenere una buona qualità di vita, ma qualora non sia così allora è consigliabile l’assunzione o di antiacidi (prodotti a base di sali di calcio, magnesio, alluminio o sodio bicarbonato che tamponano l’acido gastrico prodotto in eccesso dallo stomaco) o di citoprotettori (sucralfato, bismuto colloidale, alginati che simulano la barriera difensiva del muco). Ve ne sono molti in commercio, spesso comprabili senza prescrizione medica; generalmente vanno assunti per almeno 7-10 giorni dopo i pasti principali, eventualmente aggiungendo un’altra dose anche prima di coricarsi a dormire la sera, per contrastare meglio il reflusso gastroesofageo delle ore notturne. Gli inibitori di pompa protonica (tra i farmaci più prescritti), invece inibiscono la produzione dell’acido a livello gastrico e possono essere considerati solo se gli antiacidi non sono stati sufficienti ad alleviare i sintomi: necessitano però di prescrizione medica e non vanno mai assunti in eccesso o per periodi prolungati, poiché possono portare a effetti indesiderati, talvolta sottostimati. In ultima gli antagonisti del recettore H2 (ranitidina) trovano un ruolo terapeutico solo in alcuni tipi di iperacidità gastrica poiché diminuiscono l’acidità gastrica impedendo all’istamina di stimolarne la secrezione.

Quando rivolgersi allo specialista?
Se i sintomi persistono o ne compaiono altri (come perdita di peso, dolore addominale, vomito, feci scure) è meglio rivolgersi a uno specialista: infatti potrebbero essere la spia di patologie molto diverse tra loro, con relative terapie totalmente differenti; pertanto è necessario un corretto e preciso inquadramento diagnostico, che talvolta implica indagini strumentali invasive (per esempio la gastroscopia).

Unitamente al cambio di stagione, quanto influisce, se influisce, lo stress sui disturbi dello stomaco?
Lo stress indubbiamente influisce, tramite il “brain-gut axis” (asse cervello-intestinale) una complessa via nervosa che collega il cervello con il sistema gastroenterico. Gli effetti, che sono molteplici e rilevanti, sono di facile intuizione esserne la causa d’insorgenza dei sintomi: alterata motilità, aumentata percezione viscerale, alterate secrezioni, aumentata permeabilità intestinale, diminuita capacità rigenerativa delle cellule mucosali, diminuito flusso sanguigno delle mucose, alterata flora batterica. Tra gli esecutori di questa complicata via nervosa un ruolo chiave ce l’hanno i mastociti, cellule che traducono il segnale dello stress provocando il rilascio di numerose sostanze, tra cui principalmente neurotrasmettitori e citochine proinfiammatorie. Comunque per fortuna il nostro organismo presenta sempre delle armi di difesa, anche nel sistema “brain-gut axis”: tutti, infatti, anche se sotto stress produciamo delle sostanze “buone” che contrastano gli effetti di quelle “cattive”, come ad esempio la melatonina che ha dimostrato avere un importante ruolo protettivo nelle lesioni del tratto gastrointestinale stress indotte.

di Redazione InFormaSalute

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