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“NEURO-COVID” E NON SOLO

La nuova frontiera della Riabilitazione. Incontro col Direttore dell’UOC di Recupero e Riabilitazione Funzionale dell’ospedale di Asiago dr. Mario Scapin.

Nei malati Covid più gravi, anche dopo la negativizzazione, il virus spesso lascia significative conseguenze per la loro salute e qualità di vita. Per questi pazienti, l’Ulss 7 Pedemontana ha attivato dall’inizio di maggio un progetto innovativo: un servizio specifico di riabilitazione post-Covid, presso il nuovo ospedale di Asiago, che prevede anche un’attività di monitoraggio a medio e lungo termine, dopo le dimissioni, per i successivi due anni.

Il progetto è coordinato dall’Unità Operativa Complessa di Recupero e Riabilitazione Funzionale dell’ospedale di Asiago, guidata dal dott. Mario Scapin, in collaborazione con l’U.O.C. di Recupero e Rieducazione Funzionale dell’ospedale di Santorso.

C’è poi una quota di pazienti che presenta una patologia “neuro-Covid”: vale a dire un danno neurologico importante, con temporanea incapacità di muovere gli arti, soprattutto quelli inferiori. È su questa categoria di pazienti che viene attualmente concentrata l’attenzione della Riabilitazione, ovvero della UOC di Recupero e Riabilitazione Funzionale di Asiago: una realtà importante da cui dipende anche il reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa dell’ospedale di Bassano del Grappa. Parliamo di questo, ma non solo, con il Direttore dr. Mario Scapin. 

Dottor Scapin, com’è organizzato oggi il reparto di Riabilitazione ad Asiago?

Il reparto di Riabilitazione di Asiago, nel nuovo ospedale, dispone di 21 posti letto attualmente adibiti a pazienti affetti da patologie ortopediche, neurologiche e pazienti che escono dal Covid, quindi affetti da quella che è la sindrome post-Covid che debilita il paziente dopo che questo ha avuto un percorso all’interno delle Rianimazioni o delle Terapie Intensive e per questo ha bisogno di una riabilitazione per tornare ad essere autonomo.

Parliamo di “neuro-Covid”, che era una parola sconosciuta fino a un anno fa. Di cosa si tratta e come trattate questo problema?

Il neuro-Covid lo stiamo studiando anche grazie al nostro laboratorio di Bassano. Ci siamo accorti che molti pazienti che hanno avuto forme gravi di Covid, e che sono passati quindi per le Rianimazioni piuttosto che nelle Terapie Intensive, sviluppano successivamente una polineuropatia, quindi un quadro di sofferenza neurologico, che colpisce prevalentemente gli arti inferiori ma spesso anche gli arti superiori, dando quindi estrema debolezza e a volte anche incapacità di mobilizzare le articolazioni degli arti stessi. Questo comporta che se anche una persona è negativizzata dal Covid, e quindi è guarita dalla malattia infettiva, ha degli esiti importanti che gli impediscono di ritornare a fare quello che faceva prima e quindi ha bisogno di un periodo di riabilitazione in cui viene “trattato” come un paziente neurologico. Il paziente viene pertanto sottoposto ad attività di riabilitazione neuromotoria, di terapia occupazionale, spesso anche attività logopedica perché questi pazienti, provenendo appunto dalle Rianimazioni eccetera, sono stati intubati e alcuni hanno subito interventi di tracheotomia e quindi hanno tutto un percorso di ripresa sia di una ventilazione normale aria-ambiente, sia di una deglutizione normale.

Quindi “si esce” da questo problema?

Sì, si esce. La maggior parte dei casi escono da questo problema, rientrano a domicilio in condizioni ottimali. Una piccola parte purtroppo mantiene invece degli esiti che attualmente sembrano stabili. Noi, tra Asiago e la struttura di Bassano, stiamo cercando di monitorare nel tempo questo esiti, una volta dimessi dall’ospedale di Asiago, per seguirli nel tempo e per vedere se ci saranno miglioramenti nei mesi o negli anni a venire. Il nostro progetto riguarda i prossimi tre anni.

Durante la vera e propria emergenza Covid, quanto questa pandemia ha influito sulla vostra attività
standard?

Ha influito senz’altro molto, perché è cambiata completamente la tipologia di pazienti ricoverati. Inizialmente noi tutti siamo stati coinvolti nel Covid, come ambiente-Covid e come malati di Covid. Poi c’è stata una graduale ripresa ma avendo dovuto sopperire a tutte le attività di Santorso, che era ospedale Covid, tutta la Riabilitazione (quella neurologica prima aveva come riferimento Santorso) l’abbiamo ricevuta noi. Nell’ultimo anno e mezzo siano diventati quindi più una Riabilitazione neurologica che altro. Attualmente stiamo riequilibrando le patologie, tra ortopedico e neurologico.

Asiago è sempre stato visto come una “punta”, un’eccellenza per la Riabilitazione. Me lo conferma?

Asiago in questo campo ha una storia importante. La Riabilitazione di Asiago è quella che c’era una volta a Mezzaselva, storica Riabilitazione altopianese. Alcuni di noi, medici e anche fisioterapisti, vengono da quella realtà di Mezzaselva. Quindi senz’altro possiamo dire che la storia è importante.

Senta dottor Scapin: solitamente questo è un reparto a cui non si pensa di primo acchito. Parlando di sanità, si pensa ad esempio a Cardiologia, Chirurgia, eccetera. Ma quanto invece è importante la Riabilitazione nell’ambito della popolazione generale?

Diciamo che la Riabilitazione è molto importante e sarà sempre più importante innanzitutto con l’innalzamento dell’età della popolazione. In secondo luogo perché determinate patologie colpiscono di più i pazienti più anziani, pensiamo ad esempio alle patologie cerebrovascolari o agli interventi ortopedici di chirurgia protesica su elezione, oppure l’artrosi che colpisce i pazienti più anziani. Purtroppo abbiamo anche i politraumi da incidenti di strada di persone giovani. Purtroppo abbiamo anche pazienti che provengono dalle Neurochirurgie, piuttosto che da ambienti simili, in cui sono stati sottoposti a chirurgia cerebrale per tumori o per malformazioni eccetera e che necessitano di un periodo di riabilitazione. La Riabilitazione copre un po’ tutte le altre specialità nel senso che noi riceviamo pazienti dalla Medicina, dalla Neurologia, dalla Geriatria…

In questo ambito quanto è dunque importante la cosiddetta “multidisciplinarietà”?

Per noi è importantissima. La Riabilitazione è una delle specialità in cui la multidisciplinarietà è fondamentale. Noi lavoriamo in equipe da sempre, quindi cercando di coinvolgere all’interno della nostra equipe lo specialista neurologo, piuttosto che lo specialista ortopedico, piuttosto che l’internista o il cardiologo, affinché qualsiasi tipo di specialista possa aiutarci nel migliorare la situazione del nostro paziente.

Alessandro Tich

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