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Intervento all'anca

Nuovi orizzonti per l’intervento all’anca

Artroscopia: l’intervento per l’artrosi dell’anca, o dolore all’anca, previene o risolve la malattia degenerativa dell’anca. L’importante è capire in tempo

dolore all'anca

Parla il dr. Giovanni Grano, direttore dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Cittadella    

Diciamolo subito: l’artrosi dell’anca è un problema di grande impatto sulla qualità della vita di chi ne soffre. Non solo per la patologia in sé, che rende dolorosi e difficoltosi i movimenti della persona, ma anche per la necessità – nelle forme di artrosi più avanzate – di impiantare una protesi in sostituzione dell’articolazione malata.
Ma lo stato dell’arte riscontra oggi un’importante evoluzione e il trattamento chirurgico dell’anca conosce nuovi orizzonti, che permettono di curare la malattia – se diagnosticata in tempo utile – con tecniche avanzate e meno invasive.
La conferma arriva per voce del dr. Giovanni Grano, direttore dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Cittadella, e non a caso. Il reparto di Ortopedia cittadellese è infatti un Centro Regionale Specializzato per la prevenzione, lo studio e il trattamento dell’artrosi deformante dell’anca.  

– Dr. Grano, che ruolo rivestono le patologie dell’anca nell’attività dell’Unità di Ortopedia da lei diretta?
– “E’ un settore di primaria importanza. Il reparto di Ortopedia di Cittadella è un Centro Regionale Specializzato per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle patologie dell’anca dal 1983. La nostra Unità Operativa, cioè, si occupa di tutti i problemi inerenti all’ortopedia come le patologie della spalla, del ginocchio o del piede ma in qualità di Centro Regionale Specializzato dobbiamo soffermare tutta la nostra attenzione sulle patologie dell’anca, per le quali è attivo un reparto a sé stante.”  

– In che modo intervenite?
– “Per quanto riguarda il nostro Centro Specializzato, al di là delle famose protesi, stiamo compiendo degli approcci innovativi per l’artrosi dell’anca. Da tre anni eseguo l’artroscopia dell’anca, intervenendo su aspetti della patologia che fino a qualche anno fa non si conoscevano, in quanto c’erano dei segnali che non si riuscivano a cogliere. Siamo riusciti a capire che ci sono invece dei segni che, se presi in tempo e trattati, prevengono o risolvono la malattia degenerativa dell’anca.” 

– Segni di che tipo?
– “I segni all’origine di un’artrosi all’anca sono presenti in una patologia, dal nome un po’ difficile, come l’“impingement femoro acetabolare”, meglio nota con la sigla anglosassone FAI. Si stratta di una patologia osteo-articolare conosciuta da pochi anni e che riguarda la testa del femore e/o l’acetabolo. Quando si riconoscono questi segni, è opportuno intervenire in tempo per evitare che il problema degeneri in uno stadio di artrosi più avanzato.” 

– Come si manifesta l’artrosi dell’anca?
– “Si manifesta con il dolore e con la limitazione funzionale soprattutto nei movimenti di flessione e di intra-rotazione dell’arto, ad esempio quando si scende dalla macchina o si salgono e scendono le scale. Se si colgono in tempo i segni, attraverso degli esami appropriati, il paziente può essere trattato in artroscopia: si fanno due piccoli fori artroscopici attraverso i quali viene compiuta la rimozione delle anomalie anatomiche e il trattamento di eventuali lesioni causate dal FAI.”

 – Quali sono i vantaggi dell’artroscopia?
– “Si tratta della nuova frontiera della chirurgia ortopedica, importante e fondamentale per noi ortopedici perché si evita, soprattutto alle persone giovani, di andare incontro a trattamenti protesici, che necessitano, col tempo, di altri interventi e reimpianti.
In Italia ci sono in tutto una decina di specialisti in chirurgia artroscopica dell’anca. Non siamo in tanti, perché è una tecnica nuova e abbastanza difficile. Ma è il fiore all’occhiello degli interventi per il trattamento della patologia degenerativa in fase iniziale. L’artroscopia non può essere eseguita nella patologia degenerativa in fase avanzata, dove il trattamento di elezione rimane la protesi.”

– L’artroscopia è indicata solo per le patologie dell’anca individuate per tempo?
– “Non solo. Anche le patologie traumatiche, che possono essere provocate ad esempio sciando, possono essere trattate sempre in artroscopia, come ad esempio la rottura del labbro acetabolare, la rottura del legamento rotondo, le lesioni cartilaginee traumatiche o i corpi mobili, che sono frammenti di osso e/o cartilagine che si staccano e rimangono nell’articolazione.”

– Quanti interventi all’anca vengono effettuati nel Centro Specializzato di Cittadella?
– “A Cittadella effettuiamo circa 60 artroscopie all’anno, 300 protesi e una trentina di reimpianti. Il nostro campo di azione spazia quindi dalla chirurgia mini-invasiva artroscopica, alla chirurgia mini-invasiva per le protesi con conservazione del tessuto osseo in anche normali fino a interventi di chirurgia più impegnativa e complessa in anche difficili, con particolari deformità.”

– Per quali cause compare la patologia degenerativa dell’anca?
– “Ci sono varie ipotesi e supposizioni: dalle alterazioni della crescita dell’“epifisi prossimale” del femore e/o acetabolo, alla familiarità ed alle forme post-traumatiche.”

– Cos’è dunque importante fare per intervenire in tempo utile sulla patologia?
– “L’importante è capire in tempo. Il sintomo del dolore all’anca va adeguatamente interpretato in modo da poter capire la “causa” del dolore e fare una corretta diagnosi. Il paziente deve rivolgersi al proprio medico curante, che deve essere adeguatamente informato e sapere dove inviare il paziente in maniera coscienziosa.”

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Giovanni Grano

Direttore Unità Ortopedia e Traumatologia Presidio Ospedaliero di Cittadella

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