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NUOVO TRATTAMENTO ANTI COVID: ANTICORPI MONOCLONALI.

Intervista alla dottoressa Anna Maria Cattelan direttore Malattie Infettive Tropicali Azienda Ospedaliera di Padova.

Angelica Montagna

E’ la prima volta che in Italia si utilizzano anticorpi monoclonali per il trattamento dell’infezione da   SARS-CoV-2. Una innovazione promossa da AIFA ed abbracciata da numerosi centri in tutta Italia, ed in Veneto Padova capofila assieme a Verona. Il loro utilizzo qui in Veneto è partito il 18 marzo ed al momento ogni Centro riceverà una quota di dosi di farmaco pari ad un ipotizzato fabbisogno sulla base dei dati epidemiologici disponibili. I pazienti che riceveranno gli anticorpi monoclonali saranno poi monitorati per la durata di un mese. Una nuova speranza, un nuovo passo in avanti nella lotta contro il virus. Abbiamo avvicinato l’esperta che ci ha parlato, più nel dettaglio, facendoci capire di che cosa si tratta esattamente.

La prima domanda, quindi è proprio di che cosa stiamo parlando?

Va subito detto che gli anticorpi sono delle molecole dirette contro la proteina Spike del virus ed il loro compito è di bloccarla, impedendole l’aggancio alle cellule bersaglio, impedendo di fatto l’ingresso nelle cellule stesse del virus e quindi la progressione dell’infezione

Da dove arrivano questi anticorpi monoclonali?

L’anticorpo monoclonale è una molecola sviluppata in laboratorio per imitare la risposta naturale del nostro sistema immunitario contro il virus: questi anticorpi vengono creati attraverso un processo di clonazione a partire da una base proteica. In letteratura medica sono già stati pubblicati i primi dati che dimostrano una certa efficacia di questi anticorpi monoclonali, ovviamente abbiamo bisogno di ulteriori conferme su un numero molto più ampio di pazienti. Al momento l’Agenzia del Farmaco americana (FDA) ha approvato l’utilizzo di uno di questi anticorpi; l’agenzia europea (EMA) ha ancora in corso le sue valutazioni che saranno su quattro anticorpi monoclonali: casirivimab, imdevimab, bamlanivimab ed etesevimab.

Quando sapremo esattamente se funzionano, come ci si aspetta?

Come già anticipavo, bisognerà avere degli studi con un più ampio campione di popolazione; Quindi ci vuole ancora un po’ di tempo anche per poter meglio individuare quali sono i soggetti che più potrebbero giovare di questa terapia.

Noi sappiamo che a Padova sono due i centri previsti e in Veneto?

In Veneto sono esattamente undici i centri selezionati che potranno prescrivere e somministrare il farmaco. I pazienti ci saranno inviati dai Medici di medicina Generale, dai Pediatri di Libera scelta, ma anche dal Pronto Soccorso.  L’approvvigionamento farmacologico attuale è di 33 dosi per la provincia, più di 200 dosi per tutto il Veneto, come prima fornitura. Poi aspettiamo le successive, per poter fare circa 10-12 somministrazioni al giorno. 

Possiamo dire che funziona come un vaccino?

No. Il vaccino va dato a chi non ha ancora l’infezione e serve a stimolare la risposta anticorpale,vale a dire  a stimolare la creazione di un esercito di soldatini  che aggrediscono il virus e  lo uccidono; noi qui diamo al soggetto che ha già acquisito l’infezione uno strumento che è un anticorpo specifico, per poterne bloccare l’evoluzione clinica.
E’ sempre una prevenzione, in questo caso però secondaria all’acquisizione dell’infezione.

Quando va utilizzato, quindi, il monoclonale?

Lo dobbiamo utilizzare in una fase molto precoce dell’infezione quando il virus ancora non è entrato nella cellula e quindi può essere ancora aggredito dagli anticorpi.
L’ Aifa ne ha autorizzato l’utilizzo nei primi dieci giorni dalla comparsa dei sintomi: meglio sarebbe entro i primi 5 giorni. Deve essere utilizzato nel paziente che ha sintomi lievi-moderati, che non necessita né di ospedalizzazione e né di ossigeno terapia. La sua efficacia sarà proprio valutata attraverso l’analisi su quanti soggetti sono andati bene, non sono stati cioè né ospedalizzati, né hanno avuto complicanze, né hanno fatto ossigenoterapia.

Come viene somministrato?

La somministrazione è per via endovenosa e l’infusione dura un’ora. Basta un’unica somministrazione. Poi il paziente resta un’altra ora in osservazione. Dopodiché può far ritorno nella propria abitazione.

Padova è partita con questa sperimentazione, la Regione ci ha creduto…

In Italia si stanno attrezzando per la partenza un po’ tutti i centri delle Malattie Infettive. La Regione Veneto si è organizzata per fare in modo che l’utilizzo avvenga all’interno di tutti quei centri ospedalieri che abbiano una certa formazione in materia, che abbiano già confidenza con le persone con il COVID-19. Stiamo a vedere, la speranza di riuscire a debellare questo virus è forte, un virus arrivato come un fulmine a ciel sereno, a colpire tutto il mondo.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

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