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Obiettivo sul ginocchio

Alessandro Tich Intervista al dr. Giovanni Costacurta, primario di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Asiago E’ uno snodo fondamentale del nostro scheletro e quando si ammala è un problema molto serio. Parliamo del ginocchio: l’articolazione compresa tra il femore e la tibia. Il grande nemico del ginocchio si chiama artrosi: malattia cronica correlata alla degenerazione della cartilagine articolare. Si tratta di un problema molto diffuso: come già spiegato in un altro nostro articolo nei precedenti numeri di “InFormaSalute”, a livello radiografico l’artrosi del ginocchio è infatti presente nel 15-30% dei soggetti con più di 45 anni e la percentuale aumenta progressivamente con l’aumentare dell’età. Per la cura della patologia sono indicate delle terapie mediche e fisiche: qualora però tali terapie falliscano, si passa inevitabilmente all’opzione chirurgica che comprende – nei casi di maggiore gravità, ovvero quando la situazione è ormai irrecuperabile – l’applicazione di una protesi e cioè la sostituzione, totale o parziale, dell’articolazione. A determinate condizioni, tuttavia, la protesizzazione del ginocchio può essere evitata  dando luogo alla possibilità di un approccio chirurgico alternativo. E’ il caso dell’osteotomia (e cioè “taglio di osso”): un intervento correttivo in grado di riallineare le deviazioni patologiche dell’asse anatomico della gamba conseguenti all’artrosi del ginocchio. Non tutti i pazienti possono comunque sottoporsi a tale trattamento chirurgico, che richiede precise e particolari indicazioni. A confermarcelo – dandoci le informazioni fondamentali del caso – è il dr. Giovanni Costacurta, direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale di Asiago. – Dr. Costacurta, quando è dunque possibile evitare la protesizzazione del ginocchio in presenza di artrosi avanzata? – “Nelle varie fasi dell’evoluzione artrosica del ginocchio, prima di arrivare alle protesi bi- o tricompartimentali (e cioè, nel primo caso, alle protesi all’interno del femore e della tibia e, nel secondo, anche alla protesi di rotula) ci sono casi di cosiddetta mono-artrosi (monocompartimentale), e cioè in cui l’artrosi colpisce solo una parte del ginocchio, mediale o laterale. Una volta che è fallita la terapia medica o fisica, in casi selezionati di mono-artrosi (monocompartimentale), più frequentemente mediale e cioè della parte “interna” del ginocchio, esiste la possibilità di fare un’osteotomia.”  – Che cos’è l’osteotomia? – “Si esegue il taglio della tibia e si procede quindi alla correzione della deformazione “in varo”. Tale deformazione deriva dal fatto che con la mono-artrosi il carico è distribuito male e il ginocchio con dolore mediale prende una forma “a parentesi”, dovuta al sovraccarico della parte mediana. Con l’osteotomia andiamo quindi a spostare l’asse della tibia “vara”, e cioè storta, che viene in questo modo raddrizzata. L’intervento può essere effettuato in due modi: o con l’applicazione di una placca oppure, come facciamo noi, con dei fissatori esterni.” – Come funzionano i fissatori esterni? – “Questi fissatori esterni, una volta impiantati, provocano una modificazione dell’asse della tibia graduale. Il paziente deve girare un perno del fissatore per un millimetro al giorno, fino a raggiungere la correzione che il chirurgo desidera per il paziente stesso, che in genere non supera i 10-12 gradi. Il fissatore esterno viene quindi bloccato e il paziente può camminare dando subito il carico. A distanza di due mesi, due mesi e mezzo, una volta che la radiografia ci dà l’immagine di un buon callo osseo, e cioè di una buona calcificazione, il fissatore viene tolto. Per cui all’interno della tibia, rispetto all’osteotomia con la placca, non rimane nessun mezzo di sintesi e quindi non è richiesto un successivo intervento per la sua rimozione.” – Quali sono le indicazioni per l’osteotomia? – “Le indicazioni per l’osteotomia riguardano innanzitutto l’età del paziente, che deve essere compresa tra i 40 e i 60 anni e un BMI, e cioè un indice di massa corporea, sotto il valore di 30. Inoltre il paziente deve avere un dolore ben localizzato al livello mediale del ginocchio e soprattutto non deve avere lesioni del legamento crociato anteriore, oltre a un varismo non superiore ai quindici gradi.” – E per chi ha più di 60 anni? – “Se invece il paziente ha più di 60 anni, e presenta gli stessi sintomi, allora si potrebbe pensare ad una protesi monocompartimentale, che presenta le stesse indicazioni dell’osteotomia. Il ginocchio cioè deve essere dolente e varo, cioè storto, per non più di 15 gradi. I legamenti devono essere perfettamente integri e il BMI deve restare sempre sotto il 30. Se c’è invece una lesione del crociato anteriore e dolore rotuleo, oltre all’obesità e per alcuni soggetti anche il fumo, l’opzione non è perseguibile. Sono tutte delle controindicazioni assolute sia all’osteotomia che alla protesi mono-compartimentale.”

Redazione InFormaSalute

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