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GLI OCCHI AL TEMPO DEL COVID

Intervista alla dott.ssa Simonetta Morselli, Primario di Oculistica dell’Ospedale di Bassano del Grappa.

Alessandro Tich

Oramai, da mesi, lo abbiamo imparato a memoria. Anche se ripeterlo non fa mai male.Per prevenire il contagio da Covid-19 dobbiamo proteggere la bocca e il naso, mettendoci la mascherina secondo le disposizioni sanitarie in vigore e soprattutto mettendocela bene, senza lasciare il naso anche parzialmente scoperto. Poi dobbiamo anche “sanificare” le mani e all’ingresso di qualsiasi ufficio, luogo pubblico, bar o ristorante ci attende un flacone di igienizzante da strofinare sul palmo e sulle dita. Che dire, invece, degli occhi, esposti “agli agenti esterni” come naso e bocca e a rischio di veicolare il virus nel momento in cui vengono toccati da una mano potenzialmente “infetta”? Ai nostri occhi, generalmente, pensiamo poco in termini di prevenzione dal contagio da nuovo Coronavirus. Ed è la questione che poniamo alla dottoressa Simonetta Morselli, Direttore della Struttura Complessa di Oculistica dell’Ospedale di Bassano del Grappa.

Dottoressa Morselli, con la mascherina copriamo tutto fuorché gli occhi. Gli occhi in che misura sono o non sono esposti a rischio di contatti rischiosi per il contagio?
Gli occhi sono importanti perché per esempio la congiuntivite, in teoria anche la congiuntivite da Covid, potrebbe arrivare dal contatto delle mani. Ci si tocca la bocca, si tocca il naso, poi si toccano anche gli occhi e quello potrebbe essere un contatto diretto.
Infatti durante il periodo Covid noi medici eravamo obbligati a portare non solo la mascherina FFP2, ma anche gli occhiali perché il “flügge”, cioè le particelle che vengono emesse dal respiro, può contenere il virus e può penetrare attraverso la congiuntiva, e quindi dare la congiuntivite da Covid. In più, durante il periodo Covid in cui abbiamo fatto solamente urgenze e soltanto operato pazienti con patologie urgenti, davanti al nostro strumento per visitare i pazienti che è la lampada a fessura avevamo – e ce l’abbiamo ancora – una copertura di plexiglass, in maniera tale da impedire qualsiasi rischio dalla visita di un paziente che abbiamo a pochi centimetri di distanza.

Lei ha detto “congiuntivite da Covid”. Quindi esiste una patologia in qualche modo correlata?
Sì, nel senso che ci può essere il Covid che si può manifestare come polmonite o come l’influenza normale, compresa la congiuntivite. Non dimentichiamoci che l’influenza è data da un Coronavirus, diverso da questo ma è sempre un Coronavirus. E con l’influenza può manifestarsi anche la congiuntivite, assieme alla febbre, al raffreddore eccetera, tutte quelle sintomatologie che noi conosciamo benissimo. È chiaro invece che il Covid-19 ha dato delle problematiche più importanti perché una volta che infetta – ma questo lo sanno tutti – il naso, la bocca o gli occhi, poi scende e dà la polmonite. Questa è la differenza dagli altri Coronavirus.

I mesi fino adesso più critici della pandemia che cosa hanno comportato, in termini di calo di operatività, per il vostro reparto?
Noi siamo stati fermi per l’80-90% della nostra produttività, perché abbiamo soltanto visitato pazienti con le priorità “B”, e cioè entro i 10 giorni e quindi patologie abbastanza urgenti e “U”, vale a dire le urgenze vere e proprie. E di tutti i pazienti abbiamo operato soltanto le urgenze, quindi distacchi di retina, perforazioni corneali, gli incidenti. Tutti gli altri interventi in elezione chiaramente sono stati bloccati.

Di tutti i consigli dai quali veniamo attorniati quotidianamente, l’oculista cosa può consigliare?
Di non toccarsi mai gli occhi. Anche lavando le mani, comunque non toccarseli. Perché ci laviamo le mani, poi magari involontariamente tocchiamo il tavolo o altri oggetti e poi ci tocchiamo gli occhi. Dobbiamo fare attenzione.

Al di là del Covid, che è comunque il tema sempre purtroppo attuale, attualmente quali sono – nei limiti ovviamente dell’operatività – i campi di intervento principali di Oculistica a Bassano?
In questo momento siamo tornati ad operare tutti i pazienti, anche quelli in elezione. Però purtroppo a ritmo ridotto, perché mancano gli infermieri, i quali sono impegnati a fare ad esempio i tamponi oppure sono impegnati nel “triage” dell’ingresso operatorio. Siamo tornati operativi, però in generale abbiamo una quantità di spazi che è inferiore rispetto a quelli che avevamo prima. E anche in reparto abbiamo una quantità di spazi per accogliere i pazienti ridotti rispetto a prima, perché alcuni letti sono stati destinati per esempio ai pazienti Covid.

Questo però è un problema che non riguarda solo Oculistica…
No, riguarda tutti, sicuramente. Però tenga presente che Oculistica è meno “vitale” di altri reparti perché, come si suol dire, una persona può vivere anche cieca. E infatti io dico sempre ai pazienti: “prima la vita e poi la vista”. Però è chiaro che in situazioni di emergenza come queste chi ci deve rimettere a volte è l’oculista. 

Alessandro Tich

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