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    Maggio 2021

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ORL: QUANDO L’EFFICIENZA DIVENTA QUALITA’

Intervista al dottor Luigi Romano
Direttore U.O.C. Otorinolaringoiatria Ospedale San Bassiano –  Ulss 7 Pedemontana.

Da quasi due anni, l’Unità Operativa Complessa di otorinolaringoiatria, all’ospedale di Bassano viene guidata dal dottor Luigi Romano. Un’ unità sempre in espansione, con nuove assunzioni, nuova tecnologia ma soprattutto una voglia di fare e di migliorarsi costantemente, a favore dei pazienti. Del resto, è lo stesso dottor Romano a parlarci della sua professione, come di una “missione”.

Andiamo con ordine e iniziamo a parlare di PDTA. Di cosa si tratta?

Circa un anno fa è stato creato un PDTA oncologico  (percorso diagnostico terapeutico assistenziale) che rappresenta uno strumento utilizzato in tutto il mondo con lo scopo di uniformare l’approccio clinico a determinate categorie di pazienti.

Cosa significa nello specifico?

In parole povere si tratta di portare le linee guida internazionali nel nostro territorio. Ci si prende cura del paziente a 360 gradi con una metodologia mirata alla condivisione dei processi decisionali e all’organizzazione dell’assistenza. Vale a dire che un paziente viene visto da più figure specialistiche che interagiscono fra loro, per il bene stesso del paziente in esame, con confronti continui allo scopo di individuare il corretto trattamento terapeutico. Alla fine quel paziente usufruirà di un percorso con diagnosi e protocollo terapeutico unico.

Al lato pratico come viene effettuato questo incontro fra specialisti?

Noi eseguiamo questo tipo di confronto ogni quindici giorni, al quale partecipa oltre all’oncologo, al radiologo, all’ anatomopatologo, specialista della maxillo facciale, anche il radioterapista dell’ospedale di Vicenza. Tutti insieme, si parla una “unica lingua” che permette di valutare il paziente in maniera complessiva, grazie alle figure dei diversi specialisti. Il PDTA  permette di curare molto meglio, o comunque di intervenire in ogni caso specifico, prendendo la decisione più corretta per ogni singolo paziente.

Come operare con la Pediatria?

Innanzitutto va detto che è molto importante la collaborazione fra Unità Operative all’interno dell’ ospedale  e devo dire che in particolar modo con la dottoressa Laura Ghiro, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria, c’è una grandissima collaborazione e una stima reciproca. Questo non può che avvantaggiare i piccoli pazienti che ci vengono via via sottoposti, a seconda dei casi clinici. Questi giovani pazienti, nella nostra unità operativa sono accolti con tutte le attenzioni del caso. L’ approccio che usiamo e che sentiamo come un imperativo è questo: far sentire i piccoli e i genitori come a casa loro, spiegando ogni passo che viene fatto proprio per riuscire ad avere una collaborazione maggiore, limitando i traumi il più possibile. Quando prendiamo in carica un bambino lo si fa giocare, si scherza con lui, lo tiene in braccio la mamma, soprattutto negli esami più fastidiosi, anche se sono esami di pochi secondi come quello per stabilire se vi è la presenza di adenoidi. Da lì, ad esempio, si può vedere se il tessuto adenoideo è tale da dover intervenire o meno, nonostante si attenda sempre un periodo di almeno sei mesi per capire se nel frattempo, spontaneamente o anche grazie a terapia farmacologica, la cosa si è ridimensionata.

Un “reparto” il vostro, che funziona a pieno ritmo, fiore all’occhiello del San Bassiano…

Intanto la ringrazio per questa affermazione e devo dire, senza falsa modestia che nonostante il covid e in periodo di pandemia siamo riusciti a “portare a casa” diverse innovazioni. Parlo ad esempio del laser chirurgico, grazie al quale la chirurgia non risulta più essere così invasiva come quando si operava il tumore alle corde vocali per via esterna e il paziente era soggetto a maggiori eventuali complicanze e a una degenza più lunga.
Oggi si opera per via endoscopica: ci si avvale del nuovo microscopio acquistato assieme al laser, con una convalescenza che dura un giorno. Del resto, non si poteva andare avanti così. La tecnologia fa passi da gigante e le aziende ospedaliere la seguono facendo continui grossi investimenti. Devo dire che davvero siamo fortunati, anche noi qui in Veneto, ad avere strutture d’eccellenza e una di queste è proprio il San Bassiano.

Cosa resta ancora da fare?

Cosa resta da fare… Uno dei miei progetti è aumentare l’attività ambulatoriale ORL dell’ ospedale di Asiago, portandola a due volte alla settimana, diversamente da adesso che è svolta due volte al mese. In parole povere, chi ha male, non può aspettare settimane che arrivi lo specialista, deve poter andare all’ospedale sapendo che ogni tre giorni c’è il medico apposito, altrimenti non solo noi rischiamo di perdere il paziente costretto a rivolgersi altrove, ma non siamo nemmeno d’aiuto, visto che come detto lo costringiamo a fare molti chilometri per avere presto uno specialista. Altro progetto è quello di ottimizzare il terzo ambulatorio che ci permette di ridurre ulteriormente le liste d’attesa, anche se in ORL a Bassano, devo dire che non abbiamo liste d’attesa: anzi, zero tempo d’attesa in base alle priorità, risolvendo il 100% delle priorità.

Sappiamo che lei ha anche un altro progetto per così dire “nuovo”…

Certamente e ne ho già fatto cenno al Direttore Generale Bramezza: si tratta assieme alla dottoressa Laura Ghiro dell’UOC di Pediatria, di migliorare lo screening dell’ipoacusia neonatale e allo stesso tempo di creare un ambulatorio audiologico pediatrico, dove poter sia fare diagnosi di ipoacusia alla nascita  ma anche di avere la possibilità di seguire i pazienti nel tempo. Di idee, come vede, ce ne sono, come pure di progetti in corso.

Qual è il suo obbiettivo principale?

Uno dei miei obbiettivi principali riguarda adesso due giovani medici, assunti da poco. Ne arriveranno prossimamente altri due, sempre giovani. Questi medici devono crescere professionalmente e quindi dobbiamo fornire loro tutti quegli strumenti perchè possano fare piena esperienza sul campo. Non sarebbe male poter disporre di qualche sala operatoria in più. Questo permetterebbe ai nostri giovani medici di poter sviluppare le competenze che già possiedono nel loro bagaglio ma che necessitano comunque di essere sviluppate ulteriormente in una costante crescita professionale. Il mio obiettivo principale è creare una unità operativa complessa che riesca a 360 gradi a risolvere tutte le problematiche del territorio, per l’ ORL. Sono convinto ci riusciremo insieme, anche grazie alla lungimiranza del nuovo Direttore Generale.

Mi parlava della sua professione come di una missione. Mi spieghi meglio questa cosa…

E’ una missione ciò che faccio ogni giorno; esclusivamente una missione. Non lo reputo un lavoro o una professione perchè ciò che mi anima e mi spinge ad andare avanti con competenza e professionalità è esclusivanente il bene del paziente. Come detto, rispetto ad anni fa molto è cambiato, con evoluzioni importanti che vanno messe in atto. Se non ci preparassimo costantemente e non andassimo di pari passo con i tempi, procureremmo dei danni al paziente o quantomeno in quel momento non daremmo il massimo e questo non lo voglio assolutamente.  Ecco perchè se mettiamo al centro e prima di tutto il benessere del paziente, non avremo mai finito di scoprire, di analizzare e di studiare con dedizione. Ecco perchè il mio non è un “lavoro” ma una missione che non si esaurisce mai.

  

 

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
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