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“Papa Francesco, un sorriso terapeutico”

Alessandro Tich00132_15032013 Il nuovo Pontefice: un rapporto speciale con i malati, i deboli e i sofferenti   “Il nostro benvenuto a Papa Francesco, il primo Pontefice con una formazione scientifica. Ci auguriamo così che il dialogo tra scienza e religione sia sempre più proficuo!”. Così, con queste poche ma significative parole postate nell’area blog del proprio sito internet, la Fondazione Umberto Veronesi di Milano ha salutato l’elezione al Soglio di Pietro di Jorge Mario Bergoglio. E’ proprio vero: Papa Francesco, sin dalla sua prima apparizione, ha conquistato tutti. Gli umili e i potenti, i laici e i fedeli, la gente comune e gli scienziati. E poco importa il fatto di essere o non essere credenti o di essere o non essere cristiani, o cattolici più o meno praticanti. Quest’uomo vestito di bianco – così semplice e umile, così poco incline a seguire le severe regole del protocollo vaticano e così felicemente propenso ad incontrare ed abbracciare il popolo – risponde ad una grande esigenza del nostro tempo: quella di avere, o di tornare ad avere, dei punti di riferimento. E un riferimento, profondamente umano, Papa Francesco ha dimostrato fin da subito di esserlo nei confronti della prima e fondamentale “fascia di utenza” del suo Magistero: le persone che soffrono. A loro ha dedicato la sua prima benedizione Urbi et Orbi, in occasione della scorsa Pasqua, ricordando “i più deboli e bisognosi” e auspicando che la benedizione “giungesse in ogni casa, in ogni famiglia, specialmente dove c’è più sofferenza, negli ospedali, nelle carceri.” Ed è un’immagine ormai consueta, trasmessa in mondovisione, quella che lo vede scendere dalla jeep in Piazza San Pietro, incontro alla folla, per avvicinarsi ai fedeli malati o disabili che lo acclamano dalle prime file e abbracciarli, accarezzarli, baciarli. E’ lo stesso Papa che è comparso a sorpresa tra i ricoverati di una clinica di Roma, per far visita a un cardinale argentino malato di cuore, benedicendo le mani del cardiologo che  aveva in cura l’alto prelato e estendendo la sua benedizione a tutti i medici e i pazienti della struttura. E’ il Pontefice a cui uno dei bambini ricoverati all’ospedale Bambin Gesù ha dedicato un bellissimo disegno, con una richiesta che sicuramente non rimarrà inascoltata: “Caro Papa vienici a trovare, ti aspettiamo in ospedale.” Ed è soprattutto il Papa che ha reintrodotto nel vocabolario della nostra vita di tutti i giorni la parola “speranza”. Quella sua frase pronunciata durante la messa della domenica delle Palme, “per favore non lasciatevi rubare la speranza”, è suonata come un fortissimo sprone a guardare al futuro con rinnovata fiducia e consapevolezza: ai giovani, ai sofferenti, a tutti noi. Un messaggio universale, che dà forza ai più deboli. E che proprio dai deboli – nel corpo, nello spirito o nella società – trova la linfa per invitarci a riscoprire la fede più importante: quella in noi stessi. “Abbiamo bisogno di un Papa che sappia abbracciare le persone che soffrono, che sappia stringere la mano alla gente – ha commentato il presidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci), Filippo Maria Boscia, intervistato dall’agenzia Adnkronos Salute -. E nel sorriso del nuovo Pontefice si legge una persona che di mani sofferenti ne ha strette tante e che ha sperimentato la fragilità e il dolore anche in prima persona.” Il riferimento è alla biografia di Papa Bergoglio, al quale da ragazzino fu asportata una parte di polmone a causa di una grave infezione. “Mio padre – ha ricordato Boscia – è stato pneumologo negli anni ’20 del secolo scorso, un periodo in cui le malattie respiratorie falcidiavano adulti e bambini. E parlando dei suoi pazienti sopravvissuti, mi raccontava sempre che il fatto di avere superato un momento così critico dava a tutti loro una forza particolare, che li rendeva capaci di compiere un lunghissimo cammino e di vivere fino a età molto avanzate.” L’auspicio del medico è che questo possa valere anche per Papa Francesco. “In alcuni suoi gesti, sorrisi e sguardi è contenuto un effetto terapeutico grandioso – ha sottolineato Boscia, alla guida dell’Amci dall’ottobre scorso, direttore del Dipartimento per la salute della donna e la tutela del nascituro dell’Asl Bari e docente universitario di Medicina della riproduzione umana -. Se la medicina può curare il corpo ammalato, la persona viene curata da quell’afflato speciale che solo alcuni hanno e che questo nuovo Papa dimostra di possedere.” Un Papa dall’effetto “terapeutico”? Questa non l’avevamo ancora sentita: ma se ad affermarlo è un medico, abbiamo ragione di credere che sia proprio così. La convivenza con la malattia e con la sofferenza in generale, del resto, non può fare assolutamente a meno di una dimensione “interiore” che aiuti ad affrontarla. Ciò che è “dentro” di noi, ma non si vede nelle radiografie – chiamatelo psiche, oppure anche anima: il nome non importa – ha bisogno di cure e di benessere come il nostro corpo. E se una parola di conforto e un sincero sorriso di un uomo di nome Francesco possono aiutare qualcuno a sentirsi meglio, possiamo solo dire che è cosa buona e giusta. “Dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a 70 e 80 anni – ha  affermato, in uno dei suoi discorsi, il Santo Padre -. Con Cristo il cuore non invecchia mai.” Beh: si può credere o non credere, ma un po’ di cardiologia dello spirito non fa male a nessuno.

Alessandro Tich

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