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“Papillomavirus, vaccinarsi è importante”

Alessandro Tich A colloquio con la dr.ssa Laura Favretti, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Cittadella

  Il nome è di quelli difficili: papillomavirus. In medicina viene indicato con la sigla HPV che è l’abbreviazione, in inglese, di “Human Papilloma Virus” (“Papilloma Virus Umano”). Si tratta di un’infezione molto comune, che si trasmette a uomini e donne attraverso i rapporti sessuali e che nella maggior parte dei casi, dopo un certo periodo, scompare per conto proprio e non ha conseguenze. Ma per una percentuale minima della popolazione femminile il papillomavirus può trasformarsi in un brutto cliente, provocando lesioni al collo dell’utero che, se non individuate per tempo, possono progredire lentamente verso forme tumorali. “Il papillomavirus è l’agente necessario, ma non sufficiente, per lo sviluppo del tumore al collo dell’utero – ci dice la dr.ssa Laura Favretti, direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Cittadella -. In tutti i casi di tumore alla cervice uterina, ovvero al collo dell’utero, è implicata la presenza del papillomavirus, assieme ad altri co-fattori.” La patologia presenta una medaglia con due facce: il cancro al collo dell’utero è infatti uno dei tumori femminili più frequenti, ma è anche una delle patologie tumorali che si possono più facilmente evitare grazie alla prevenzione precoce. La grande novità, da circa due anni, è il vaccino per l’HPV: il quale agisce per evitare il rischio di sviluppi cancerogeni negli anni o nei decenni a venire ed è indicato in primo luogo per le ragazze che non hanno ancora avuto rapporti sessuali e consigliato per le giovani fino ai 26 anni di età. A tale riguardo la Regione Veneto ha promosso una campagna di vaccinazione, mirata soprattutto alle pre-adolescenti e adolescenti, che nel territorio dell’Ulss n. 15 ha riscontrato fino ad oggi la risposta di circa il 70% della popolazione femminile interessata.  – Dr.ssa Favretti, che rapporto c’è tra il papillomavirus e il tumore al collo dell’utero? – “I papillomavirus umani sono dei virus a Dna che si trasmettono per via sessuale e che si replicano nelle cellule dell’epidermide, e cioè della pelle. Si tratta di una famiglia molto numerosa. Esistono infatti più di 100 tipi diversi di HPV, ma di questi solo una decina sono considerati ad alto rischio e due papillomavirus sono responsabili, da soli, di ben il 70% circa dei tumori del collo dell’utero. Non hanno dei nomi, ma sono indicati con dei numeri: il 16 e il 18. Da due anni è a disposizione il vaccino HPV, che è bi-valente: agisce cioè sui papillomavirus 16 e 18 ed è quindi efficace per la prevenzione del cancro. Esiste anche il vaccino quadrivalente, che oltre ai due tipi di HPV a rischio tumore interviene anche sui papillomavirus 6 e 11, che possono causare patologie non tumorali come i condilomi genitali e il papilloma laringeo.”  – Dunque il papillomavirus si contrae con i rapporti sessuali? – “Sì, l’HPV è un virus a trasmissione sessuale, ed è endemico, cioè diffuso ovunque. Si calcola che circa l’80 per cento della popolazione che ha attività sessuale, maschile e femminile, contrae il virus almeno una volta nella vita. Trattandosi di un’infezione a trasmissione sessuale, la gente pensa che chi ha una vita sessuale morigerata non vada incontro all’HPV. Invece il virus è dappertutto, e viene portato a contatto dell’organo in cui può crescere. Dopo 4 anni di rapporti sessuali, il 50% delle donne lo ha già contratto, senza nessun pericolo e in forma poco virulenta. Per la maggioranza della popolazione sessualmente attiva, l’infezione scompare spontaneamente in uno o due anni, eliminata in modo naturale dagli anticorpi. In una minoranza di donne, invece, talvolta queste infezioni persistono all’interno delle cellule e da questo virus latente, innocente, silente e non percepito dal nostro organismo può nascere il tumore. La prevenzione precoce è molto importante: il picco di incidenza dell’HPV si verifica entro 5-12 anni dalla prima esperienza sessuale e il picco del tumore si riscontra dopo i 40 anni di età, con un processo di sviluppo di almeno 20 anni. Se si scopre un tumore alla cervice uterina a 50 anni vuol dire che è iniziato a 20 anni, se oltre all’HPV compaiono anche gli altri co-fattori, che conosciamo poco.”  – Qual è l’obiettivo della vaccinazione HPV? – “La vaccinazione è mirata alla prevenzione precoce del cancro al collo dell’utero e ha come target le ragazze dai 9 ai 26 anni, anche se non hanno rapporti sessuali. Lo Stato passa gratuitamente il vaccino alle dodicenni. Per le altre, fino ai 26 anni, la Regione Veneto distribuisce il vaccino a metà prezzo. Per le donne oltre i 26 anni la prevenzione riguarda invece preferibilmente il pap test, nell’attività di screening della popolazione femminile. Il vaccino precoce, oltre a proteggere dal cancro, salvaguarda la qualità della vita delle ragazze, e future donne: tra lo stadio iniziale e il tumore si verifica infatti il lento sviluppo delle lesioni pre-tumorali che costano molto in termini di controlli nel corso degli anni. La diffusione del vaccino creerà una nuova popolazione di donne: quelle vaccinate. Si arriverà al punto in cui forse per il cancro alla cervice uterina non sarà più necessario il pap test, anche se è ancora un’ipotesi remota.”  – Qual è la reazione delle ragazze e delle famiglie rispetto alla campagna di vaccinazione? – “Le ragazze informate non hanno remore. Ci sono più resistenze tra le famiglie, benché il vaccino sia una protezione per il domani e nonostante i dati assoluti sulla sua sicurezza. C’è poca conoscenza del fatto che il tumore del collo dell’utero è di origine virale e che avere un vaccino per prevenirlo è una grande cosa. C’è una grande soglia di paura di presunti effetti collaterali ed inoltre, essendo una malattia a trasmissione sessuale, la questione soffre di tutti i tabù su questo argomento. E invece va diffusa l’informazione corretta, e cioè è che l’HPV è un’infezione molto frequente, che l’uso del profilattico non garantisce la non infettività e che non c’è un partner “infetto” perché il virus ce l’ha chiunque, sulla pelle.”  – Prevenzione, dunque, in prima linea… – “Assolutamente. Il messaggio che voglio sottolineare è che naturalmente, avendo per la prima volta a disposizione un vaccino contro un tumore, noi riusciamo a ridurre al minimo il problema del tumore stesso e delle forme pre-tumorali che hanno un impatto sulla qualità della vita, con grande impegno personale di chi viene interessato da questa linea di patologia. L’invito è quello di farlo assolutamente, innanzitutto alle ragazze dodicenni perché è gratuito, e poi a tutte le mamme di ragazze adolescenti che devono sapere che andando al Distretto possono far vaccinare le loro figlie ad un prezzo inferiore rispetto alla tariffa nazionale del farmaco. Sono reduce dal Congresso Internazionale di Ginecologia Oncologica di Praga, in cui la sezione dei lavori dedicata al papillomavirus ha mostrato dati veramente importanti sul vaccino in termini di sicurezza, efficacia, tollerabilità e assenza di effetti collaterali.”

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