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Parkinson: oltre i limiti, a passo di danza

Caterina ZarpellonCover Marc and Andrew Andrew Greenwood e Mark Vlemmix, ideatori del progetto Dance for health & Parkinson, spiegano come il ballo possa migliorare la qualità della vita dei pazienti e rallentare il progredire della malattiaFocalizzarsi sul sintomo significa non vedere che c’è qualcos’altro oltre la malattia. Attraverso la danza invece i malati di Parkinson possono cambiare loro stessi e scoprire che la loro condizione non dà solo limiti ma anche possibilità”. Possibilità sconfinate. Possibilità che, come hanno visto con i loro occhi e provato sulla propria pelle Andrew Greenwood e Mark Vlemmix, portano a traguardi impensabili, da raggiungere con la danza, intesa però non come puro esercizio fisico od estetico, ma come liberazione della mente, vera espressione artistica e, soprattutto, gioia condivisa. Il programma terapeutico “Dance for Health & Parkinson” insegna tutto questo e dimostra come la creatività e l’arte possano davvero diventare strumenti di cura, anche per una patologia degenerativa come la cosiddetta “paralisi agitante”. Ideato e portato avanti dal ballerino e coreografo inglese Andrew Greenwood e dall’olandese Mark Vlemmix, che da quattro anni è affetto dal morbo di Parkinson, il progetto ha varcato i confini dell’Olanda, dove è nato, e ha trovato buon terreno a Bassano. In città, infatti, dallo scorso novembre, il Centro per la Scena Contemporanea e Operaestate hanno dato il via ad un percorso di formazione per undici danzatori del territorio, che nei prossimi mesi saranno impegnati in una serie di lezioni e trasferte volte ad avvicinarli alla nuova, straordinaria terapia messa a punto e testata con successo a Rotterdam da Greenwood e Vlemmix assieme alla danzatrice Eirini Kreza e all’artista visivo Rosan Chimnoe. Si tratta di un metodo nuovo, fondato sulla pratica della danza contemporanea e valido, come ha affermato anche uno dei massimi studiosi olandesi di questa patologia e come confermano gli stessi malati, per rallentare il progredire della malattia e per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Paradossalmente dunque, proprio la disciplina che più di ogni altra si basa sulla grazia e sull’armonia dei gesti, può diventare uno strumento di cura per un morbo il cui sintomo più evidente è la progressiva perdita del controllo sui movimenti. Andrew, Mark: come è nato il progetto Dance for Health & Parkinson? “Quattro anni fa – esordisce Marc Vlemmix – mi è stato diagnosticato il Parkinson. I medici mi avevano consigliato di fare della fisioterapia: gli esercizi però erano molto noiosi e si focalizzavano solo sul problema che avevo. La malattia intanto progrediva e io sentivo l’esigenza di fare qualcosa; per questo mi sono rivolto ad Andrew, che conoscevo da tempo per motivi di lavoro. Ho chiesto aiuto a lui e ho deciso di affidarmi alla sua esperienza”. Ma perché la danza? In che modo questa disciplina può aiutare i malati? “La danza – chiarisce Greenwood – non è solo qualcosa di salutare…la danza è scoperta, comunicazione, superamento dei confini. Rispetto a dieci o a vent’anni fa, oggi ci siamo abituati a vedere il ballo solo come competizione o ricerca della perfezione dal punto di vista estetico. La danza tuttavia è soprattutto un’esperienza di cambiamento, una forma di comunicazione, un modo di fare comunità, Nelle nostre lezioni, o classi, tutti sono chiamati “danzatori”: sia i ballerini professionisti sia i pazienti. Il nostro approccio è quindi diverso; di solito nel malato si guarda esclusivamente all’effetto che il morbo produce su di lui, mentre qui, con la musica e i movimenti, si cerca di mutare la situazione dei pazienti, facendoli sentire meglio. Non si tratta di nascondere o negare la malattia, ma di imparare a convivere con essa, cercando di vedere non solo i limiti ma anche le possibilità che ci sono”. Come avviene questo cambiamento? “È uno “switch”…qualcosa accade dentro la testa dei pazienti e tutto cambia. Lo scorso maggio mi trovavo qui a Bassano con il progetto Dance for Health & Parkinson. Ricordo che alla prima lezione si presentò un uomo accompagnato dalla moglie; riusciva a malapena a camminare. Il secondo giorno si presentò da solo, senza la moglie, sorretto da un bastone. Alla fine del terzo appuntamento uscì dalla stanza senza bastone: se l’era dimenticato. Ho passato quella serata a bere dell’ottimo vino italiano e a complimentarmi con me stesso per questo risultato… però, alla fine della bottiglia ho capito che io non avevo fatto nulla; il cambiamento era partito da lui. Abbiamo vissuto tante esperienze come queste sino ad ora: noi partiamo, ma poi sono i pazienti, le persone che portano a termine questo percorso, che “finalizzano”. Trovo che questo sia affascinante”. I pazienti testimoniano che mentre danzano si sentono bene e quasi dimenticano di avere il Parkinson. Il fotografo che lavora con voi e che immortala i loro volti dopo i laboratori, dice di cogliere nei pazienti un luccichio negli occhi. Una scintilla che tradisce la loro serenità… “È così…- osserva Vlemmix – io posso raccontare un episodio analogo a quello riferito da Andrew. In questo caso la protagonista  è una donna di Rotterdam. Portava delle scarpe ortopediche e all’inizio del percorso usciva pochissimo di casa. Dopo aver cominciato a danzare con noi è stata la prima a proporre di andare tutti insieme a teatro e la scorsa estate è andata in vacanza ad Ibiza. Non solo ha camminato sulla sabbia, ma ha persino nuotato”. Insomma, i benefici della danza sono davvero tangibili e notevoli…questa disciplina migliora il senso del ritmo, dell’equilibrio, del movimento e innalza, di conseguenza, anche la qualità della vita di chi la pratica. “In diversi Paesi esistono già degli studi medici che confermano l’utilità di percorsi come questo – ricorda Greenwood -. A prenderne atto per primo è stato proprio uno dei massimi studiosi di Parkinson dell’Olanda. È importante tuttavia continuare a fare ricerca in ogni Stato, perché ogni territorio è diverso. Grazie alla Regione Veneto, all’Ulss 3 di Bassano e al Comune l’esperienza che stiamo facendo qui in Italia contribuirà a dare evidenza scientifica alla tesi secondo cui la danza ha delle ricadute positive sui malati di Parkinson, che traggono giovamento da questa disciplina non solo durante le lezioni o subito dopo, ma anche sul lungo periodo. È fondamentale inoltre che l’intera comunità collabori e per questo invitiamo tutti a partecipare ai laboratori”.   BOX IL PROGETTO La sezione bassanese del progetto Dance for health & Parkinson nasce da un’iniziativa pilota condotta lo scorso maggio in città da Andrew Greenwood e da Mark Vlemmix nell’ambito di un’attività promossa da Operaestate – Centro per la scena contemporanea. In quell’occasione il ballerino inglese ha tenuto un laboratorio di danza con 13 pazienti del territorio affetti dal morbo di Parkinson, alcuni membri del reparto di neurologia dell’ospedale San Bassiano e danzatori professionisti. I partecipanti hanno potuto sperimentare personalmente l’efficacia dell’approccio sviluppato da Greenwood e Vlemmix nel loro centro a Rotterdam e tutti i pazienti, al termine del corso, hanno chiesto che si desse continuità all’iniziativa. Il Comune, in collaborazione con l’Ulss e con il sostegno del CPV di Vicenza e della Regione ha quindi avviato un itinerario formativo per danzatori e maestri di danza, che potranno acquisire il metodo della scuola olandese e continuare la pratica a beneficio dei malati di Parkinson della zona. A condurre le lezioni sono Vlemmix e Greenwood, che nelle scorse settimane sono tornati a Bassano per dare avvio al nuovo percorso e che nei prossimi mesi incontreranno di nuovo gli allievi italiani a Maastricht e a Rotterdam.

Caterina Zarpellon

Redattrice InFormaSalute


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