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Per il bene dei figli

Alessandro Tich   Incontro con la dott.ssa Chiara Libralato, mediatrice familiare e dei conflitti Comunicare, decidere assieme, progettare. Sono parole che, in caso di separazione di una coppia, sembrano spesso impossibili da pronunciare. Tuttavia non è sempre così: e continuare a condividere alcuni aspetti della vita, nonostante la rottura del rapporto, diventa anzi indispensabile se i due coniugi separati sono anche genitori, chiamati al ruolo fondamentale di guidare la crescita dei propri figli. Non è un percorso semplice, e le difficoltà sono sempre dietro l’angolo. Ma proprio per attenuare le conflittualità e fare in modo di continuare ad essere genitori nonostante la scissione della coppia esiste un’importante – anche se relativamente ancora poco conosciuta – opportunità: quella di rivolgersi al servizio di mediazione familiare. Ne parliamo con la dott.ssa Chiara Libralato, laureata in Giurisprudenza con un Master in Mediazione Familiare conseguito presso il Centro Italiano di Mediazione e Conciliazione, che le è valso il titolo di Mediatore Professionista.  – Dott.ssa Libralato, le separazioni coniugali rappresentano inevitabilmente un trauma per tutte le persone coinvolte. Ne soffrono i coniugi e ne soffrono anche e soprattutto i figli… – “Indubbiamente, la separazione rappresenta un evento traumatico, che porta con sé, oltre alla fine di un amore, anche una serie di ulteriori sentimenti negativi. In particolare, qui in Italia, a causa del contesto storico-culturale che caratterizza il nostro Paese, la fine di un matrimonio o comunque di una storia importante viene vissuta come un vero e proprio fallimento, e ciò rende il processo di separazione particolarmente difficile e doloroso, rispetto magari ad altri Paesi con un background culturale diverso. Oltre alla rabbia e al rancore si accompagna, così, anche un sentimento di frustrazione, che spesso porta i coniugi a voler istintivamente interrompere qualsiasi tipo di legame fra di loro, dimenticando a volte che, invece, il rapporto genitoriale continua.” – C’è quindi una condivisione di responsabilità che continua sia per la madre che per il padre? – “Sì, con la legge 8 febbraio 2006, n. 54, è stata introdotta, quale regola generale, quella dell’affidamento condiviso, in base alla quale il figlio è affidato in egual modo ad entrambi i genitori. Questo non significa che deve trascorrere lo stesso numero di ore alla settimana con il padre e con la madre, ma comporta, appunto, una condivisione di responsabilità, di scelte educative e di prospettive genitoriali. I genitori in questo modo si trovano spesso a relazionarsi per le decisioni da prendere. Tuttavia, nel caso in cui in cui ci sia una forte conflittualità a livello coniugale, gestire queste situazioni può diventare controproducente, con conseguenze negative soprattutto per i figli. Il passaggio in più è, quindi, quello di fare in modo che i genitori riescano a superare i conflitti legati alla  separazione personale ritrovando un dialogo tra di loro per relazionarsi con serenità a riguardo dei figli. E’ qui che interviene la mediazione familiare.” – Che obiettivo si pone la mediazione familiare? – “La mediazione familiare ha lo scopo di aiutare i coniugi a superare la loro conflittualità e a trasformarla, riaprendo o ricostituendo i canali comunicativi, così da allentare le tensioni. In questo modo i coniugi, pur non essendo più coppia, possono continuare ad essere genitori entrambi e soprattutto insieme.” – E’ un modo anche per favorire la ripresa del rapporto di coppia? – “No. E’ importante specificare che la mediazione familiare non è una terapia di coppia e non è finalizzata alla ricostruzione della coppia, ma alla rielaborazione del conflitto.” – Quanto viene utilizzato questo servizio nel campo delle separazioni? – “Il Codice Civile non prevede l’obbligatorietà del percorso di mediazione familiare, ma il giudice può consigliare i coniugi in tal senso ed inviarli in mediazione. Ovviamente la coppia può rivolgersi a tale servizio anche prima di giungere in tribunale o in un momento successivo. Dall’indagine che ho svolto sul territorio durante i miei studi del Master in Mediazione Familiare è emerso che il servizio è poco utilizzato. Tutti i magistrati che ho avuto modo di incontrare sono a conoscenza del servizio e favorevoli ad una sua incentivazione ma riferiscono che, di fatto, ad esso viene fatto ricorso molto raramente. Il problema è che manca una rete di riferimento sul territorio che eserciti ma soprattutto che faccia conoscere agli utenti il servizio. Alcuni consultori hanno avviato l’attività di mediazione familiare, ma in generale essa non è ancora diffusa in modo capillare.” – Quali vantaggi comporta la mediazione familiare specificamente per i figli? – “ La separazione è dolorosa anche per i figli, i quali si trovano a dover accettare una nuova dimensione di famiglia. Un buon percorso di mediazione familiare può far sì che i figli vivano questo momento in una situazione serena, in cui i genitori, invece di confliggere sino ad arrivare a strumentalizzarli l’uno a danno dell’altro, li aiutino con calma ed insieme ad accettare il cambiamento.”

Redazione InFormaSalute

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