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Pietro Zampretti: dalla sala operatoria a Fatima e Santiago de Compostela

Pietro, da tutti conosciuto come “Pierino” è un cornedese di sessant’ anni. Figlio di Agnese e Beniamino, primo di tre figli, ha un passato agonistico come ciclista dilettante di seconda, carriera iniziata ancora nel 1976, con buoni piazzamenti. Attivo nella vita del paese, oltre a possedere un cuore d’oro, possiede una storia molto particolare. Ed è proprio quel cuore ad averlo portato da un lato alla disperazione, dall’altro alla rinascita.

Tutto inizia a gennaio 2016 quando si sottopone ad un intervento di ernia inguinale. Un intervento banale ma che gli causa un abbassamento delle difese immunitarie, complice anche lo stress per qualsiasi attività egli svolga.

L’evento clou arriva qualche tempo dopo, nel mese di maggio. Arrivato a casa dal lavoro si accorge che respira male, inizia a tossire e perde sangue dalla bocca. Immediati i soccorsi che diagnosticano una grave sepsi (setticemia) virale. Durante le due settimane in rianimazione, ricoverato presso la struttura ospedaliera di Arzignano (Vi) i medici riescono a capire che è un prolasso della valvola mitrale del cuore a costringerlo a respirare soltanto con un quarto di polmone, a causa di un ristagno di liquidi nei polmoni stessi.

Di lì a poco, l’ operazione al cuore durata sette ore, ed eseguita dal Dottor Loris Salvador e la sua equipe. E’ seguita una lunga riabilitazione post operatoria all’ospedale di Lonigo, con le amorevole cure del Dottor Mauro Boschello e il suo staff, grazie alle quali Pierino ha iniziato a respirare normalmente.

La sua storia potrebbe finire così. “E visse felice e contento con la sua famiglia, cercando di non strafare…” E invece no.

Cosa succede a questo punto, Pierino?

Succede che dentro di me avevo qualcosa che mi diceva, da una parte, che ero stato un uomo molto sfortunato con quello che mi era successo e dall’altra, invece, mi sentivo quasi rinato, miracolato! E finalmente, forse per la prima volta nella mia vita, la vita stessa aveva acquistato una nuova motivazione, uno scopo! Adesso lo capivo. Ero stato graziato e mi sentivo così grato per questo!

E quindi cosa hai deciso di fare?

Volevo andare a ringraziare di persona e cosa di meglio se non la bicicletta, con la quale tante belle esperienze avevo condiviso? Quindi ho deciso di andare a Santiago De Compostela, a Fatima… Ho avuto il benestare del mio medico e sono partito.

Cosa ti hanno detto i tuoi amici e familiari?

Beh all’inizio tutti, compreso il medico, hanno cercato di dissuadermi. Dicendomi che sarebbe stata un’ impresa troppo dura per uno nelle mie condizioni… Anch’io ero titubante ma non ho ascoltato le mie e le loro paure. Avevo una voce dentro, forte, che mi spingeva ad andare avanti. Non solo per me…

Allora, come parti?

Il medico ero riuscito a convincerlo e mi ha dato finalmente il suo benestare. Sono partito il con un gruppo di Maranello che organizza il giro dei 4 cammini. Un totale di 1900 km. in 25.500 di livello, 20 giorni di bicicletta, una media di 100km al giorno. Siamo partiti da Bergamo, imbarcato le nostre biciclette e arrivati a Siviglia. Abbiamo fatto il Camino della Plata e Sanabrese. Santiago Muxia Finisterre e ritorno. Infine il Portoghese partendo da Santiago fino a Lisbona passando per Fatima.

Cosa ti ha dato quel viaggio?

Vedermi che non potevo fare niente, nemmeno respirare e invece arrivare a Fatima e a Santiago, sono scoppiato a piangere. Più piangevo e più ero felice per quel dono stupendo che è la vita! Perché non l’ho fatto solo per me, quel viaggio. L’ho fatto per tutti, per quel grande amore che spinge la gente a gesti buoni. Con il messaggio di dire a tutti coloro che hanno sofferenze di non mollare, che quando pensano che tutto è finito, tutto invece ha inizio! E che con la fede si raggiunge qualsiasi obiettivo. Per me non è stato facile.

Ad un certo punto la pressione del sangue aveva iniziato a salire, a causa del freddo e del mangiare saporito. Ero monitorato costantemente dal Dottor Boschello, a distanza, ma davvero ho temuto. Eppure è andata bene e ho superato anche la mia ansia. Ringrazio gli stupendi compagni di viaggio, Anacleto, Antonio, Paolo, Enrico, Alessandro. Senza di loro non ce l’avrei mai fatta, senza i medici, senza la mia meravigliosa famiglia, senza i miei compaesani, senza qualcuno che veglia da lassù, forse a quest’ ora non sarei qui a raccontarti la mia storia. Una storia semplice ma straordinaria che voglio divulgare il più possibile.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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