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Pollini, e non solo

Alessandro Tich Ce ne parla il dr. Vasco Bordignon, allergologo Primavera: tempo di scampagnate nel fine settimana, di rinfrancanti tepori e di passeggiate all’aria aperta. Ma, per moltissime persone, è anche tempo di allergie. Allergie respiratorie, nella fattispecie: provocate dall’inalazione dei microscopici pollini delle piante che si diffondono nell’aria. Quali sono le cause di questo spiacevole effetto collaterale della bella stagione, e come affrontarlo? Ne parliamo col dr. Vasco Bordignon, medico allergologo, specialista in Igiene e Medicina Preventiva con orientamento di laboratorio, di Bassano del Grappa. – Dr. Bordignon, quali sono le allergie respiratorie più comuni? “Le allergie più frequenti sono le allergie da pollini e le allergie da acari. In questo periodo le allergie da pollini interessano in totale circa il 10-12 % della popolazione generale, soprattutto nei Paesi occidentali. Tra le allergie respiratorie, quelle da pollini sono ad incidenza stagionale. Abbiamo poi le allergie perenni, che non dipendono cioè dalle stagioni, come l’allergia dagli acari della polvere di casa.” – Che cosa provoca le allergie? “Le allergie respiratorie e alimentari sono in genere determinate dalla produzione di speciali anticorpi: le immunoglobine E (IgE) che vengono generate quando particolari sostanze proteiche entrano in contatto col sistema immunologico di un individuo geneticamente predisposto. Le IgE, una volta prodotte, hanno la caratteristica di fissarsi su alcune cellule (mastociti) presenti nel nostro epitelio e nelle nostre mucose e di scatenare, dopo ogni successivo incontro, la reazione allergica che libera dai mastociti una sostanza, chiamata istamina, che ha il potere di provocare disturbi quali vasodilatazione, prurito, secrezioni prevalentemente acquose. E’ il meccanismo alla base della congiuntivite e della rinite allergica e anche dell’asma allergica, soprattutto nei soggetti con grande sensibilità agli agenti stimolanti esterni. Quindi, al primo contatto con un agente esterno avviene la cosiddetta “sensibilizzazione”: l’organismo produce IgE specifiche che si legano ai mastociti collocati nelle “dogane” dell’organismo stesso, e cioè pelle e mucose. A ogni successivo incontro con gli agenti stimolanti si ha il rilascio di istamina: la sostanza allergizzante fa da ponte tra due IgE sulla superficie della cellula e da questa unione scatta lo stimolo di liberare l’istamina dopo la sensibilizzazione.” – Parliamo dunque degli “agenti stimolanti”. Che cosa sono esattamente i pollini, all’origine dell’allergia respiratoria così diffusa tra la popolazione? “I pollini sono gli elementi maschili dei fiori. Hanno la funzione di gameti, che corrisponde a quella degli spermatozoi. Ogni pianta ne produce a iosa, più ne produce e più feconda il fiore per creare il frutto. Un polline, a seconda delle caratteristiche, può pesare da 50-70  nanogrammi (ng, ovvero miliardesimi di grammo) a 4 nanogrammi. Le dimensioni variano da 20 micron (µm, ovvero milionesimi di metro) a 200 micron. Maggiori sono le quantità, e più possibilità ha la pianta di fecondare il fiore. Ad esempio uno studio negli USA ha rilevato che le sole piante di ambrosia hanno prodotto circa 275.000 tonnellate di polline. In Svezia le conifere ne producono 75.000 tonnellate. I pollini, dunque, sono leggerissimi ma numerosi. Il loro trasporto dipende dal vento, dalle caratteristiche ambientali (meno umidità e più secco, e maggiore diffusione di pollini) e dal calore (più caldo fa, e più pollini sono presenti nell’aria). Bisogna poi tener conto dei cambiamenti riscontrati negli ultimi 20 anni.” – Cos’è cambiato negli ultimi 20 anni? “E’ cambiata una cosa fondamentale: quando arrivano i pollini le mucose di molti soggetti allergici sono già infiammate, e cioè interessate dalla cosiddetta “infiammazione minima persistente” determinata da infezioni virali, dall’inquinamento atmosferico in generale e  soprattutto dalle polveri sottili. Questi tre elementi favoriscono la presenza, nelle mucose degli allergici, di uno stato di infiammazione minima persistente. Si tratta del cosiddetto “effetto priming”: ovvero della riduzione della soglia di reazione allergica. Senza infiammazione minima persistente un individuo allergico reagirebbe a partire, si calcola, da 30 pollini per metro cubo d’aria. Se invece è presente un’infiammazione minima persistente, la soglia si abbassa anche a 5 pollini per metro cubo. Basta poco a scatenare l’allergia, e molti non lo comprendono.” – In che senso? “Nel senso che le allergie si sono “modernizzate” e per diagnosticarle non è sempre indicativo un prelievo del sangue. Il prelievo viene effettuato per determinare il valore delle di IgE specifiche nel sangue, e se queste ci sono i soggetti vengono definiti allergici. Io invece sottolineo che il 20-30% dei soggetti con IgE specifiche nel sangue non hanno nessuna manifestazione allergica, perché non è detto che tutte le IgE siano capaci di indurre dai mastociti la liberazione di istamina. l’IgE è come un’automobile: se non ha batteria non parte la reazione, e la batteria è la capacità dell’IgE di liberare istamina. Nell’allergia quello che conta è la clinica. Inoltre tante volte il valore dell’IgE non corrisponde alla clinica, cioè alla gravità dell’allergia.” – Ancora sui pollini. Quali sono le piante più “a rischio” di generare allergie? “Gli stimoli pollinici sono anche proporzionali alla numerosità delle piante. L’allergia alle graminacee è quella da noi più diffusa perché, per fortuna, abbiamo ancora tanto verde. Dopo le graminacee, la seconda allergia presente in casistica dalle nostre parti è quella alle betulle e ai noccioli, seguita al terzo posto dall’allergia ai cipressi. Ci sono inoltre da considerare gli effetti dell’inquinamento su determinate specie di alberi, come ad esempio il cipresso, che possono aumentare dal 20 al 40% la quantità di polline prodotto. Anche la pianta sente gli effetti dell’inquinamento: quando la pianta è sotto stress, produce più pollini ai fini procreativi. Lo stesso polline viene spinto nell’atmosfera come “anidro”, ovvero praticamente senza acqua. Se però nell’aria c’è umidità, oltre all’acqua vi si possono depositare metalli pesanti (come piombo, mercurio, manganese) che attraverso i pollini arrivano nella mucosa. In termini generali si è ancora capito poco che l’inquinamento favorisce alcune sintomatologie gravi. I picchi di inquinamento corrispondono ad esempio ai picchi di asma nei bambini e ai picchi dei fattori acuti cardiovascolari.” – Riguardo all’allergia da pollini, che cosa si può dunque fare per limitare il problema? – “Prima di tutto non uscire nelle ore più calde, più ventose e più secche. Se i bambini vanno a giocare fuori alle 2 o alle 3 del pomeriggio questo non va bene. Poi tenere chiuse le finestre di casa nelle ore più calde, per evitare che i pollini entrino in casa e si annidino nelle fibre dei tessuti. Avere in auto un filtro antipolline: i modelli più recenti di autovetture ce l’hanno già in dotazione. Ai bambini si consiglia inoltre di trascorrere un weekend in alta montagna o al mare. Io invito sempre a pensare alla prevenzione per tempo, andando dall’allergologo. Vanno intraprese le misure opportune per curare l’infiammazione minima persistente e va inoltre valutata l’opportunità di una vaccinazione specifica per gli allergeni respiratori. E’ una vaccinazione semplice ed efficace, somministrata per via sublinguale, secondo le indicazioni e sotto il controllo del medico competente.”

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Vasco Bordignon

Medico allergologo specialista in Igiene e Medicina Preventiva con orientamento di laboratorio, di Bassano del Grappa

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