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La prevenzione della carie

L’importanza della prevenzione della carie

L’importanza della prevenzione in tutti i settori della medicina è ben nota, ma in ambito odontoiatrico questa branca è stata a lungo la “Cenerentola” della pratica professionale. Ciò è ancor più inspiegabile quando si pensa che la lesione cavitaria, indotta dalla patologia cariosa, prevede esclusivamente la terapia chirurgica e non permette la restitutio ad integrum del tessuto perso. Si potrebbe affermare che “una carie è per sempre”, pertanto poter evitare che la malattia si manifesti, o avere la possibilità di intervenire con terapie semplici e poco invasive negli stadi iniziali della malattia, è un’opportunità che nell’era della “evidence based-dentistry” non può non essere colta.

Carie: un problema ancora spesso sottovalutato

Nonostante negli ultimi decenni siano stati compiuti passi da gigante in ambito preventivo, fra i genitori, ma anche fra i professionisti della salute, permangono preconcetti che li inducono a non prestare le dovute attenzioni alle problematiche del cavo orale, ritenute assai meno rilevanti rispetto a quelle che riguardano la salute generale. I genitori, per esempio, possono non ritenere importante un dente deciduo cariato o il pediatra può non considerare un suo compito l’ispezione del cavo orale. Analogamente, molti odontoiatri pensano ancora che un dente deciduo cariato possa non essere curato. Un cavo orale non sano, soprattutto in età infantile, produce conseguenze che si traducono in infezioni, dolore, difficoltà nell’alimentazione e nell’articolazione del linguaggio, oltre che notevoli oneri economici per le famiglie e la collettività.

Tutti i bambini a rischio

Una recente indagine epidemiologica condotta in Italia ha registrato una prevalenza della patologia cariosa del 21,6% nei bambini di età pari a 4 anni e del 43,1% in quelli di 12 anni. Tali considerazioni rendono ragione del fatto che la carie sia, ancora oggi, la malattia cronica più diffusa tra i bambini del mondo occidentale. Le recenti linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età evolutiva, pubblicate nel 2008 dal Ministero della Salute, suggeriscono, infatti, di considerare l’intera popolazione infantile italiana a rischio di carie.

I progressi nel combattere la carie

Bisogna, poi, ammettere che è assai più facile far accettare a una famiglia una spesa finalizzata alla terapia del “buco nel dente”, indispensabile per evitare dolore e difficoltà durante la masticazione, anziché convincere i genitori a un esborso per prestazioni che agiscono su un problema che “non si vede”. L’approccio clinico alla carie è assai cambiato negli ultimi decenni. Il progresso scientifico nell’ambito della cariologia, dei nuovi sistemi di diagnosi e dei materiali a uso odontoiatrico hanno profondamente modificato il management della malattia cariosa. Le terapie mininvasive in ambito preventivo rappresentano, o dovrebbero rappresentare, una parte fondamentale della routine clinica dell’odontoiatra, in particolare di coloro che hanno deciso di occuparsi della salute orale di piccoli e giovani pazienti.

L’importanza di una corretta alimentazione.

La “malattia carie” riconosce un’eziologia infettiva multifattoriale.
Nei Paesi a elevato reddito la forma di malnutrizione che si riscontra più frequentemente è l’eccesso di alimentazione, specie di cibi ricchi di grassi e di carboidrati raffinati. Un’alimentazione con queste caratteristiche ha importanti ripercussioni sia sulla salute generale sia su quella orale; il sovrappeso e l’obesità in età pediatrica sono in forte aumento, in Italia come nei restanti Paesi europei, e tali condizioni costituiscono un fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiovascolari, endocrine e problemi di salute mentale. La dieta, inoltre, ha forti ripercussioni sulla salute orale e in particolare dentale, potendo concorrere alla patogenesi di varie forme morbose quali displasie, carie ed erosioni da acidi.
Appare evidente, quindi, come una corretta consulenza nutrizionale debba far parte anche dell’opera di educazione sanitaria dell’odontoiatra, diretta al bambino, ma soprattutto ai suoi genitori.

Zuccheri: non sono caramelle

Quando il paziente domanda all’odontoiatra per quale motivo si sia cariato un dente, la risposta più frequente è l’eccessivo consumo di zuccheri. Anche se non si tratta di una risposta errata, è, invece, estremamente fuorviante, in quanto il “discorso preventivo” tra il paziente e il professionista si fossilizza sullo zucchero e, quindi, su caramelle e cioccolatini, cibi, nell’immaginario collettivo, tipicamente zuccherati. Il paziente può non essere un consumatore abituale di tali prodotti e, a questo punto, decade ogni ambizione educativa. In realtà l’odontoiatra dovrebbe spiegare che il fattore alimentare più importante per lo sviluppo di carie è costituito dal numero di assunzioni giornaliere di qualsiasi cibo contenente carboidrati semplici.

Succhi di frutta e soft drinks

Un buon odontoiatra deve sottolineare la pericolosità, sotto questo aspetto, di succhi di frutta e soft drink. Il consumo di tali prodotti è stato collegato sia all’obesità infantile sia allo sviluppo di carie. La loro assunzione da parte di bambini e teenager, oltre che nella popolazione adulta, è in forte aumento.

Una lattina di una bevanda a base di cola, per esempio, contiene in media 140 kcal e più di 35 g di zuccheri. Come detto, l’assunzione di zuccheri semplici (mono e disaccaridi) rappresenta un fattore critico nello sviluppo di carie. Il rischio è maggiore se tali zuccheri sono consumati con alta frequenza e sono in una forma che venga facilmente distribuita in tutto il cavo orale, come i liquidi, o rimanga in bocca per tempi lunghi, come i cibi molli e appiccicosi (per esempio, merendine preconfezionate). Se un cibo o una bevanda vengono sgranocchiati o sorseggiati ripetutamente nell’arco della giornata, i sistemi di difesa umani, primo fra tutti la saliva con i sistemi tampone, non hanno la possibilità di controllare l’omeostasi del sistema (demineralizzazione e remineralizzazione) portando al disequilibrio che darà l’avvio al processo carioso.

Anche le patatine

Anche se gli alimenti ricchi di amido, carboidrato complesso, presentano una minore cariogenicità, le miscele di macinato (amido trattato termicamente e saccarosio), come patatine o chips di mais, dovrebbero essere considerate alimenti potenzialmente cariogeni, quindi da sconsigliare ai consumatori abituali.

Il latte da evitare la sera

Da sottolineare il rischio che deriva dall’abitudine di somministrare o consumare latte, anche addizionato di zucchero o miele, specie prima di coricarsi o durante le ore notturne; il latte, contenente lattosio, può essere fermentato dai batteri cariogeni, pertanto il suo utilizzo dovrebbe essere sconsigliato nelle ore notturne dopo l’eruzione dentaria o essere sempre seguito da un’accurata detersione del cavo orale. Anche un uso protratto, in genere oltre i 6 mesi di vita del bambino, del latte materno dovrebbe essere sconsigliato soprattutto se ripetuto durante le ore notturne.

Carie da biberon.

La carie da biberon, così come viene spesso familiarmente chiamata in Italia, è una patologia caratterizzata da lesioni cariose multiple a rapida evoluzione e diffusione che interessano la dentatura decidua di bambini in età prescolare. La malattia ha un esordio piuttosto precoce, potendo presentarsi già durante il primo anno di vita, e un’evoluzione che, secondo la gravità dei fattori di rischio presenti, può arrivare al suo culmine prima ancora che tutti gli elementi dentari decidui siano erotti.

Il fattore determinante

Anche se la sua eziologia è multifattoriale, fattore determinante è la frequente assunzione di bevande zuccherate attraverso il biberon, specie nelle ore notturne, quando il flusso salivare è ridotto.
In Italia, in un’indagine del 2005, le variabili maggiormente riscontrate in soggetti affetti dalla patologia sono state il consumo di bevande dolci e l’uso del biberon durante il riposo notturno.

Carie dalla progressione caratteristica

Dal punto di vista clinico la patologia ha un andamento molto caratteristico: esordisce manifestando decalcificazioni dello smalto delle superfici vestibolari e palatine degli incisivi superiori per vicinanza delle stesse con il ciuccio del biberon; le lesioni si estendono poi rapidamente a tutta la superficie dentale assumendo un aspetto di erosione giallo-marrone. Sono frequentemente presenti ascessi e fistole che spesso provocano intenso dolore impedendo al bambino di alimentarsi e di riposare nelle ore notturne.

Terapia complessa

La terapia di questa forma di carie è complessa sia dal punto di vista oggettivo, per la gravità delle lesioni, sia dal punto soggettivo, per la giovanissima età del paziente che ne è affetto. La prevenzione o l’intervento mininvasivo precoce rappresentano di conseguenza le armi vincenti per una patologia estremamente difficile da trattare. La prevenzione deve mirare a informare ed educare i genitori a corrette norme alimentari, a un’adeguata fluoroprofilassi e all’attuazione di manovre quotidiane di igiene orale.

Il pediatra interlocutore privilegiato

In genere, questo ruolo educativo e di sensibilizzazione è di pertinenza del pediatra. È lui, infatti, l’interlocutore privilegiato che interagisce con il piccolo paziente e la sua famiglia fin dalla nascita. Ed è sempre il pediatra che deve inviare il più precocemente possibile all’odontoiatra infantile il bambino, qualora si manifestino i primi segni della malattia. L’intervento dell’odontoiatra dovrà mirare a rinforzare i consigli già forniti dal pediatra, ma soprattutto dovrà arrestare la progressione della patologia ottenendo una remineralizzazione delle lesioni iniziali. L’arma più efficace resta ancora oggi l’applicazione topica di fluoro sullo smalto decalcificato.

dalla Redazione

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