• Informasalute N.91

    Informasalute N.91

    GIUGNO 2022

    UCRAINA CHIAMA: OTB RISPONDE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.90

    Informasalute N.90

    APRILE-MAGGIO 2022

    Prof. Mauro Ferrari

    IL GIGANTE DELLA NANOMEDICINA

    Leggi tutto

  • Informasalute N.89

    Informasalute N.89

    FEBBRAIO 2022

    D.ssa Maria Grazia Carraro Direttore Generale Ulss1 Dolomiti

    TERRITORIO VASTO E ALTO INDICE DI VECCHIAIA

    Leggi tutto

  • Informasalute N.88

    Informasalute N.88

    NOVEMBRE-DICEMBRE 2021

    Paolo Fortuna Direttore Generale ULSS 6 EUGANEA

    DA PADOVA IL FORTE APPELLO A VACCINARSI

    Leggi tutto

Protesi Anca - artrosi anca

Protesi dell’Anca: intervento e riabilitazione

Protesi dell'Anca - artrosi anca

Protesi dell’Anca: intervento e riabilitazione. L’artrosi all’anca una malattia evolutiva e cronica ma curabile!

L’artrosi dell’anca è una patologia che investe molte persone e limita la qualità della vita di chi ne soffre. Quando questa malattia è nella fase iniziale ed è diagnosticata in tempo utile, può essere trattata con la tecnica chirurgica mini invasiva dell’artroscopia. La protesi dell’anca si si rende necessaria nelle forme più gravi, in sostituzione dell’articolazione malata. Ne parliamo con il dott. Sabino Fiume, direttore dell’Unità operativa di ortopedia e traumatologia dell’Ospedale di Camposampiero Ulss 15.

Dott. Fiume, che cos’è l’artrosi all’anca?
La coxartrosi o artrosi dell’anca è un processo degenerativo che colpisce l’articolazione dell’anca. Si tratta di una delle forme di artrosi più importanti, sia per la frequenza con cui si manifesta nella popolazione, sia per la grave invalidità che ne consegue. Come tutte le forme di artrosi, anche quella dell’anca è una malattia ad evoluzione cronica, che consuma a poco a poco le cartilagini articolari. In particolare, nella coxartrosi viene colpito lo  strato di cartilagine che riveste la testa del femore e la cavità dell’anca in cui si articola; tale cavità ossea, di forma circolare, è chiamata acetabolo dell’anca, mentre la testa del femore corrisponde all’epifisi distale dell’osso. Come sappiamo, la funzione della cartilagine è quella di rendere levigate e scorrevoli le superfici ossee che partecipano alle articolazioni minimizzando gli attriti durante i movimenti; l’usura della cartilagine determina dapprima un dolore cronico all’anca, riducendo la fluidità dei movimenti, successivamente, il danno della cartilagine si estende anche ai tessuti vicini che partecipano al movimento articolare, per cui i sintomi vanno via via peggiorando. Infatti, quando il rivestimento cartilagineo si assottiglia al punto da esporre l’osso sottostante, quest’ultimo reagisce addensandosi e producendo degli speroni ossei, gli osteofiti, alle estremità della superficie articolare. Nelle fasi più avanzate dell’artrosi, la capsula articolare s’ispessisce e i muscoli si retraggono fino a determinare gravi deformità: le anche risultano così bloccate in semiflessione, rigide e ruotate all’esterno. Nel contempo, aumenta il dolore e con esso la limitazione articolare: il movimento è, quindi, sempre più compromesso e il grado di invalidità aumenta col passare degli anni, rendendo difficile anche semplicemente camminare. In circostanze così gravi, solo l’intervento chirurgico con impianto di una protesi dell’anca artificiale può risolvere il problema.

Quali sono le cause?
Molteplici patologie possono condurre a tale situazione: la più comune e frequente è l’artrosi in senso lato, che comprende sia le forme di probabile origine meccanica (conseguenti ad alterazioni strutturali congenite) sia le forme degenerative (coxartrosi idiopatica) che le forme acquisite (necrosi ischemiche, traumi, osteoporosi, ecc.). Altre frequenti cause sono le artriti infiammatorie (artrite reumatoide, psoriasica, ecc.).

Quali sono i sintomi dell’artrosi all’anca?
Come per tutte le altre forme di artrosi, i sintomi tipici della coxartrosi sono il dolore e la limitazione dei movimenti. Entrambi tendono a peggiorare con il passare del tempo. Il dolore viene avvertito all’inguine o alla parte anteriore della coscia, mentre più rara è la localizzazione al gluteo. In altri casi il dolore può essere avvertito nella regione esterna della coscia e può scendere fino al ginocchio. Una caratteristica importante del dolore è la sua evoluzione progressiva: se inizialmente viene accusato camminando o dopo sforzi prolungati, per poi attenuarsi con il riposo, nelle fasi più avanzate il dolore tende a persistere nel tempo.; chiaramente, il dolore va di pari passo con la limitazione dei movimenti. Quando l’artrosi colpisce l’articolazione dell’anca, può infatti risultare difficile uscire dalla vasca da bagno, salire su una bicicletta o accovacciarsi per calzare una scarpa.

Come possiamo fare prevenzione?
Avere un peso nella norma, assumere posture corrette e non esercitare sovraccarico sull’articolazione, sono strategie che riducono il rischio di artrosi dell’anca. Un’alimentazione ricca di vitamine, omega 3 e minerali e povera di alcol e di cibi di origine animale aiuta a mantenere in salute tutte le articolazioni. Per quanto riguarda le possibilità di cura e trattamento, nelle prime fasi della malattia antidolorifici o anti-infiammatori possono certamente dare sollievo dal dolore. Si tratta, tuttavia, di un semplice palliativo; come per altre forme di artrosi, infatti, questi farmaci non sono in grado di limitare né tantomeno invertire il danno articolare, che continuerà quindi ad aggravarsi inesorabilmente poco a poco. Inoltre, è necessario fare attenzione a non abusare di questi farmaci, come l’ibuprofene o il naprossene, perché non sono del tutto privi di effetti collaterali. Sempre nelle fasi iniziali quando la degenerazione cartilaginea è ancora parziale, possono essere utili delle infiltrazioni. In pratica il medico effettua delle iniezioni intra-articolari di agenti condroprotettori, come l’acido ialuronico, che rallentano la distruzione della cartilagine e la progressione della malattia. Di fronte ad un’artrosi dell’anca in fase avanzata, il trattamento più efficace è invece chirurgico e prevede l’impianto di una protesi dell’anca; in parole povere si inserisce uno snodo artificiale che copia e sostituisce la naturale articolazione malata.

L’operazione all’anca è un intervento molto invasivo?
Per protesi dell’anca si intende un intervento chirurgico ortopedico che prevede la sostituzione dell’articolazione di un’anca malata, e pertanto dolorosa e limitata nei movimenti, con un impianto artificiale fatto di metallo, ceramica o plastica. Negli ultimi anni si è sviluppato un grande interesse nell’eseguire protesi dell’anca attraverso minime incisioni cutanee e vie d’accesso chirurgiche non invasive. Il concetto generico di mini invasività in chirurgia protesica prevede l’inserimento di una protesi attraverso una minima incisione cutanea ed un assente o minimo sacrificio delle strutture muscolari e capsulo-legamentose. Tale concetto può essere inoltre esteso anche ad un minore sacrificio di tessuto osseo (minore resezione della testa femorale, o semplice suo rivestimento – protesi a conservazione del collo femorale, protesi di rivestimento della testa femorale e protesi di limitate dimensioni). Tali condizioni prevedono inoltre:

  • la minore perdita ematica;
  • il minor dolore post operatorio;
  • un più rapido recupero nei pazienti sottoposti all’intervento con nuova tecnica mini invasiva;
  • precoce dimissione ospedaliera.

Il paziente ideale per tale tecnica è un paziente non in sovrappeso e con masse muscolari non eccessivamente sviluppate. Non deve avere presentato, inoltre, recenti forme di trombosi venosa profonda perché sottoposto a manipolazioni dell’arto durante l’intervento, o non deve essere in condizioni di precario compenso cardiocircolatorio (per una ipotetica maggiore durata dell’intervento), né tantomeno deve essere sottoposto ad un intervento di revisione protesica. Anche i displasici possono beneficiare di questa tecnica mini-invasiva ma la decisione in merito al tipo di tecnica chirurgica viene demandata al chirurgo ortopedico, in accordo con il medico di famiglia del paziente.

Vedi anche nuovi orizzonti per l’intervento all’ anca!

Quando si deve ricorrere alle protesi?
La decisione di sottoporsi ad intervento chirurgico di protesi dell’anca dovrebbe essere una decisione presa di comune accordo tra il paziente, la famiglia, il medico di famiglia e il chirurgo ortopedico. Il medico di famiglia può fare riferimento ad un chirurgo ortopedico per una valutazione approfondita e per determinare se nel vostro caso si può trarre beneficio da questo tipo di chirurgia. Ci sono diversi motivi per cui il medico può consigliarvi un intervento chirurgico di protesi dell’anca. Le persone che beneficiano della totale protesi dell’anca spesso hanno:

  • dolore all’anca che limita le attività quotidiane, come camminare o piegarsi;
  • dolore all’anca che continua durante il riposo, sia di giorno che di notte;
  • rigidità all’anca che limita la capacità di spostarsi o di sollevare la gamba;
  • mancata guarigione con altri metodi come farmaci anti-infiammatori, fisioterapia, o plantari;
  • la mancata guarigione con altri trattamenti come farmaci antiinfiammatori, infiltrazioni di cortisone, infiltrazioni di Acido Ialuronico, fisioterapia, o altri interventi chirurgici.

La maggior parte dei pazienti che si sottopongono alla totale protesi dell’anca sono di età compresa tra i 50 a gli 80 anni, ma i chirurghi ortopedici valutano i pazienti individualmente. La totale protesi dell’anca è stata eseguita con successo a tutte le età, dal giovane adolescente con artrite giovanile al paziente anziano con l’artrosi degenerativa. Un fattore importante nel decidere se sottoporsi o meno ad un intervento chirurgico di protesi totale di anca è capire cosa questa procedura può e cosa non può fare. Più del 90 % delle persone che hanno avuto un’esperienza di protesi dell’anca hanno verificato una notevole riduzione del dolore e un significativo miglioramento della capacità di eseguire attività comuni della vita quotidiana. Nel tempo comunque lo spaziatore di plastica o di ceramica di ogni protesi di anca comincia ad usurarsi. L’eccessiva attività o l’essere troppo pesanti può accelerare questa usura e può condurvi troppo presto all’intervento di sostituzione della vostra protesi, perché si è mobilizzata o è diventata dolorosa. Pertanto, la maggior parte dei chirurghi sconsigliano di eseguire attività come la corsa, il jogging, saltare, o altri sport ad alto impatto per il resto della vostra vita dopo l’intervento chirurgico. Le attività che potete fare a seguito di intervento di totale protesi dell’anca comprendono passeggiate illimitate, nuoto, golf, guida, trekking leggero, bicicletta, ballo liscio e altri sport a basso impatto. Con le appropriate modifiche delle vostre attività, la protesi della vostra anca può durare per molti anni L’intervento chirurgico per la protesi dell’anca consiste nella sostituzione di una delle componenti usurate, o nella sostituzione di entrambe le componenti. Si parlerà di endoprotesi se la sostituzione è esclusiva della componente femorale o acetabolare, o di artroprotesi per la sostituzione di entrambe. Quando i componenti della protesi vengono inseriti e ancorati mediante un collante  si parlerà di “protesi cementata”, quando invece le parti metalliche vengono inserite nell’osso mediante incastro, si parlerà di “protesi non cementata”. Il primo tipo sono maggiormente indicate nei pazienti anziani, mentre il secondo tipo è indicato nei soggetti meno anziani, che possono recuperare più lentamente, ma con un aspettativa di durata maggiore. Negli ultimi anni la tecnologia ha sviluppato numerosi modelli protesici in grado di preservare il più possibile l’osso del paziente e di riprodurre così il funzionamento articolare in maniera più naturale possibile. I vantaggi consistono nell’aumento della stabilità dell’impianto, nella distribuzione più fisiologica dei carichi, nella minore incidenza di dolore della coscia e in una maggiore sopravvivenza della Protesi. Infine, l’avere preservato l’osso durante il primo intervento facilita, qualora sia necessario, l’eventuale sostituzione della protesi con un una nuova.

Quali sono i componenti di una protesi e quanti tipi di protesi ci sono attualmente?
Attualmente esistono e sono utilizzati diversi tipi di protesi e di materiali ma tutti sono costituiti da due componenti fondamentali: la componente testina (fatta di materiale metallico o ceramico lucidato a specchio e molto resistente) e la componente inserto (una specie di plastica o ceramica resistentissimi che può avere un guscio metallico esterno). Le componenti protesiche possono essere impiantati a pressione “Press Fit” nell’osso per consentire allo stesso di crescere e ancorarsi biologicamente alle componenti stesse o possono essere cementate nell’osso. La decisione di impiantare le componenti a pressione o cementarle si basa su una serie di fattori tra le quali la qualità e la resistenza del vostro osso (in genere nelle persone molto anziane e con una grave osteoporosi si può pensare di utilizzare componenti cementate). La scelta del tipo di protesi che più si adatta all’ organismo del paziente e alle sue particolari esigenze sarà attuata dal chirurgo ortopedico. I materiali più moderni utilizzati oggi sono costituiti dal titanio o tantalio poroso, metalli biocompatibili che presentano una struttura molto simile a quella dell’osso permettendo in questo modo la fissazione e l’integrazione tra la protesi e l’osso. Sono disponibili inoltre materiali quali la ceramica che, sebbene da un lato riducano il rischio di produrre materiale d’usura nocivo, dall’altro devono essere posizionati nella maniera più accurata possibile per evitarne la rottura. Gli accoppiamenti tra i vari materiali sono sostanzialmente i seguenti:

  • metallo e polietilene: accoppiamento “classico” in uso dagli anni sessanta, migliorato negli anni grazie allo sviluppo dei materiali plastici più duri per ridurre i processi infiammatori locali che portano alla mobilizzazione della protesi;
  • ceramica e polietilene: accoppiamento molto usato, sicuro e con un basso tasso di usura;
  • ceramica e ceramica: caratterizzato da una bassissima usura e da una bassa risposta infiammatoria locale che riduce il rischio di mobilizzazione;
  • metallo e metallo: è un modello a metà strada tra quelli descritti e recentemente poco utilizzato a causa del rilascio degli ioni metallici che determinano una risposta infiammatoria locale marcata e presunti rischi di cancerogenicità seppure mai effettivamente dimostrati in studi scientifici.

Per concludere, dott. Fiume parliamo di riabilitazione?
Il programma riabilitativo postoperatorio ha come obiettivi il recupero dell’articolarità, della forza muscolare, della coordinazione e dello schema del cammino tanto più difficili da ottenere quanto più la situazione dell’arto era compromessa prima dell’intervento. Per un ottimale recupero è consigliabile affidarsi ad un qualificato centro di riabilitazione dove verrà intrapreso il programma riabilitativo. Generalmente, nell’arco di circa un mese, si abbandonano gli ausili per la deambulazione e si sospende la terapia antitromboembolica e quindi l’uso delle calze elastiche. Il ritorno completo alla vita normale di relazione può avvenire in tre mesi. Dopo l’abbandono delle stampelle e il completo recupero della forza muscolare, dell’articolarità dell’anca e della ripresa dell’attività lavorativa, si consiglia comunque di dedicare almeno trenta minuti al giorno all’esercizio muscolare continuando ad eseguire gli esercizi imparati durante la rieducazione. La cyclette può essere utilizzata in aggiunta ma non in sostituzione degli esercizi consigliati. Gli esercizi raccomandati dal fisioterapista sono fondamentali per mantenere nel tempo un’adeguata forza muscolare, una buona articolarità dell’anca e un buon trofismo osseo come prevenzione anche dell’osteoporosi. Il Paziente viene quindi seguito con controlli clinici e radiografici annuali durante i quali ci si assicura del buono stato della protesi, valutandone i possibili segni di usura. La durata di efficacia della protesi dell’anca mediamente è di 15-20 anni. Successivamente, ove necessario, potrà essere eseguito un nuovo intervento di sostituzione protesica I rischi correlati a questo particolare intervento non si discostano dai rischi usuali anche per altri tipi di interventi di chirurgia ortopedica.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):