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Puerpere: difficoltà post partum

Mature woman gives solace to crying adult daughter

Le difficoltà dei primi giorni dopo il parto: l’importante è l’amore e l’aiuto pratico!

Intervista alla dott.ssa Laura Favretti, Unità operativa del reparto di ostetrica e ginecologia dell’Ospedale di Cittadella (Pd).

Un “mestiere” vecchio, eppure mai così nuovo ed imprevedibile quelle quello delle neo mamme, il puerperio, periodo temporale che oscilla dalle sei alle otto settimane dopo il parto e che serve all’organismo della donna per ristabilire le condizioni fisiche e psichiche di prima.

Dott.ssa Favretti chi sono le puerpere?
Sono nuove madri, il più delle volte sole, che badano alla casa, al marito, ad altri figli se ci sono, che allattano e corrono tra mille cose. Le incontri poi negli ambulatori con gli occhi affaticati per la mancanza di sonno e per la stanchezza.

Possiamo dire che siano come le neo mamme di una volta?
Una volta la puerpera, dopo partorito, ritornava nel proprio ambiente, con un nucleo semmai più allargato dalla presenza dei propri familiari e, quindi, si sentiva più protetta, più sollevata, aiutata nelle attività quotidiane da persone esperte che avevano già vissuto questa esperienza. Ora le famiglie sono molto diverse, composte molto spesso da 2/3 persone. L’aiuto dei nonni è più un’eccezione che una regola e le puerpere si devono “arrangiare”, confrontandosi con una nuova creatura e con una realtà mai viste prima.

C’è un servizio per le nuove neo mamme?
Gli ospedali non garantiscono un servizio post-partum. Dopo il parto, il disagio aumenta per chi non ha nessuno. L’ospedale normalmente si limita a dare dei consigli di tipo generico, ma poi ciò che è importante sono una serie di cose tra cui sicuramente la più complessa , perché nuova, è la cura del piccolo. Può sembrare banale, ma sapere con sicurezza quanto e quando deve mangiare, non è semplice o ad esempio cosa fare quando piange. Non ci sono ruoli alternativi, tocca sempre alla neomamma, in un periodo del tutto nuovo anche per lei, affrontare il piccolo che, ad esempio, piange per i motivi più disparati (fame, sonno, capricci, male, ecc) sia di giorno che di notte. Anche la donna più forte può crollare e può sentirsi inadeguata; se invece, in questo periodo, la cura e la gestione del neonato vengono suddivise tra più persone di ci si fida tra cui, oltre il marito anche la/le nonne, tutto diventa meno pesante e difficile. Inoltre potrebbero esser utili aiuti esterni come i gruppi di neo mamme o una linea telefonica con l’esperto a cui si a possibile accedere in una fascia oraria molto estesa.

Quindi, se non ho capito male, la puerpera va “costruita” giorno per giorno?
In qualsiasi altra situazione ci sono dei percorsi diagnostici chiari per risolvere un problema; nel nostro caso, invece, la puerpera deve cercare dei contatti o se li deve costruire in base alle conoscenze che ha, oppure, al sentito dire e/o alle esperienze di altre puerpere. La condivisione del problema, aiuta a ridimensionarlo, ad acquisire esperienza e competenza nella cura del neonato a non sentirsi inadeguate.

In base alla sua esperienza cosa vede tra le neo mamme?
La differenza tra le puerpere che hanno un nucleo familiare che le sorregge e quelle che non lo hanno si nota. I legami familiari contano in situazioni come queste. Basti pensare che le neo mamme, se sole, nelle prime settimane del nascituro hanno poco tempo da dedicare alla loro persona: il centro delle loro attenzioni e dell’ambiente esterno è il neonato.

Cosa può o non può fare la neo mamma in questo periodo?
Non ci sono limiti ed una neo mamma può fare qualsiasi cosa. E’ doveroso precisare però che l’allattamento e la cura del neonato sono un vero e proprio lavoro. Produrre il latte necessario al neonato giornalmente è uno stress notevole per il fisico della puerpera e se tenendo conto che la stessa ha appena partorito, va a ribadire che avere delle persone che aiutano la neo mamma consente a quest’ultima di vivere la propria esperienza in maniere più bella e normale.

Perché si sente parlare spesso di neo mamme stressate?
Precisiamo nel dire che, subito dopo il parto, e per un periodo circa di due mesi, non si parla di depressione, ma di “babyblues”, ossia uno stato d’animo che riassume tutta la fatica di affrontare il nuovo ruolo dato per scontato dalla società. Tutto ciò implica comunque una profonda revisione di quello che siamo: la certezza che la nostra vita è cambiata per sempre e la paura di non essere in grado di rispondere alle richieste del nuovo ruolo di mamma. In buona sostanza si tratta di una situazione nella quale la neo mamma ha un senso di inadeguatezza dovuta a scarse conoscenze riguardo al neonato che altro non è, al momento, un grande sconosciuto.

Il pericolo di depressione nasce se non si riesce a superare questo periodo, o mi sbaglio?
Non sbaglia. Il fenomeno babyblues resta circoscritto se, quando si manifesta, l’ambiente è di protezione verso la neo mamma; viceversa se la puerpera rimane sola, la stessa rischia di entrare in depressione. E’ normale sentirsi inadeguati nei confronti di qualcuno/qualcosa di così importante e nuovo, ma “il sentire” non vuol dire esserlo veramente e, ancora una volta, si torna sempre all’ambiente famigliare e sociale in cui ci troviamo. Tenga conto che la modernità ed il bombardamento sistematico da parte della società di un modello di persona irreale (magre e belle a tutti i costi, come prima della gravidanza) sono fonte di stress; quindi, il periodo del puerperio va vissuto e affrontato consapevoli della sua importanza, delle difficoltà del nuovo ruolo, non dando nulla per scontato e ponendo al centro dell’attenzione, non solo il nuovo nato ma anche la donna con le sue paure e fragilità. Se la mamma sta bene, anche il piccolo starà bene.

Ma la gravidanza e la nascita di un bambino, non sono una cosa naturale?
Certamente ma, viviamo in una società in cui “la natura” non viene rispettata. Questa contraddizione crea, in una giovane madre con determinate aspettative, crisi ed ansie. Nella nostra società tutto è veloce e tutto cambia in fretta, ma i ritmi della puerpera, che si trova a tu per tu con una persona che non conosce e che si esprime a modo suo, sono più lenti o comunque diversi. Questa discrepanza tra ciò che è e ciò che la neo mamma sente aumenta se manca quel nucleo familiare che le ho sopra descritto, in cui il marito e/o i nonni, o comunque le famiglie di origine, proteggono e si prendono cura della puerpera. Ritengo anche che tale disagio potrebbe e dovrebbe essere affrontato anche dalle strutture pubbliche.

Esiste una prevenzione sulla depressione e soprattutto da chi dovrebbe essere fatta?
L’assenza di una figura “amica” vicina al momento del post-partum è associata ad un maggiore rischio di depressione, mentre avere accanto il partner o un’ostetrica di cui ci si fida sono fattori che proteggono le neo mamme da tale rischio. Esistono tante esperienze positive, ad esempio, relative alla creazione di reti sociali naturali intorno ai pazienti, ossia la formazione di persone vicine (vicinato, amici, colleghi, ecc.), che permettono di superare l’isolamento e danno un supporto tangibile alla puerpera, oltre che ad un sostegno affettivo. La presenza di madri, amiche e un marito disponibile, posso essere aiuti determinanti. Sono oramai molti gli studi che evidenziano come l’assenza di una figura “amica”, al momento del post partum sia associata ad un maggiore rischio di sviluppare situazioni depressive.

Concludendo, in che senso le strutture pubbliche dovrebbero essere più vicine alle puerpere nell’affrontare il disagio della maternità? Ritiene necessaria un po’ più di informazione?
Lei ha colto nel segno il bisogno attuale di molte puerpere. Le attuali neo mamme si trovano a fare i conti con evidenti pesi sociali e familiari. Il compito nostro (quello del personale sanitario) e delle strutture pubbliche è quello di “accompagnare” le future mamme non solo con corsi pre-maman (che già ci sono), ma anche, e soprattutto, con corsi post- partum. Corsi che non hanno la pretesa di insegnare alcunché, ma di sorreggere la puerpera. Chissà che questa idea, prima o poi, possa trovare sbocco ed un suo percorso, coinvolgendo magari associazioni, ULSS e persone che hanno vissuto esperienze di disagio e che sono riuscite a risolverlo”.

di Endrius Salvalaggio

 

 

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr.ssa Laura Favretti

Primario Ostreticia e Ginecologia – Presidio Ospedaliero di Cittadella

InForma Salute
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