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QUANDO IL CHIRURGO TI PRENDE PER MANO

Trattamento delle patologie e traumi di mano, polso e gomito. Intervista al dr. Nicola Bizzotto, specialista in Chirurgia della mano.

Quando il chirurgo ti prende per mano. Con le mani facciamo tutto, ma può arrivare il momento nel quale un trauma o una specifica patologia può impedirne la mobilità o la funzionalità. Cosa bisogna fare in questi casi? Ne parliamo con il dr. Nicola Bizzotto, specialista in Ortopedia e Traumatologia e specialista in Chirurgia della mano, il quale esercita la sua professione tra Bassano del Grappa e Bolzano.

Dottor Bizzotto, la chirurgia della mano magari è meno nota al pubblico rispetto alla chirurgia dell’anca o del ginocchio. E invece quanto è importante?

La mano – intesa come l’insieme della mano, del polso e del gomito – è un organo molto importante. Tant’è che spesso la gente si rende conto dell’importanza anche della punta di un dito quando fa male. Facciamo un esempio pratico per tutti: se noi prendiamo una semplice ustione al polpastrello del pollice, già non possiamo utilizzare il telefonino tutti i giorni. E quindi già un semplice cerotto sulla punta del pollice ci limita di tanto nella funzione della mano. La mano, il polso e il gomito sono un organo importantissimo per l’attività lavorativa ma anche di vita quotidiana del paziente. Pensiamo alla vita in casa, pensiamo anche all’igiene personale oppure all’attività sportiva che molti svolgono, giovani o adulti. Quindi una gamma di interesse a 360 gradi lungo tutta la vita di una persona.

Ma quand’è che arriva il momento in cui ci si dovrebbe rivolgere a un chirurgo della mano?

Ovviamente si augura sempre al paziente di non rivolgersi mai ad un chirurgo o a un medico, però durante la vita possiamo andare incontro ad alcune patologie di tipo degenerativo, oppure abbiamo purtroppo un infortunio che riguarda mano, polso e gomito, per cui è consigliabile a volte rivolgersi a uno specialista. Facciamo un esempio per il pubblico giovanile: pensiamo ai ragazzi che giocano a calcio o ai traumi da sci. Quindi fratture di polso o fratture durante i giri in motorino, eccetera. Per gli adulti abbiamo gli infortuni da sport e da tempo libero, le cadute in casa per le fratture di polso, oppure anche tutta la patologia traumatica o degenerativa a cui si può andare incontro: i dolori articolari, i formicolii alle mani e i dolori durante i movimenti delle dita che ci possono accompagnare durante la nostra età adulta.

Quindi quando una persona presenta questi problemi cosa deve fare? Come si capisce che bisogna andare da un chirurgo della mano?

Il primo approccio è sempre consigliato attraverso il medico di base che può indirizzare il paziente a fare degli accertamenti oppure anche già un consulto specialistico. È chiaro che il consulto specialistico può, in casi particolari, stabilire già per il paziente determinati esami diagnostici o trattamenti senza far perdere tempo al paziente stesso. Faccio un esempio molto pratico: ho visto recentemente un paziente che per un’attività lavorativa ha avuto un problema al dito. Ha eseguito correttamente molte indagini, poi per fortuna si trattava solo di una tendinite. Ecco che quindi rivolgersi a uno specialista potrebbe accorciare spesso i tempi di diagnosi. E poi le forme di trattamento: nel 2021 la chirurgia della mano offre una gamma di prospettive e innovazioni anche nelle stesse tecniche chirurgiche, che spesso permettono di evitare il gesso al paziente e di muovere subito l’arto, anche attraverso la riabilitazione specialistica della mano, e di recuperare molto prima la funzione del polso e della mano e quindi anche l’attività lavorativa e hobbistica.

Una volta trattati il trauma o la patologia, la riabilitazione in cosa consiste?

È una domanda interessante perché la riabilitazione è molto più importante della chirurgia della mano. Tant’è che se non viene fatta una buona riabilitazione, spesso dopo un intervento, il paziente rischia di andare peggio di com’era partito. Ecco che quindi esistono dei Fisioterapisti specializzati oppure dei Terapisti Occupazionali, professionisti sanitari che si occupano proprio di riabilitazione specialistica con tecniche, metodiche e attrezzi anche particolari, che hanno il compito di prendere in cura il paziente, riconoscere le problematiche e saperle trattare per portare a termine la riabilitazione. Dico sempre, e ripeto, che un intervento chirurgico senza una riabilitazione specialistica della mano, spesso fa peggio di come si era partiti. 

Per un chirurgo della mano quali sono i casi più frequenti?

Nella patologia traumatica abbiamo le fratture di polso. Una persona cade facendo sport, oppure in casa. L’osso si rompe e di solito si porta un gesso grande o piccolo a seconda della frattura. La chirurgia della mano, spesso, negli infortuni di polso o delle dita di una mano può operare questi pazienti e offrire loro la possibilità di mettere magari un tutore e di iniziare a muovere prima. Il secondo caso è quello di una persona che improvvisamente comincia a sentire, di notte magari, formicolio alle mani. Questo perché abbiamo dei nervi, quelli che danno la sensibilità della mano, che risultano “incastrati” e danno problemi come ad esempio la sindrome del tunnel carpale, oppure problemi ai tendini della dita che si bloccano e fanno fatica a muoversi, il “dito a scatto”. Capita per esempio alla mattina che qualche persona si alza e non riesce a stendere il dito, perché è bloccato. Anche queste sono patologie di competenza di un chirurgo della mano. Si aggiungono alla casistica i dolori articolari dell’artrosi. La chirurgia della mano, con la riabilitazione, offre una gamma di trattamenti conservativi, fisioterapici e anche di terapia del dolore per i dolori conseguenti alle patologie interessate.

Lei, dottor Bizzotto, in Italia ha anche aperto la strada all’utilizzo della stampa 3D in ambito ortopedico e traumatologico…

Sì. Come tutti sappiamo, negli ultimi cinque anni in Italia hanno preso piede le tecnologie di applicazione della stampa 3D. Già dal 2015 ho portato avanti, assieme ad altri collaboratori in tutta Italia e anche all’estero, i progetti della stampa 3D applicata alle fratture del nostro corpo. Questo vuol dire che quando una persona si frattura all’articolazione del polso, nel mio caso, oppure anche del ginocchio o della spalla, va in ospedale per eseguire gli esami diagnostici, tra cui la radiografia e la Tac. Grazie alla Tac e alla stampante 3D, riproduco tridimensionalmente e in scala reale la frattura del paziente grazie alla collaborazione con un Centro di Stampa 3D a Padova. E questo approccio presenta due vantaggi: il primo è che il chirurgo capisce meglio l’operazione da eseguire, il secondo è che riesco a spiegare meglio al mio paziente il tipo di danno e di lesione. E questo è stato visto, mediante pubblicazioni scientifiche internazionali, come un fatto che migliora molto il rapporto tra medico e paziente.

Alessandro Tich

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