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Quando il gioco si fa duro

Alessandro Tich  Triple hearts slots machine

 

Attivato dal Dipartimento Dipendenze dell’Ulss 15 un servizio di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico

 

E’ la nuova droga del Terzo Millennio. Parliamo di gioco d’azzardo patologico: coinvolge sempre più persone, e le rispettive famiglie, costituendo una nuova ed emergente forma di allarme sociale. Che provoca, in chi ne soffre, pericolosi meccanismi di dipendenza istigati dall’illusione psicologica del “ritenta, sarai più fortunato”.

Il soggetto dipendente dalla “ludopatia” è incapace a resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante sia consapevole che tale comportamento può portare a gravi conseguenze. E’ continuamente intento a rivivere esperienze trascorse di gioco, a pianificare le successive imprese di gioco, a escogitare modi per procurarsi il denaro con cui giocare. Una disposizione mentale che genera un’incessante alternanza di stati di eccitazione e di delusione, per le vincite mancate che lo porteranno, per “rifarsi”, a ritentare la fortuna alla prima occasione. Con preoccupanti e fuorvianti effetti collaterali: chi ricorre al gioco, spesso lo fa come fuga dai problemi quotidiani o come compensazione all’umore negativo causato dal senso di ansia o di colpa che a sua volta è generato – per un subdolo circolo vizioso – dalla stessa pulsione a giocare.

Come per il fumo, sopraggiungono irritabilità e irrequietezza quando di tenta di giocare meno o di smettere. E soprattutto, nella consapevolezza della propria dipendenza, il soggetto mente in famiglia e con gli altri per nascondere il suo incontrollato e dispendioso vizio arrivando anche – nei casi più gravi – a compromettere le proprie relazioni, lo studio, il lavoro o la carriera. Fino ad arrivare, in taluni casi, a compiere persino furti o frodi per procurarsi il denaro necessario a finanziare la sua ossessione.

Il gioco compulsivo non guarda in faccia a nessuno: tra i maschi – come informa il Ministero della Salute – in genere il disturbo inizia negli anni dell’adolescenza, mentre nelle donne inizia all’età di 20-40 anni.

Lo stato di isolamento in cui il giocatore patologico si trincera per sua stessa scelta lo rende così più vulnerabile rispetto al proliferare delle occasioni da azzardo: poker-machines, superenalotto, lotto istantaneo, gratta e vinci, giochi e scommesse online. E più si allarga il dibattito su come contrastare il fenomeno, più aumenta l’offerta dell’azzardo legalizzato.

L’argomento trova spazio nelle pagine dei giornali, ma quasi sempre solo per fatti di cronaca. Uno dei più recenti è accaduto nel vicentino: un 44enne è stato salvato in extremis da un tentativo di suicidio, grazie al tempestivo intervento dei Carabinieri.

I Militari dell’Arma avevano ricevuto una telefonata al 112 che segnalava la presenza di un uomo all’interno di una Fiat Punto che stava per uccidersi convogliando dentro l’auto i fumi di scarico della marmitta mediante un tubo di gomma. Raggiunto dai Carabinieri, l’aspirante suicida è fuggito per i campi: raggiunto e bloccato, è stato ricoverato all’Ospedale al reparto di Psichiatria. Dai primi accertamenti, è emersa la verità: l’uomo voleva togliersi la vita perché aveva perso forti somme di denaro alle macchinette da gioco. Si tratta, ovviamente, delle conseguenze estreme – e per questo, fortunatamente, numericamente limitate – della perdita del controllo su sé stessi provocata dalla patologia.

Ma la diffusa e crescente casistica “sommersa” dei gioco-dipendenti, che non affiora alla luce del sole, rende necessaria una effettiva presa in carico del problema da parte delle istituzioni del territorio.

I numeri, del resto, parlano chiaro: secondo alcune stime americane la ludopatia può interessare il 2-4% della popolazione, rappresentando dunque anche un importante problema di salute pubblica. Secondo alcuni autori, la ludopatia è la patologia da dipendenza a più rapida crescita tra i giovani e gli adulti.

 

La risposta dell’Azienda Ulss 15

Da tempo, l’Ulss 15 Alta Padovana ha avviato un’attività di consulenza nel campo della prevenzione e del contrasto al gioco d’azzardo patologico, come parte della rete regionale e nazionale dei Servizi che si occupano di questo problema.

Ne abbiamo già parlato nelle pagine di Informasalute, ma l’incremento del fenomeno ci impone di ribadire l’informazione a beneficio di tutti i nostri lettori. Si tratta infatti di una malattia che richiede una appropriata valutazione e un adeguato trattamento: di recente, il DDL (disegno di legge) 13/9/2012 n. 158 (art. 5), ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza (Lea), con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia.

Chi soffre di dipendenza dal gioco, o chi è un familiare di un soggetto ludopatico, può chiedere aiuto rivolgendosi al Dipartimento Dipendenze, alle sedi del Ser.T di Camposampiero (via Cosma, 1 tel. 049 9324967) o di Cittadella (via Pilastroni, tel. 049 9424452).

Il Ser.T, a seconda del caso, può avviare un percorso educativo-motivazionale, un supporto psicologico, una terapia farmacologia, un sostegno familiare, un intervento sociale o un invio a una struttura adeguata. Grazie al progetto “Due di Picche”, attivato nel 2012, l’Ulss 15 opera localmente la presa in carico dei pazienti anche attraverso un trattamento di gruppo di psicoterapia e di auto-mutuo-aiuto per giocatori d’azzardo patologici. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare: per uscire dal tunnel della dipendenza da azzardo e riconquistare la propria qualità della vita.

Alessandro Tich

Condirettore

InForma Salute
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