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Quando la stitichezza diventa cronica.

Angelica Montagna

Intervista al dr. Valentino Fiscon direttore della chirurgia generale dell’Ospedale di Cittadella

Capita a volte di avere episodi di stitichezza. Ma quando la stipsi diventa ostinata, rappresenta  un vero problema, per il quale bisogna ricorrere alle cure degli specialisti. Ne abbiamo parlato con il Dr. Valentino Fiscon Direttore della Chirurgia Generale dell’Ospedale di Cittadella, specialista oltre che in Chirurgia generale anche in Chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva.

– Innanzitutto quando si può parlare di stipsi cronica?
“Ci sono varie definizioni: tuttavia si parla di stitichezza cronica quando ci sono meno di due evacuazione a settimana per almeno 12 settimane all’anno.

– Quali possono essere le cause?
“La prima cosa di fronte ad un paziente con stitichezza, per me chirurgo, è escludere una causa organica. Per correttezza, va detto che nel termine “stipsi” è già contemplata l’esclusione di tale causa. Le malattie del colon sono molto aumentate in questi ultimi anni sia in numero di malattie neoplastiche che per quanto riguarda la malattia diverticolare. Quindi, di fronte ad una stipsi dell’adulto prima bisogna escludere il tumore o una stenosi , “restringimento del viscere”, da diverticoli.”

 – Cosa è importante ancora stabilire?
“Di fronte a queste forme di stitichezza cronica, ci sono diverse domande da porsi: da quanto tempo il paziente soffre di stitichezza, dalla nascita piuttosto che dall’ età infantile? Nel giovane, allora, pur non esimendo il paziente dal fare un’ endoscopia (esame che mi indichi che il colon è libero), possiamo essere, mi passi il termine, più “tranquilli”. Cosa diversa se il paziente ha un’età per esempio che va  dai 50 anni in su. Il sessantenne che due anni prima andava di corpo regolare ed inizia con la stitichezza, qualche sospetto me lo crea. Importante, sempre, una diagnosi precisa. Poi c’è la stitichezza legata al rallentamento della fase espulsiva delle feci che è la più frequente. La cosiddetta “dissinergia addomino pelvica”.  Le feci arrivano al sigma e/o al retto e lì si fermano. Di fatto, il paziente non riesce ad espellere le feci e questo va studiato in apposita maniera.”

– Quali le patologie che possono portare alla stipsi?
“Sono diverse malattie “non chirurgiche”, di tipo internistico che vanno prese in considerazione:  i pazienti trattati con psicofarmaci, poiché questi provocano stitichezza. I pazienti con il Parkinson, con malattie metaboliche ormonali, pensiamo al  diabete, all’ ipotiroidismo; malattie proctologiche come la ragade anale (quel doloroso taglietto che si forma a livello del canale anale), che influisce inconsciamente sull’andare di corpo, in una sorta di autodifesa dal dolore che impedisce di defecare quando bisogna.

– Parliamo invece delle alterazioni che possono sorgere a causa di una stipsi ostinata.
“Spesso e volentieri soprattutto nelle donne che hanno avuto parti impegnativi e che  possono avere una lesione dei muscoli del pavimento pelvico, è possibile una sindrome da “ostruita defecazione”.”

– Di che cosa si tratta?
“In parole povere, a causa di questa “incoordinazione” dei muscoli del pavimento pelvico, quando c’è lo stimolo ad andare di corpo, invece di aprire “una porta”, questa viene chiusa. Con l’andare degli anni, poi, il peggioramento avviene anche per stiramento del nervo che “comanda” i muscoli della pelvi, il nervo pudendo. E contrariamente a quanto si pensa, di per sé la stitichezza non è causa di cistite o vaginite o prostatite.”

– Quale la cura per una stipsi ostinata?
“Se il paziente non deve essere trattato chirurgicamente e quindi non troviamo una causa organica, sicuramente avere un maggior apporto di fibre vegetali nella dieta è il primo passo. Aumentare frutta e verdura, meglio se raddoppiare la dose giornaliera e con le fibre ingerite avere anche una buona idratazione. Bere, bere, bere: è imperativo assumere non meno di un litro e mezzo di acqua al giorno. Ricordarsi anche l’importanza di una attività fisica,  basta una passeggiata piuttosto che una corsetta o un giro in bici. Attenzione: l’attività fisica che si va a fare non deve disidratare!”

– E’ vero che il massiccio uso di lassativi può essere negativo?
“Sì, è esatto. Va sentito lo specialista. In linea di massima i lassativi irritanti vanno a stimolare l’intestino già irritato. E questo è tutt’altro che positivo.

– Parliamo di supposte e clismi.
“Servono per ottenere un’ideale defecazione soffice e abbondante a livello del retto. Ma se si riesce ad ottenere lo stesso risultato con la dieta, tutto di guadagnato. Vorrei lanciare un avvertimento, però, non è tanto per la supposta di glicerina, ma per  il clistere. Tante volte è successo che arrivino pazienti in ambulatorio con lesioni importanti a livello dell’ano e del retto, perché hanno cercato di farsi da soli un clistere. Il clistere bisogna saperlo fare, vi sono delle creme emollienti per aiutare la procedura. Oppure bisogna farsi aiutare da una seconda persona.”

– Quali possono essere errate abitudini defecatorie?
“Una fra tutte, quella di spingere allo spasimo, abitudine errata. Se diventa costante alla lunga il pavimento pelvico andrà a stirare il nervo pudendo che funzionerà sempre meno con sempre meno capacità di coordinare i muscoli. Altra errata abitudine, quella di inibire lo stimolo, pensando che magari in quel momento si sta lavorando e non si può perdere tempo ad andare in bagno… Due  abitudini da togliere.”

– Quando invece si deve intervenire chirurgicamente?
“Abbiamo cause rare stipsi idiopatiche o malattie congenite, o quando nelle forme di blocco di espulsione abbiamo di fronte un paziente che ha rettocele o altre patologie legate alla coordinazione addomino-pelvica in cui possiamo  ancora fare qualcosa. In questi ultimi 20 anni si è molto studiato l’argomento, prima poco conosciuto. Mentre una volta avevamo poche armi a disposizione, ora abbiamo diverse opzioni nelle quali la tecnica “mini-invasiva” la fa da padrone.”

– La ginnastica riabilitativa può aiutare?
“Sicuramente. Fra le varie terapie di riabilitazione, la ginnastica del pavimento pelvico può far riacquisire tutta una serie di sensazioni inibite da abitudini sbagliate. Una buona ginnastica riabilitativa, spirito positivo e la voglia di riacquistare vitalità, aiutano sicuramente!”

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

Dr. Valentino Fiscon

Chirurgia Generale – Presidio Ospedaliero di Cittadella

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