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Quando la testa sale in giostra

Chiara Bonan

 

Intervista al dr. Riccardo Artico, primario di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cittadella

Se la sensazione è quella di stare in “giostra” o se il mondo improvvisamente inizia a vorticare intorno a noi, probabilmente siamo nel bel mezzo di una crisi di vertigini. Un disturbo estremamente fastidioso e assai diffuso, anche se per fortuna molte volte semplice da risolvere affidandosi a medici esperti. L’ospedale di Cittadella ha un laboratorio che si occupa proprio di diagnosticare i disturbi da vertigine o disequilibrio: si chiama “audiovestibologia” e lavora nell’ambito del reparto di Otorinolaringoiatria diretto dal dottor Riccardo Artico. Qui si svolge anche la riabilitazione, che rappresenta il rimedio d’elezione per la maggior parte dei disturbi dell’equilibrio.

 

– Dottor Artico, le vertigini si presentano allo stesso modo per tutti?

-“Ci sono due tipi di vertigini: la più importante è quella violenta, in cui il paziente si sente girare o vede girare il mondo intorno a sé; si accompagna a nausea e vomito, e costringe chi ne è colpito a rimanere sdraiato.

La seconda categoria sono i disequilibri: sensazioni costanti o transitorie di instabilità, di incertezza nei movimenti, che a differenza delle vertigini vere e proprie in qualche modo consentono di espletare le attività quotidiane, pur se con fastidio.”

 

– Come si originano le vertigini?

-“Le vertigini periferiche originano dall’orecchio, quelle centrali hanno una causa neurologica. Nel caso della vertigine violenta l’origine è da cercare quasi sempre nell’orecchio in una delle diverse patologie che possono causarla; se il sintomo è il disequilibrio, invece, le cause possono essere tante e diverse.”

 

– Quali sono le principali patologie che causano vertigine?

-“Quando un paziente lamenta un problema legato all’equilibrio, il primo passo è distinguere se si tratta davvero di una vertigine.

Se è una vertigine importante, al paziente viene chiesto se il disturbo arriva quando vuole o solo in seguito a movimenti o posizioni precise. Se è vera la seconda ipotesi, la diagnosi è di canalolitiasi.”

 

– Di cosa si tratta?

-“Succede che alcuni cristalli, normalmente posizionati dentro il labirinto, si spostano e vanno ad infilarsi nella posizione sbagliata. Succede in genere di notte o al risveglio, dando origine ad una vertigine violenta che è in assoluto la più frequente (il 70% della popolazione la sperimenta), è di breve durata ed è legata al movimento.

Questo disturbo, che è molto fastidioso ma non è di nessuna gravità, si tratta in ambulatorio: dopo aver verificato con un’apposita manovra la diagnosi, con altre manovre, dette liberatorie, si riposizionano gli otoliti nel posto giusto risolvendo il problema.

Se invece il paziente risponde che la vertigine è stata violenta, è durata alcune ore, ma non era legata al movimento, allora ci si orienta per un disturbo del labirinto di altra natura. Può essere labirintite o malattia di Ménière, ma a questo punto si rendono necessari degli esami strumentali. La cura è quasi sempre, prevalentemente, di tipo riabilitativo, per aiutare il cervello a compensare le mancanze e riacquistare una cognizione corretta dell’equilibrio.”

 

– Spesso si attribuisce alla cervicale o a disturbi circolatori la comparsa di vertigini: quanto c’è di vero in questo?

-“Sono miti da sfatare. E’ davvero raro che le cervicali siano causa di vertigine violenta. E’ invece vero il contrario: qualunque persona che abbia una qualunque forma di vertigine tende ad irrigidire il collo per difesa.

Un altro problema diagnostico riguarda le cosiddette “equivalenze emicraniche” nella donna, che spesso non vengono riconosciute come tali, ma sono al terzo posto tra le cause di vertigine.  Le donne che in età fertile hanno patito emicranie importanti vedono sparire il dolore al capo con la menopausa. Contemporaneamente iniziano le crisi di vertigine, che sono strane e diverse tra di loro e rappresentano semplicemente una forma diversa dell’emicrania precedente.

Una volta riconosciuto il problema, si ricorre ad un protocollo farmacologico che consente un buon controllo delle ricadute. Questo, insieme alla malattia di  Ménière, è uno dei pochi casi in cui il trattamento farmacologico risulta risolutivo.”

 

– E le vertigini da “altitudine”?

-“Il sistema dell’equilibrio funziona attraverso una centralina cerebrale e una serie di strumenti: vista, labirinto (orecchio), sensibilità, muscoli. Ognuno di questi manda dei segnali al cervello, che li confronta, li valuta per congruenza e si comporta di conseguenza.

I guai cominciano quando, per esempio in una labirintite, un labirinto si spegne, l’altro dà un segnale diverso, e al cervello arrivano informazioni incongruenti.

Anche nel caso della vertigine da altezza c’è una discrepanza di segnali: i due labirinti segnalano  posizione statica,  i piedi danno un’informazione di solidità, i muscoli tengono in piedi il corpo, ma la vista vede un burrone e dà incongruenza.

In questo caso, come nel mal d’auto, tutto dipende dalla nostra “centralina cerebrale”: in base ad un meccanismo neurologico proprio di ciascuno, la prevalenza di uno dei segnali può dare vertigine da altitudine o nausea da movimento.”

 

– Ci sono altre tipologie di “giramento di testa”?

-“Ci sono i cosiddetti deficit multisensoriali dell’anziano, che sono un disequilibrio, più che una vertigine. In questi casi il problema deriva dal fatto che tutti gli strumenti di cui parlavamo prima funzionano in maniera non ottimale. L’anziano patisce allora di un’instabilità molto diffusa e grave. Ciò che aiuta in questi casi è la terapia fisica riabilitativa. Bisogna in pratica  insegnare al pilota (il cervello) a pilotare l’aereo (il corpo) con strumenti “scassati”: si adottano piccole strategie e si migliora di molto la qualità della vita.”

 

– Abbiamo parlato finora di vertigini definite “periferiche”. Cosa sono le vertigini “centrali”?

-“Le vertigini centrali sono legate ad un problema neurologico. Non si presentano quasi mai da sole, bensì insieme ad altri sintomi, non sono quasi mai violente e assomigliano più ad un’incertezza, ad un’instabilità. Anche in questi casi, la terapia riabilitativa è in grado di restituire una funzionalità migliore.”

Chiara Bonan

Redattrice InFormaSalute

Dr. Riccardo Artico

Primario di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Cittadella

InForma Salute
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