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Quei “proiettili” da non sprecare

Alessandro Tich Ce ne parla il dr. Antonio Perteghella, farmacista La vita è fatta spesso e volentieri di luoghi comuni, e non si sottraggono a questa regola neppure i farmaci. C’è infatti una categoria di medicinali che più di altri – nel comune senso della gente – sono quasi circondati da un alone, per così dire, di “prestigio”: nel senso che se il medico me li prescrive, quelle indicate sulla ricetta sembra che siano veramente delle “medicine serie”. Parliamo di antibiotici. Un’efficace e diffusa arma contro molte patologie di cui noi – pazienti spesso disattenti – in realtà sappiamo poco. Perché in taluni casi il medico mi prescrive una terapia antibiotica e in altri invece no? E quanto vale seguire alla lettera le indicazioni prescritte sulle dosi e il periodo di somministrazione di questa particolare “famiglia” di medicinali? Chiediamo lumi al dr. Antonio Perteghella, farmacista, della Farmacia Pozzi di Bassano. – Dunque dottor Perteghella, che cos’è e per cosa è indicato un farmaco antibiotico? – “Antibiotico viene da anti e bios, “contro la vita”, contro i patogeni, e il suo nome deriva dal fatto che il suo scopo è quello di essere antibatterico. Gli antibiotici servono per sconfiggere le malattie infettive, ma le malattie infettive non sono tutte batteriche. I virus non sono mai sconfitti dall’antibiotico. Il caso più comune è l’influenza: non è una malattia batterica e quindi non devo prendere l’antibiotico. Oppure il mal di gola del bambino: può essere o non essere batterico, ed è il pediatra che ha il compito di valutarlo.” – Dunque la prescrizione di un antibiotico è connessa al fatto che l’agente patogeno è un batterio… – “Dove c’è un’infezione, c’è un agente patogeno attivo esterno. Può essere un batterio o un virus, o anche tipi di protozoi come nel caso della malaria. L’antibiotico non agisce sui virus e deve essere sempre prescritto da un medico. Il medico nella diagnosi valuta che l’infezione è data da un batterio, a seguito di una anamnesi medica o strumentale, ad esempio analisi del sangue o tampone. Se la causa è batterica, allora c’è un significato nell’uso di antibiotici, altrimenti è dannoso perché l’antibiotico non distingue fra i batteri patogeni e quelli invece che sarebbero positivi e risiedono nel nostro organismo, tecnicamente la “flora batterica”. L’antibiotico spara nel mucchio.” – Da cosa dipende dunque l’efficacia di questo tipo di farmaci? – “L’antibiotico per funzionare deve essere usato correttamente, e l’uso corretto ha tre regole. La prima regola è: “solo quando serve” (prescrizione medica). La seconda è: “con la posologia (dose) corretta”. La dose deve essere sufficiente ad avere un’azione terapeutica. Ad esempio se io non prendo la dose prescritta ma ne prendo la metà, gli effetti sono solo negativi. Terza regola: “per il numero giusto di giorni”. Non devo interrompere la terapia quando sto bene, ma quando ho completato quella prescritta. Per diverse patologie il miglioramento dei sintomi viene prima della guarigione. Se si interrompe la terapia antibiotica i sintomi possono ripresentarsi dopo qualche giorno o settimana ed ecco il problema delle recidive. C’è poi la questione della antibiotico-resistenza, e cioè il fatto che rispetto al passato sempre più i patogeni sviluppano una capacità di resistere alle nostre armi. Quindi, per tornare alla prima regola, è importantissimo usare gli antibiotici assolutamente quando servono e non a sproposito. Non sprechiamo i nostri “proiettili”, perché ne abbiamo pochissimi. E’ importante lasciare che la guarigione faccia la sua strada, senza pretendere una medicina “magica” come può apparire l’antibiotico che, se non serve, in quel caso è deleterio.” – In che senso abbiamo pochissimi “proiettili”? Non abbiamo abbastanza antibiotici in circolazione? – “Non ne abbiamo pochi strutturalmente, non riusciamo ad averne di innovativi. E’ il problema dello sviluppo di nuovi farmaci: al momento attuale abbiamo sempre meno antibiotici nuovi. Dagli anni ’50 e cioè dal Dopoguerra è stata avviata una continua ricerca di antibiotici nuovi, con una capacità superiore ai precedenti, anche per superare uno sviluppo di resistenza da parte dei batteri. Nel tempo si sono sviluppati sempre meno antibiotici nuovi, per cui adesso di nuovi ne sono in arrivo due o tre, in fase di studio, e quindi quelli che abbiamo dobbiamo preservarli.” – Se abbiamo in casa una scatola di antibiotici già iniziata e non scaduta, cosa dobbiamo fare? – “Tenerla solo per un uso dopo prescrizione medica. Si pensi che nei Paesi anglosassoni non sono in vendita confezioni di antibiotici come da noi, ma si dispensano le unità posologiche prescritte dal medico, e solo quelle. Riguardo alle scatole di antibiotici, ad esempio le compresse prescritte dal dentista o le buste per la cistite – due casi classici -, prenderli solo dietro prescrizione del proprio medico. Per gli sciroppi antibiotici per bambini, una volta aperti, quello che non consumo va nel bidone dei farmaci scaduti.” – Qual è dunque il consiglio definitivo sugli antibiotici? – “Non usarli a sproposito e far sì che quando ne avrò bisogno siano davvero efficaci per me.”

Dr. Antonio Perteghella

Farmacista, della Farmacia Pozzi di Bassano

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