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Le reazioni psicologiche dei malati oncologici e dei loro familiari all’epidemia COVID-19: l’esperienza di un centro oncologico regionale.

A cura di Samantha Serpentini e Samuela Sommacal, dipendenti psicologhe IOV-IRCCS,

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Articolo tratto dal testo “Anti Manuale di Covid-logia – Esperienze di condivisione e sostegno. Psiconcologi del Veneto e del Trentino Alto Adige si raccontano” – Artemia Nova Editrice, 2021.

La patologia neoplastica può avere profonde ripercussioni sulla sfera psicologica sia del paziente che dei suoi familiari e causare problematiche psicopatologiche che influenzano negativamente la qualità della vita, l’aderenza ai trattamenti medici, la percezione degli effetti collaterali, la relazione medico-paziente, e i tempi di degenza e riabilitazione.

L’impatto del cancro colpisce tutte le dimensioni della vita della persona: fisica, psicologica, sociale e spirituale; ciò riguarda le diverse fasi della malattia, dalla diagnosi, alla fase terapeutica, a quella del follow-up e maggiormente la fase avanzata e quella del fine vita. 

La letteratura scientifica indica che la depressione nei malati oncologici è circa tre volte maggiore che nella popolazione generale; inoltre, numerosi studi evidenziano una correlazione positiva tra depressione e aumento della morbilità con impatto negativo sulla sopravvivenza.

L’emergenza sociale e sanitaria che stiamo vivendo, a causa della nuova epidemia del COVID-19, determina nella popolazione generale un impatto psicologico molto significativo con una serie di reazioni psicologiche importanti. La letteratura scientifica internazionale presenta numerosi studi realizzati sull’impatto psicosociale dell’impatto nella popolazione generale; tra questi la prima indagine nazionale realizzata in Cina, di Qiu et al. (2020), rileva che circa il 35% dei partecipanti riferisce una condizione di distress psicologico; in particolare risultano maggiormente colpiti le donne e gli anziani. Altri importanti studi hanno indagato le immediate reazioni psicologiche all’epidemia COVID-19 riscontrando nella popolazione intervistata un impatto psicologico grave nella popolazione intervistata con sintomi depressivi ed ansiosi.

Alcuni studi dimostrano che anche la condizione di quarantena si correla ad importanti effetti psicologici negativi, in particolare si segnalano disturbi post-traumatici da stress, confusione e rabbia.

Numerose evidenze scientifiche segnalano che le persone in condizioni di salute serie o critiche, incluso il cancro, presentano a causa dello stato immunodepressivo un maggiore rischio di contagio al virus COVID-19 e di eventuali complicazioni ad esso correlate. Pertanto, l’attuale emergenza sanitaria e sociale rappresenta certamente un addizionale fonte di distress psicologico per i malati oncologici e per i loro familiari.   

La condizione di maggiore «vulnerabilità», in un quadro già di per sé vulnerabile e traumatico quale è la malattia oncologica, può determinare nei pazienti un incremento di sintomi psicologici quali ansia, rabbia, distress, paura e senso di solitudine. Inoltre, occorre considerare che la dichiarazione di pandemia e la necessità di contrastare il contagio impongono il distanziamento sociale e numerose restrizioni di carattere sanitario, i quali possono condizionare l’accesso ai luoghi di cura e la regolare fruizione delle terapie oncologiche. Questa circostanza può causare nei malati oncologici la preoccupazione di non ricevere i trattamenti ottimali per la loro malattia, in associazione a vissuti psicologici di tipo ambivalente, da una parte la preoccupazione di doversi sottoporre a terapie «salva-vita» e dall’altra parte il timore di esporsi durante le stesse al rischio di contagio.

Allo stato attuale esistono in letteratura parecchie evidenze scientifiche in grado di dimostrare quali siano le reazioni psicologiche dei malati oncologici e dei loro familiari all’esperienza del COVID-19. Tuttavia, numerose testimonianze dirette di pazienti e caregivers pubblicate su siti internet di istituti oncologici o associazioni di volontariato, nonché la pratica clinica effettuata in ambito psico-oncologico nel corso di questo anno, ci inducono a considerare che le reazioni psicologiche dei malati oncologici siano strettamente correlate alla fase della malattia. 

I malati oncologici in fase diagnostica si trovano a dover vivere una condizione già di per sé altamente traumatica in un periodo storico di emergenza e paura con una conseguente esacerbazione dei sintomi post-traumatici da stress. A ciò si aggiunge il timore di poter essere contagiati nel delicato processo di accertamento diagnostico della malattia oncologica e in procinto di iniziare il necessario percorso terapeutico. Si riscontrano, infine, un incremento di incertezza e demoralizzazione, atteggiamenti di fatalismo e perdita di auto-controllo.

Nei pazienti lungo-sopravviventi (survivors) emergono prevalentemente, a causa della proroga delle visite di follow-up oncologico e/o degli esami di controllo, un incremento della paura della recidiva (fear of recurrence), in associazione a senso di abbandono e vissuti di delusione.

Rispetto ai pazienti oncologici in trattamento, si segnalano le seguenti reazioni psicologiche: senso di vulnerabilità; senso di impotenza e sofferenza fisica associati al COVID-19, i quali possono causare paura e ansia generalizzata; senso di solitudine, incrementato dalle restrizioni ai familiari, con possibile riduzione della compliance alle terapie; vissuto di dipendenza rispetto alle terapie, con conseguente timore di non ricevere le cure adeguate; percezione di responsabilità rispetto al rischio di contagio; paura del contatto fisico da parte degli operatori sanitari.

Si aggiungono dalla pratica clinica psiconcologica e dalle testimonianze dirette di pazienti e familiari i seguenti vissuti: intensificazione del distress psicologico, in particolare incremento dei sintomi ansiosi e ossessivi; incertezza esistenziale e psicologica, con conseguente demoralizzazione; diminuzione della self-efficacy e della fiducia nelle proprie strategie di fronteggiamento (coping) della malattia. I succitati stati emotivi si riscontrano in modo più intenso anche nei pazienti oncologici COVID-19 positivi e in quelli in attesa di tampone per contatto a rischio che esprimono inoltre: paura di morire; preoccupazione per l’interruzione delle terapie con rischio di progressione della malattia; vissuto di rabbia per il contagio; senso di abbandono da parte del personale sanitario e dei familiari.

Rispetto ai pazienti in fase avanzata, la recente pratica psico-oncologica segnala sostanzialmente due tipologie di reazioni psicologiche: da una parte alcuni malati vivono l’emergenza in correlazione alla progressione della loro malattia con maggiore tendenza ad atteggiamenti di fatalismo e/o evitamento del problema; un’altra tipologia di pazienti in fase avanzata esprime, invece, la paura che non vengano garantite le cure necessarie a causa dell’emergenza e delle restrizioni e manifestano preoccupazione rispetto alle conseguenze negative causate dal virus, in particolare il rischio di progressione della malattia. In questo caso, si può assistere alla comparsa di pensieri catastrofici di morte, con una esacerbazione di eventuali quadri depressivi e/o una riacutizzazione di pregresse problematiche psicopatologiche. Si riscontrano, inoltre, vissuti psicologici caratterizzati da incertezza esistenziale ed impotenza, e solitudine affettiva a causa del distanziamento sociale e delle restrizioni ai familiari nell’accesso ai luoghi di cura.

Nella fase del fine vita, i malati oncologici presentano le seguenti criticità emotive: la preoccupazione di morire da soli, senza poter ricevere il supporto e l’affetto dei familiari e delle persone care; l’incremento del vissuto di solitudine affettiva e del senso di abbandono, in relazione alla necessità di distanziamento sociale causata dallo stato di emergenza.

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