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LA SCUOLA AL TEMPO DEL COVID. I TIMORI DEI PEDIATRI

Intervista alla d.ssa Laura Ghiro Dir. U.O.C. Pediatria, Patologia Prenatale ospedale Bassano Del Grappa Ulss 7 Pedemontana.

Angelica Montagna

La scuola diventa nuovamente posto di aggregazione, come dovrebbe, per un miglior sviluppo del bambino, non soltanto dal punto di vista didattico. Ecco allora che entrano in campo, contro il covid, molte attenzioni e, insieme, i timori dei pediatri. Abbiamo avvicinato la dottoressa Laura Ghiro, Dirigente medico dell’ Unità Operativa Complessa di Pediatria presso l’ospedale San Bassiano, Bassano Del Grappa.

Qual è il timore più forte?
Il timore più forte non è dovuto tanto al covid in sé, visto che si presenta, a tutt’oggi come un’ infezione alle vie respiratorie, del tutto simile all’influenza. Il vero fattore di rischio è proprio la capacità del bimbo di portare all’esterno il virus, ovvero ai genitori o ai nonni. Abbiamo visto che il contagio da covid nei bambini non ha l’effetto che potrebbe avere negli adulti.

Come fare, quindi, per evitare che il virus possa propagarsi con l’apertura delle scuole?
Innanzitutto le raccomandazioni sono quelle di sempre: una buona igiene delle mani, meglio se poi passate con l’ apposito gel, il distanziamento e la mascherina. Queste sono le raccomandazioni per tutti, visto che il virus covid-19 è un virus che ancora non è stato debellato e soprattutto verso il quale qualche dubbio rimane un po’ in sospeso.

Cosa accade, dunque, se un bambino presenta febbre?
Nelle scuole sappiamo che è stata predisposta un’ aula vuota “anti covid”. Il bambino che dovesse avvertire febbre quando è già a scuola, viene isolato in caso di temperatura. Il programma prevede che venga fatto, per accertare, un tampone che ci dirà se il piccolo è affetto o meno da influenza, oppure se si tratta di covid.

E per i pediatri di famiglia? Se un bambino a casa ha la febbre?
Il discorso un po’ è equivalente, anche  se in questo caso, per i tamponi, il piccolo non può recarsi in ambulatorio ma andrà a farsi il test negli appositi ambulatori, come pure vi saranno appositi ambulatori per il vaccino anti influenzale, stabiliti dall’Ulss 7. Questo, per i pediatri di base che l’hanno chiesto appositamente, altrimenti gli stessi medici farebbero fatica a far rispettare il distanziamento evitando così l’assembramento.

Ci sono segnali che ci indicano che la febbre del piccolo può essere attribuita al covid anziché ad una banale influenza? Al di là del tampone…
Non ci sono segni o sintomi distintivi di infezione da COVID, per cui la certezza viene data solo dal tampone. Un criterio utile indiretto è quello epidemiologico, cioè verificare che i familiari conviventi abbiano gli stessi sintomi, questo perché è molto raro che il bambino sia l’unico sintomatico in famiglia.

Che raccomandazione dare ai genitori? Ad esempio disinfettare lo zaino oppure l’astuccio, gli indumenti…
Non occorre fare questo se lo zaino è personale come pure l’astuccio o gli abiti. Sono cose di solito molto personali e non occorre. Invece, al genitore che lavora, fare attenzione che se il piccolo ha qualche linea di febbre va tenuto a casa, già da subito.
Un tempo, nella frenesia dell’andare a
lavorare, se il piccolo aveva anche una o due linee, il genitore sottovalutava e lo portava ugualmente in classe: semmai la febbre si fosse alzata di lì a poco, lo si andava  a prendere chiamati dalla scuola. Adesso no. Adesso si deve fare molta più attenzione da quando si è a casa.

Quanto si deve temere il covid, nei confronti dei nostri bambini?
Non ci sono stati casi gravi di COVID in età pediatrica nella nostra regione. Mi sento di tranquillizzare i genitori, dunque, ma al contempo di raccomandare di non abbassare la guardia, sicuramente. E di cercare di costruire e mantenere un ambiente di casa quanto più sereno possibile.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
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