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Elisa D'ospina modella curvy

Elisa, modella curvy senza mezze misure

Elisa D'Ospina Modella Curvy

Elisa D’Ospina, modella Curvy internazionale, in prima linea contro l’anoressia e i disturbi alimentari

Un metro e 84 di altezza, più i tacchi, una misura taglia 48, lunghi capelli mori e una bellezza mediterranea che deve dire grazie al Dna del papà pugliese, della mamma vicentina e degli avi spagnoli. Non c’è che dire: Elisa D’Ospina, 27 anni, di Dueville, è una ragazza che non passa certamente inosservata.
Elisa, di professione, fa la modella curvy: indossatrice internazionale di collezioni di moda “taglie comode”. Un’attività che svolge sulle passerelle “di tutta Europa, per il momento”, in netta controtendenza con i canoni di stile, di look e di moda imposti dai creatori del fashion e dalle riviste di settore, in cui abbondano da sempre modelle magrissime e dove la taglia 42, per le donne da copertina, continua ad essere l’inamovibile pietra di paragone.
“In Italia – ci dice Elisa – di modelle curvy professioniste siamo appena una decina. Eppure nel nostro Paese il 35% delle donne porta una taglia superiore alla 46”.
Elisa D’Ospina, laureata in Scienze della comunicazione psicologica, accetta volentieri di farsi intervistare da “InFormaSalute” e si capisce subito che è una ragazza tosta, intelligente e determinata.
Da otto anni, assieme al fidanzato, gestisce un’agenzia di comunicazione specializzata in uffici stampa e in “guerriglia marketing”, sistema innovativo di promozione pubblicitaria basata su “eventi emozionali” mirati “a sorprendere e a destabilizzare chi li vede”.
Ed è proprio la comunicazione il perno attorno al quale ruota il suo lavoro di modella curvy. Impegnata in prima linea – con numerose interviste e con interventi sui nuovi media – a reclamare ad alta voce la dignità delle misure abbondanti e a combattere la cultura della “magrezza patologica”, imposta dagli attuali modelli sociali e provocata in molte giovani ragazze da gravi devianze dei comportamenti alimentari come l’anoressia e la bulimia.
Un messaggio chiaro – e senza mezze misure – che emerge dal suo visitatissimo sito internet e dalla sua pagina su facebook con oltre 2200 fans iscritti.
Una missione resa ancora più evidente da “I’m not a fashion victim” (“Io non sono una vittima della moda”): la campagna nazionale di sensibilizzazione contro i disturbi alimentari di cui è promotrice e testimonial assieme ad altre cinque colleghe modelle “curvy” ovvero “taglie più” – Elenora Finazzer, Marina Ferrari, Aija Barzdina, Valentina Fogliani e Mjriam Bon – con lo scopo di dire “no” alla schiavitù delle misure.
Facendo capire che la bellezza, prima ancora che un valore esteriore, è qualcosa che nasce da dentro, dalla consapevolezza del proprio corpo, dal non considerare il cibo come un nemico e dal non rinunciare ad essere se stesse.
Una battaglia di cui Elisa è diventata l’autentica ragazza-immagine. Come confermano le sue sempre più frequenti apparizioni sulle Tv nazionali che l’hanno già vista ospite in trasmissioni come “Pomeriggio 5” e “Domenica 5” con Barbara D’Urso, “Uno Mattina Estate”, “Gran Galà del Made in Italy” con Pippo Baudo, “Stella” con Maurizio Costanzo su Sky, “Mattino 5” con la D’Urso e la Panicucci, “Barbareschi Sciock” a La7, “Community” con Afef su Italia 1, “Soliti Ignoti” su Rai Uno con Fabrizio Frizzi.
Ma l’intraprendente modella di Dueville, tra una sfilata e una sessione di foto, non si ferma qui. In veste di “Curvy fashion blogger” scrive articoli sul sito internet di Vogue Italia e tra i programmi delle sua fitta agenda ci sono anche alcune interviste, da lei condotte, con altre modelle di taglie curvy sul canale web justin.tv. Un ventaglio di attività davvero extra-large.

– Elisa D’Ospina, come è iniziata la sua carriera di modella curvy?
– “Tutto è nato per caso, leggendo un settimanale di moda che cercava ragazze con misure più vicine al reale. Mia mamma mi ha detto: “perché non provi a misurarti?”. E così ho iniziato la mia carriera…con un centimetro, misurandomi e inviando delle foto ad agenzie di settore. Mi hanno contattato, e nel gennaio 2007 ho fatto la mia prima sfilata.”

– Come ha vissuto la sua fisicità durante l’adolescenza?
– “Non è stato semplicissimo, in una società che ci vuole “tutte belle e perfette”. A 14 anni io ero il “colosso” della classe, ero già altissima, di conformazione fisica robusta, dimostravo 4-5 anni di più. Facevo danza classica, ma non era ideale per un fisico imponente come il mio. Questa situazione l’ho vissuta male dentro la classe, nel periodo in cui si cominciavano a lanciare le prime occhiatine. I compagni di scuola facevano le loro battutine ed io ero la classica “amica” dei ragazzi, quando invece, magari, a quell’età speri qualcos’altro. Ero “diversa”, nel bene e nel male.”

– E come ha superato quei momenti difficili?
– “Io dico sempre che quando hai un supporto famigliare di peso, concreto e presente, tutti i problemi sono attutiti. Ho due meravigliosi genitori che mi hanno sempre detto: “sei bella per quello che sei”. Devo dire grazie alla mia famiglia, che mi ha educato all’accettazione di me stessa sin dall’inizio.”

– Eppure la moda continua a imporre modelli diversi dalle taglie comode…
– “E’ difficile che le cose cambino da un giorno all’altro. Ma già il fatto che esistiamo e che i media si occupano di noi è una cosa bella, ci permette di parlare ad un pubblico vasto di ragazze e di donne che “non si vivono bene” e che avendo il riferimento di una ragazza normale possono ricuperare la loro autostima. All’email del mio sito internet mi scrivono tantissime ragazze, e anche i loro genitori, che mi ringraziano ed è nato così un bellissimo rapporto con il pubblico. La moda continua a imporre i suoi modelli, ma tante icone femminili in Italia non sono magre, e ognuno fa il suo lavoro.”

– Come nascono le sue campagne sociali contro i disturbi alimentari?
– “Tre anni fa ho iniziato a denunciare i siti internet “pro ana” e “pro mia”, che diffondono nella rete il fenomeno dell’anoressia e della bulimia. Sono siti e blog in cui le ragazze, spesso e volentieri anche minori, si scambiano consigli su come dimagrire progressivamente, avvicinandosi all’anoressia, alla bulimia e agli altri disturbi del comportamento alimentare. E’ una denuncia che ho promosso partecipando alle trasmissioni in Tv e lanciando un appello agli organi competenti. E’ un’allarme sociale non indifferente, internet ce l’hanno tutti ma non tutti lo sanno usare.”

– C’è poi il suo fiore all’occhiello, e cioè “I’m not a fashion victim”…
– “La campagna “I’m not a fashion victim” l’abbiamo lanciata con altre cinque colleghe, tutte modelle curvy. Siamo partite un anno fa e stiamo ancora continuando. Vogliamo presentare l’esempio di ragazze morbide, tranquille, sorridenti e di esperienza internazionale nel mondo della moda che sono diverse da ciò che comunemente si pensa di una modella professionista. La campagna è svolta in collaborazione con Jonas onlus, che è un centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi del disagio contemporaneo, ed è supportata dallo slogan “Curvy can”, e cioè “Con le curve si può”, prendendo spunto dal messaggio “Yes we can” del presidente Obama. Con le altre cinque testimonial di “I’m not a fashion victim” stiamo pensando di continuare il nostro percorso e abbiamo programmi futuri per dare continuità al progetto.
Grazie al Ministero della Salute sono stata anche testimonial, nel 2009 a Verona, assieme a Paolo Limiti e Licia Colò, della “Giornata nazionale della salute” dedicata proprio ai disturbi alimentari. Queste iniziative mi stanno ritagliando un ruolo sociale ed è una responsabilità non da poco.”

– Quanto è importante avere un rapporto positivo con il cibo?
– “E’ molto importante. In cucina è consigliabile mangiare un po’ di tutto e quindi fare un minimo di attività fisica che fa sempre bene al corpo. Se si decide di fare una dieta, bisogna assolutamente rivolgersi prima al medico di base e poi al medico specialista, nutrizionista o dietologo.”

– Cosa dire, dunque, a chi ci sta leggendo?
– “Il messaggio che do non è assolutamente: “grasso è bello”. Parliamo di curve, ma in salute. Una donna è bella con tutte le sue forme, col “pancione” della gravidanza, o con il suo bacino largo. Bisogna cercare il bello di se stesse e far risaltare le qualità di se stesse.”
Primo comandamento, dunque: imparare ad accettarsi. Per quelli che siamo, con le nostre misure e con i nostri difetti che ci accompagnano allo specchio. Un messaggio valido – ne siamo certi – anche per noi signori uomini. Missione possibile? Yes we can.

Alessandro Tich

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InForma Salute
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