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sigarette e tumori

Sigarette e tumori: due facce, stessa medaglia

sigarette e tumori

Sigarette e tumori: le due facce di una stessa medaglia!

Il fumo uccide. Bella scoperta. Sta persino scritto sui pacchetti di sigarette: un messaggio così ovvio e scontato che, per assurdo, rischia di passare inosservato. É il paradosso dei fumatori: sanno di essere di fronte a un plotone di esecuzione, ma continuano a gridare: “sparate!”. Le cartucce, in questo senso, non mancano mai. Un pacchetto di “cicche” tira l’altro (e poi vedremo perché) trasformando il momentaneo piacere del tabacco in un potenziale serial killer. Il fumo è uno dei problemi sociali e sanitari di tutti i paesi industrializzati dove il consumo di sigarette è in costante aumento e l’epidemia si sta diffondendo anche nei paesi in via di sviluppo, dove le campagne di marketing delle grandi compagnie di produzione non trovano ancora ostacoli. Affrontiamo l’argomento con il dott. Luigi Endrizzi, primario della Struttura Complessa di Oncologia dell’Ospedale “San Bassiano”.

Il fumo – sottolinea il dott. Endrizzi – è sinonimo di tumore al polmone. La stragrande maggioranza dei casi di cancro al polmone è cioè legata al fumo di sigaretta. Molti studi pubblicati già a partire dal 1950 hanno dimostrato la correlazione tra il numero di sigarette fumate al giorno, la durata dell’abitudine al fumo e i tipi di tumori che ne conseguono. Ebbene: uno dei risultati da tenere maggiormente in considerazione, dimostrato da un importante studio statistico, è che il rischio di cancro polmonare cresce in maniera “logaritmica” in relazione al numero di sigarette fumate. E cioè più sigarette si fumano e più a lungo dura l’abitudine al fumo, più il rischio di tumore aumenta: ma invece di sommarsi si moltiplica, e in modo esponenziale.

Ci può fare un esempio?
Consideriamo per prima cosa il numero di sigarette fumate. Prendiamo ad esempio una persona che prima fumava 5 sigarette al giorno e adesso ne fuma 15, e cioè 3 volte di più. Il rischio che questa persona sviluppi un tumore al polmone non si moltiplica per 3, ma per 10. Se invece da 5 si passa a 20 sigarette al giorno – e cioè a un pacchetto al giorno tanto per capirci – il rischio non si moltiplica per 4, ma per 20 e oltre. Ciò significa che chi fuma un pacchetto quotidiano sviluppa un rischio-cancro al polmone di oltre 20 volte superiore rispetto a chi non fuma, che è a rischio 1.

La stessa cosa vale anche per la durata dell’abitudine al fumo…
Esatto. Lo stesso fondamentale studio statistico, condotto da ricercatori americani, ha dimostrato che dopo 20 anni di fumo il rischio di tumore al polmone aumenta di oltre 10 volte e dopo 30 anni si moltiplica per oltre 20. Ma il “bello”, per modo di dire, viene dopo i 40 anni di abitudine alle sigarette: il rischio si moltiplica per 100, va fuori scala e supera i limiti della stessa tabella statistica. Gli effetti del numero di sigarette fumate al giorno e degli anni di abitudine al fumo, inoltre, si combinano e si sommano assieme. E così, ad esempio, chi fuma 40 sigarette, ovvero due pacchetti al giorno, per 20 anni sviluppa un “rischio 70”, e cioè 70 volte superiore rispetto a un non fumatore. Sono dati che si riflettono sulla concreta evidenza dei tumori nella popolazione: nell’esempio precedente c’è un ammalato sicuro di cancro al polmone ogni 13 fumatori.

C’è una relazione tra il rischiotumore e l’età in cui si comincia a fumare?
Certamente. Prendiamo due persone che iniziano a fumare, rispettivamente, a 15 e a 25 anni. A parità di numero di sigarette fumate, in una media che va dalle 20 alle 40 al giorno, il ragazzo di 15 anni svilupperà un rischio tre volte superiore rispetto al 25enne. Questo perché i bronchi più giovani sono più immaturi e quindi più capaci di assorbire sostanze cancerogene.

Smettere di fumare cancella il rischio?
Non lo cancella, lo riduce. Ovviamente bisogna smettere di fumare, e bisogna farlo quanto prima, ma togliamoci dalla testa che buttare via le sigarette cancelli immediatamente il rischio di tumore. Nei primi 4 anni dopo aver smesso di fumare, anzi, il rischio aumenta! Questo accade perché mi porto ancora dietro la “curva di crescita” degli anni precedenti, in cui il danno l’ho già fatto, e l’effetto continua. Dopo 5 anni dalla sospensione del fumo il rischio comincia finalmente a calare e comunque permane, anche se in percentuali decrescenti, per 15 anni fino a raggiungere il “rischio 1” dei non fumatori.

Un ex fumatore deve quindi aspettare 15 anni prima di considerarsi “fuori pericolo”?
Diciamo che dopo 15 anni dalla sospensione il rischio arriva quasi a zero, ma mai a zero. Le alternative quindi sono due: non iniziare a fumare, o smettere il più presto possibile.

Che incidenza ha sulla popolazione il tumore al polmone?
Negli uomini il tumore al polmone ha un’incidenza del 16 %, analoga a quella del cancro alla prostata : è però causa di morte nel 33% dei casi. Un paziente oncologico su tre cioè, muore di cancro al polmone. Fino agli anni ’20 il tumore polmonare era “sconosciuto”. Da allora la sua linea di sviluppo si è impennata, superando di gran lunga le altre neoplasie per incidenza, con 80 casi per ogni 100 mila abitanti, e soprattutto per mortalità. Le statistiche confermano l’efficacia delle campagne anti-fumo: in Inghilterra il tasso di mortalità maschile è in calo dagli anni ’70, dopo la “guerra” alle sigarette nei locali pubblici. In Italia e in Francia, dove le misure anti-fumo sono recenti, la curva della mortalità è invece ancora in crescita.

E per le donne?
Nelle donne la percentuale del tumore al polmone arriva oggi al 13% mentre la mortalità raggiunge il 23%. É interessante notare cosa è successo dalla fine degli anni ’60, e cioè dal 1968: nell’anno della rivoluzione dei costumi sessuali le donne hanno scoperto in massa il fumo di sigaretta e proprio da quel momento la curva di sviluppo del cancro polmonare, fino allora tra le più basse, ha avuto un’impennata sia in USA che in Europa. Una crescita che non si è più fermata e che alla metà degli anni ’80 ha superato negli Stati Uniti lo stesso cancro alla mammella che per decenni era stata la neoplasia femminile più diffusa. Per le donne gli effetti delle campagne anti-fumo non sono ancora evidenti: nei principali paesi industrializzati, anche se un po’ meno in Inghilterra, il tasso di mortalità per il cancro al polmone è ancora e sempre in crescita. In questo senso, purtroppo, le donne sono 30 anni in ritardo rispetto agli uomini.

I tumori legati al fumo colpiscono solo i polmoni?
No, anzi! Alle neoplasie polmonari si aggiungono i tumori della laringe, del cavo orale e dell’esofago che per il 90% dei casi sono riconducibili alle sigarette. Sempre al fumo sono collegati dal 30 al 40% dei tumori delle vie urinarie – vescica e rene – e del pancreas, e il 20% dei tumori allo stomaco e delle leucemie. Dal fumo dipendono inoltre diverse malattie respiratorie e cardiovascolari.

Torniamo alle sigarette. Perché sono così pericolose?
Perché ogni sigaretta che fumiamo contiene dalle 50 alle 60 sostanze dannose. La sigaretta (figura 4) è composta da due famiglie di sostanze: quelle gassose e quelle particolate, entrambe generate dalla bruciatura del tabacco e della carta. Tra le particolate, presenti in piccoli corpuscoli, ci sono gli elementi cancerogeni: il più famoso di tutti è il benzopirene, il classico catrame presente nel filtro. Il fumo di tabacco agisce come un aerosol: la parte gassosa, che ha l’effetto irritante che provoca la tosse, ha anche un effetto “promovente”: mette cioè in moto le cellule mutate degli elementi cancerogeni. La parte gassosa diventa così “co-cangerogena”, perché “attiva” l’azione delle sostanze particolate. La sigaretta, in questo senso, è “perfetta”: fa tutto da sola.

E la nicotina?
La nicotina, in sé, non è pericolosa. Ma è il componente che tiene in piedi la necessità di fumare. É una “droga” che alimenta il vizio stimolando il desiderio di fumare altre sigarette. Per questo ogni singola sigaretta contiene ben 1 milligrammo di nicotina! Alcuni studi dimostrano che in India, dove il consumo è in enorme crescita, le sigarette di una nota multinazionale del tabacco contengono ciascuna 2 milligrammi di nicotina. Il problema è che una parte di queste sigarette arriva in Italia di contrabbando e molti ragazzi, fumandole, assumono due volte nicotina raddoppiando il rischio di dipendenza.

Perché è dannoso anche il fumo passivo?
Il problema del fumo passivo è causato dalle nitrosamine, uno degli oltre 50 componenti nocivi delle sigarette. Due fumatori producono in un’ora dai 10 ai 200 nanogrammi di nitrosamine per metro cubo d’aria, pari a 5 sigarette. Dunque una terza persona che non fuma, costretta a stare nello stesso ambiente, è come se fumasse 5 sigarette.

L’inquinamento ambientale può aggravare i danni ai polmoni?
Sì, e questo vale per i fumatori. Gli scarichi delle auto, delle industrie, del riscaldamento possono avere incidenza sui tumori al polmone solo per chi fuma, ed è già esposto al rischio. Nei non fumatori, invece, l’incidenza dell’inquinamento ambientale non è provata. In una fabbrica negli USA esposta all’amianto, il rischio di tumore si è moltiplicato fino a 50 volte negli operai fumatori. Il fumo e l’inquinamento, purtroppo, si aiutano a vicenda.

Qual è oggi la reale dimensione dell’epidemia correlata al fumo?
Oggi nel mondo si registrano circa 900mila casi all’anno di morte per cancro al polmone. Quasi un milione di persone muoiono cioè ogni anno di tumore polmonare: è peggio dell’Aids. Ci preoccupano le proiezioni: nel 2025, per le patologie legate al fumo, si prevedono 10 milioni di morti all’anno, di cui 7 milioni nei paesi in via si sviluppo. É una guerra mondiale!

E in Italia?
Nel nostro paese abbiamo ogni anno 33mila nuovi casi e 32mila decessi, e il problema è che l’incidenza è ormai pari alla mortalità.

Il messaggio conclusivo, dottor Endrizzi?
Il messaggio da portare a casa è uno solo: l’80 per cento dei tumori si può prevenire. Dipende solo da noi.

di Alessandro Tich

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Luigi Endirizzi

Primario di Oncologia

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