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Sonnambulismo: come comportarsi con i bambini sonnambuli

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Il sonnambulismo misterioso compagno del sonno: come comportarsi con i bambini sonnambuli?

Intervista alla dottoressa Roberta Cernetti, Dirigente Servizio di Neuropsichiatria Infantile Asl 15

Le credenze popolari sul sonnambulismo si perdono nella notte dei tempi e non sono mai legate a qualcosa di positivo. L’immagine classica di una persona che cammina con le braccia tese in avanti, ha sempre destato una forma di timore. Ma di che cosa si tratta esattamente? Che cosa avviene in quella fase di disturbo del sonno che spinge una persona ad attività motorie automatiche che, solitamente, avvengono quando si è desti? Con grande curiosità, abbiamo avvicinato la dottoressa Roberta Cernetti.

Innanzitutto cos’è il sonnambulismo?
Intanto devo dire che lei ha ragione e che, come ha scritto nella premessa, spesso il sonnambulismo è stato visto come qualcosa di nefasto, perché inspiegabile. Nella classificazione dei disturbi del sonno (International Classification of Sleep Disorders 2014) il sonnambulismo è inserito all’interno del capitolo delle parasonnie. Le parassonie si associano a fenomeni vegetativi spesso intensi (sudorazione,tachicardia) e si presentano soprattutto in età evolutiva.  In particolare il sonnambulismo si verifica in corso di sonno non-REM (sonno calmo). Il sonno n.REM è diviso in 4 stadi che si succedono. Dalla stadio di sonno leggero (1°), si passa via via al 2°, 3° e infine al 4° stadio (sonno profondo): il tono muscolare gradualmente si riduce, atti respiratori e frequenza cardiaca diminuiscono.

Di cosa si tratta, più nello specifico?
Si tratta di disordini correlati al sonno (addormentamento, sonno non-REM, sonno REM) di tipo parossistico, accessuale, quasi sempre diagnosticabili in base alla raccolta delle informazioni fornite dai genitori e delle caratteristiche peculiari con cui si manifestano.

Può essere un fattore ereditario?
Certamente! Infatti spesso nell’anamnesi familiare si riscontra la presenza di disturbi del sonno in altri parenti, nel corso dell’infanzia.

Che cosa avviene nel cervello in quella fase?
L’elettroencefalogramma evidenzia un progressivo rallentamento dei ritmi con comparsa di punte al vertice e poi di attività rapida fusiforme (spindless) nelle regioni fronto-centrali dei due emisferi a cui fanno seguito onde lente sincrone (humps).

A che età può insorgere?
Gli episodi di sonnambulismo si presentano con frequenza più alta nei bambini di 8-12 anni, a 90’-120’ dall’addormentamento, durano circa 30 minuti e si possono ripetere anche 3 volte a notte. A fine evento la ripresa è graduale, sono presenti infatti confusione e disorientamento e non vi è ricordo dell’accaduto (amnesia). Nella maggior parte dei casi il bambino siede sul letto, compie movimenti automatici con le mani per liberarsi di coperte e lenzuola, si alza in piedi e cammina;  a volte torna subito sul suo letto, a volte raggiunge i genitori nella loro stanza.

Quanto è pericoloso il sonnambulismo e come fare se un nostro familiare soffre di questo disturbo?
Raramente succede, soprattutto in adolescenza, che gli automatismi siano più complessi e che quindi si possano verificare situazioni potenzialmente rischiose (tentativo di uscire di casa, di salire sulla bicicletta o di accendere motorino/auto).   Molto raramente è necessario programmare accertamenti diagnostici (EEG) per il sospetto, da parte dello specialista, che i fenomeni non siano riconducibili a un disturbo del sonno ( frequenza alta degli episodi, durata oltre i 18 anni, importanti manifestazioni motorie “stereotipate”).

Quali sono le “avvertenze” principali?
Le indicazioni utili da trasmettere ai genitori, previa rassicurazione sulla “benignità” del disturbo, includono:

  • igiene del ritmo sonno-veglia (le parassonie sono spesso indotte da riduzione/privazione di riposo);
  • eventuali risvegli programmati (il genitore risveglia il bambino prima dell’orario nel quale di solito si verificano gli episodi in modo tale da prevenirli; successivamente il bambino può imparare a sua volta a svegliarsi da solo);
  • in alcuni casi può essere necessario adottare ulteriori misure di sicurezza: chiudere a chiave la porta di casa, scegliere la camera da letto al piano terra, bloccare il cassetto in cucina che contiene utensili potenzialmente pericolosi, nascondere le chiavi del motorino…
  • il trattamento farmacologico, prescritto dallo specialista (Triptofano, Clonazepam), è riservato ad un numero molto esiguo di pazienti;

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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