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LE STELLE DALLA FINESTRA.

La testimonianza di Graziano Ruzza, il primo paziente Covid uscito guarito dalla Terapia Intensiva del Covid Hospital di Schiavonia. “Quelli che negano l’esistenza del virus sono degli egoisti che non amano l’esistenza propria e quella degli altri”.

Alessandro Tich

“Io so quello che ho passato la scorsa primavera, ho solo da ringraziare Dio e i medici che hanno trovato il modo di tenermi in vita. Quelli che negano l’esistenza del virus sono dei pagliacci, degli egoisti che non amano l’esistenza propria e quella degli altri. Non credo proprio che tutte le Terapie Intensive del mondo siano alleate a raccontare fandonie! Il virus non è un gioco, non è uno scherzo, purtroppo esiste. Ed è capace di far male, molto male. I negazionisti sono degli idioti.”

Chi ha detto queste parole non è un virologo improvvisato, né un opinionista della domenica, né un ospite televisivo, né – peggio ancora – un tuttologo da tastiera, ovvero uno di quelli sempre pronti a dispensare saggezza nei social su virus, misure di restrizione, vaccini e quant’altro. Si tratta infatti di Graziano Ruzza, 53 anni, che nella vita fa l’idraulico e abita ad Agna in provincia di Padova.

Graziano è stato il primo paziente Covid dimesso la scorsa primavera – vivo e guarito – dalla Terapia Intensiva del Covid Hospital Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia (PD), che durante la corrente pandemia, e in particolare nei mesi critici della prima metà del 2020, è diventato uno dei centri-simbolo della lotta contro la malattia da SARS-CoV-2.

Quando lo hanno stubato ed è uscito in barella dal reparto di Rianimazione, ha trovato ad accoglierlo il lungo applauso dei sanitari che hanno salutato in questo modo la fine del suo incubo. Inizialmente asintomatico, Graziano aveva capito che qualcosa non andava una mattina di marzo quando, salendo le scale, gli è mancato il fiato. Poi il ricovero d’urgenza.

“Il suo caso ci ha colpiti molto – spiega il dottor Fabio Baratto, primario del reparto Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Schiavonia – perché allora si pensava che solo i grandi anziani potessero essere colpiti gravemente dal virus. Vedere Graziano uscire dalla Rianimazione è stata una grande soddisfazione ed emozione per noi sanitari, perché finalmente cominciavamo a riconoscere i risultati dei nostri sforzi, dopo tante frustrazioni.”

Oggi l’idraulico di Agna, restituito a nuova vita, sta bene. Ha eseguito gli esami di controllo e la malattia non ha lasciato strascichi. Ha ripreso il suo lavoro che lo porta a girare nel Nord Italia e in particolare tra Milano, Bergamo e Parma. Ma dopo la sua esperienza per forza di cose indimenticabile, e adesso che siamo ancora affrontando una nuova ondata della pandemia, Graziano rinnova ad alta voce e con cognizione di causa l’invito al ferreo rispetto delle regole e alla prudenza. “Sono uno dei pochi che ce l’hanno fatta”, sottolinea mentre il ricordo di quell’essere stato sospeso tra la vita e la morte non riesce ancora ad abbandonarlo. “Quando mi hanno comunicato che mi avrebbero intubato, tutta la vita mi è passata davanti – è ancora il suo racconto -. I ricordi, quello che ho fatto e che avrei voluto fare, mia moglie, mio figlio. Un quarto d’ora dopo venivo sedato e partivo per il mio “lungo sogno”, durato 18 giorni.”

Dal problematico periodo trascorso in Ospedale Graziano Ruzza ha maturato una forte consapevolezza, che vuole trasmettere anche agli altri non essendosi ancora conclusa la “seconda fase” dell’emergenza sanitaria. “Quando mi sono risvegliato in Terapia Intensiva – afferma – attorno a me c’erano molti biglietti di incoraggiamento. Per me l’Ospedale di Schiavonia è stato come un albergo a cinque stelle. Ora ho imparato a vivere con la mascherina costantemente addosso, è la nostra cintura di sicurezza contro il virus.”

E la sua testimonianza si conclude con un appello “ai giovani e agli anziani”: “Dobbiamo tenere tutti la guardia alta e rispettare il lavoro dei sanitari, perché il virus c’è e ci sarà, non si sa ancora per quanto. Se verranno introdotte ulteriori restrizioni, poi staremo tutti a casa.
A guardare le stelle dalla finestra.”

Alessandro Tich

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