• Informasalute N.83

    Informasalute N.83

    Maggio 2021

    Erika Stefani

    UN MINISTRO PER LE DISABILITÀ

    Leggi tutto

  • Informasalute N.82

    Informasalute N.82

    Marzo 2021

    Carlo Bramezza

    PRIORITÀ VACCINI

    Leggi tutto

  • Informasalute N.81

    Informasalute N.81

    Febbraio 2021

    Giovanni Menegon

    UNA LAUREA PER LA RINASCITA

    Leggi tutto

stent medicati arterie ostruite

Stent Medicati: usati per le arterie ostruite

stent medicati arterie ostruite

Stent Medicati: una tecnica sempre più usata e sicura per le arterie ostruite!

Intervista al dott. Roberto Verlato, direttore dell’UOA Cardiologia di Camposampiero.

Da oltre 15 anni l’angioplastica con successivo impianto di uno stent viene usata per il trattamento delle coronaropatie, in particolare infarto miocardico acuto, sindromi coronariche acute, angina pectoris. L’inserimento di uno Stent Medicato o non, serve a ripristinare il flusso sanguigno attraverso una o più arterie coronarie parzialmente o totalmente ostruite. Si tratta di un intervento molto usato oggi nella cura delle malattie coronariche perché evita in moltissimi casi l’intervento chirurgico tradizionale, il cosiddetto bypass aorto-coronarico, e la degenza è brevissima, qualche giorno. L’angioplastica con stent coronarico rappresenta oggi la terapia più rapida ed efficace per la cura delle malattie coronariche. L’impianto di uno stent è una procedura invasiva ma relativamente rapida e sicura ed è sempre preceduta dalla cosiddetta angioplastica coronarica, termine che indica la dilatazione del vaso sanguigno nel punto in cui è parzialmente occluso mediante un palloncino che viene gonfiato all’interno del vaso creando spazio per la successiva applicazione dello stent. In questo modo al termine dell’intervento il flusso sanguigno è ripristinato e i problemi creati dall’ostruzione risolti.

Cosa sono e a cosa servono gli “stent medicati”?
Gli “stent” sono dei cilindretti cavi espansibili, di diversa lunghezza e di diverso calibro, che si utilizzano per ripristinare il flusso sanguigno attraverso una arteria parzialmente o completamente ostruita. Gli stent sono costruiti con particolari leghe metalliche che sono al contempo a-traumatiche, altamente biocompatibili, elastiche, espansibili, e resistenti agli stress meccanici applicati in diverse direzioni. Se una arteria, (più comunemente una coronaria, cioè una arteria che serve a nutrire il muscolo cardiaco) è parzialmente ostruita, il sangue passa in minore quantità e con una pressione più bassa al di là del restringimento, chiamato stenosi. Per riaprirla si esegue una “angioplastica” che consiste in una dilatazione con un palloncino inserito nell’arteria stessa, che viene gonfiato a livello della stenosi. In questo modo il materiale che causa il restringimento viene schiacciato verso l’esterno e il lume del vaso si allarga. Per evitare che il materiale schiacciato dalla dilatazione si frammenti, embolizzi, causi coagulazione immediata del vaso, o ritorni verso l’interno del vaso dopo l’angioplastica si applica uno stent che viene poi espanso contro le pareti del vaso. Lo stent costituisce una sorta di armatura che tiene bene aperte le pareti del vaso. Gli stent costruiti solamente in lega metallica si chiamano BMS , acronimo per indicare “Bare Metal Stent”. Questo tipo di stent è stato il primo ad essere utilizzato in terapia negli esseri umani, e ben presto ci si è accorti che in una elevata percentuale di pazienti si riformava una stenosi (restringimenti) all’interno dello stent, dovuta a una rapida ricrescita del tessuto che copre riveste i vasi sanguigni al loro interno. Questo fenomeno si chiama proliferazione o iperplasia neo-intimale ed è la causa della restenosi dello stent nella gran parte dei pazienti. Gli stent medicati, indicati con l’acronimo DES (che sta per Drug Eluting Stent) sono costituiti dalla stessa lega metallica dei BMS ma le maglie dello stent sono completamente imbevute da un farmaco chemioterapico che impedisce la crescita di cellule all’interno dello stent. I chemioterapici sono i farmaci usati dagli oncologi per la cura dei tumori. A bassissime dosi migliorano tantissimo l’efficacia delle angioplastiche con stenting in quanto la proliferazione intimale viene bloccata dal chemioterapiaco che viene rilasciato lentamente dallo stent stesso, e agisce per mesi e mesi. Ci vuole circa un anno affinché sia completamente esaurito il rilascio di farmaco da parte dello stent, anche se l’azione è massima nei primi 3-6 mesi a seconda dello stent. Nella pratica clinica ormai si utilizzano quasi esclusivamente stent medicati e i BMS si riservano a situazioni molto particolari e relativamente rare. In questo modo la restenosi intrastent è un fenomeno sempre più raro, osservato ormai in meno del 2% dei pazienti trattati”. Gli stent medicati possono essere usati in diverse situazioni e per il trattamento di diverse arterie, le coronarie, l’aorta, la carotide, le arterie degli arti inferiori.

Ma quali sono le patologie che causano l’ostruzione di queste condutture?
Gli stent sono sempre più utilizzati per la cura delle malattie dei vasi sanguigni, sia arterie e di recente anche le vene. La procedura più eseguita in assoluto è l’angioplastica coronarica, che rappresenta il trattamento più efficace per l’infarto miocardio acuto, per altre sindromi coronariche acute e per l’angina pectoris. Ma tutte le arterie possono essere curate in questo modo, più comunemente le arterie renali, le arterie iliache e femorali, meno spesso le carotidi. L’indicazione all’applicazione di uno stent sono i sintomi di scarso afflusso sanguigno all’organo nutrito dall’arteria parzialmente ostruita. Per le coronarie il dolore toracico; per gli arti inferiori il dolore ai muscoli delle cosce o polpacci che compare camminando; per le renali l’ipertensione o l’insufficienza renale . In effetti in questi casi l’arteria può essere immaginata come una conduttura semi ostruita. Nell’aorta invece il problema è il contrario, quindi non la parziale ostruzione del vaso ma la sua eccessiva dilatazione. La dilatazione dell’aorta viene chiamata aneurisma aortico, che può essere localizzato nell’aorta intratoracica o nel tratto addominale. E’ possibile curare questi aneurismi posizionando un grosso stent all’interno del vaso, sufficientemente lungo da coprire il colletto superiore e inferiore dell’aneurisma che viene in questo modo escluso dalla corrente ematica. In pratica si ricostruisce una parete vasale nuova nel tratto dilatato, rappresentata dalle maglie dello stent. Con il passare delle settimane lo stent viene completamente inglobato nella parete del vaso e diventa l’unica parte, l’aneurisma viene così completamente escluso.

Quali le patologie che causano l’ostruzione delle arterie o la formazione di aneurismi?
Nella quasi totalità dei casi la causa è unica, e si chiama aterosclerosi. Con l’invecchiamento purtroppo tutte le nostre arterie vanno incontro a processi aterosclerotici più o meno diffusi. Ma in alcune persone si manifestano prima e o in maniera più drammatica, in altri molto meno. I fattori di rischio aggiuntivi per le malattie delle arterie sono ben conosciuti: il fumo di sigarette, l’ipertensione arteriosa, il colesterolo elevato, il diabete, l’inattività fisica sono tutti fattori di rischio coronario / aterosclerotico maggiori. Esiste anche una componente eredo-famigliare e una legata al sesso maschile, entrambe ovviamente non “curabili”.

Applicare uno stent è un’operazione rischiosa?
Tutte le operazioni sono rischiose,nessuna è a rischio zero. Entrare nel cuore, nell’aorta, nelle arterie con gli strumenti e le guide necessarie a completare l’intervento richiede esperienza, l’uso di strumenti particolari come l’uso di raggi X, mezzo di contrasto per visualizzare i vasi sanguigni, farmaci anticoagulanti e antitrombotici per ridurre le complicanze trombotiche e tromboemboliche durante e dopo l’intervento. Pertanto per definizione ogni procedura di interventistica cardiovascolare comporta un certo rischio che si può ridurre ma non eliminare completamente. Ad esempio, esiste il rischio di complicanze meccaniche: i vasi non sono di acciaio, e possono essere perforati o rotti o dissecati, con conseguenze potenzialmente gravi. Anche il rischio di formazione di coaguli o microcoaguli o microbolle di aria è implicito ogni qual volta s’inserisce un corpo estraneo all’interno del cuore o vasi sanguigni. E anche questo è rischio non evitabile. Per evitare le complicanze trombotiche e tromboemboliche è necessaria una anticoagulazione spinta durante e dopo la procedura con farmaci in associazione, e questo comporta un inevitabile rischio emorragico. Infine, le reazioni allergiche a mezzo di contrasto, o l’insufficienza renale, per fortuna di solito transitoria, legata al mezzo di contrasto, sono possibili e non sempre prevedibili. Questo lungo elenco di rischi potenziali non deve spaventare. Eseguire interventi cardiovascolari in maniera tradizionale, con la chirurgia classica, comporta rischi di gran lunga maggiori, con degenze ospedaliere e costi correlati molto superiori . Il rapporto rischi/benefici degli interventi di angioplastica e posizionamento di stent vascolari è assolutamente spostato in favore dei benefici.

Una volta posizionati, gli stent restano lì per sempre o si devono rimuovere?
Una volta posizionato in sede, lo stent non va più rimosso; con il passare del tempo viene completamente inglobato nella parte del vaso e diventa invisibile; solo utilizzando tecniche radiologiche può ancora essere identificato. Quindi gli stent una volta collocati in un vaso resteranno lì per sempre.

Quali sono i rischi post-operatori?
I rischi post-operatori sono molto bassi, e riguardano l’1-2% degli stent. Il rischio più importante e più comune è la formazione di trombo all’interno dello stent. Il trombo è un coagulo di sangue che si forma per stratificazione delle piastrine sulle maglie dello stent, e può crescere fino a portare alla occlusione del vaso. Il trombo può formarsi molto rapidamente, anche in pochi minuti. Per questo dopo l’applicazione di uno stent, in particolare se medicato, il paziente deve assumere per 12 mesi una doppia terapia antiaggregante piastrinica con due farmaci in associazione. Di questi due farmaci uno è sempre l’aspirina a dosi di 75-100 mg al giorno il secondo è un farmaco che inibisce l’aggregazione piastrinica attivata dall’adenosina più comunemente si usa il clopidogrel; in casi selezionati prasugrel o ticagrelor. Per nessun motivo il paziente deve sospendere questa doppia terapia antiaggregante senza aver prima consultato il cardiologo, in particolare nel primo mese dopo l’angioplastica. Il rischio di trombosi scompare dopo il primo anno, e per questo uno dei due antiaggreganti viene sospeso trascorsi 12 mesi”.

Dott. Verlato, parliamo ora di convalescenza, ci può dire qualcosa sul periodo post-operatorio?
La convalescenza dopo l’intervento è brevissima, soprattutto in caso di angioplastica coronarica; se l’accesso arterioso avviene per via radiale, cioè da un polso, il rischio di emorragia post intervento è quasi assente. La convalescenza dipende dalla gravità della malattia, dall’età del paziente, dalle altre patologie associate, non dalla procedura in sé. In un paziente giovane e altrimenti sano, le dimissioni avvengono dopo 24-48 ore, il paziente deve osservare un periodo di riposo di una settimana circa, poi riprende le attività abituali. Si consiglia sempre di eseguire un ciclo di riabilitazione ambulatoriale prima di una completa ripresa di ogni attività lavorativa e/o sportiva.

Qualche consiglio per evitare il più possibile le cause di ostruzione?
I consigli per ridurre la probabilità di malattie cardiovascolari sono semplici e ormai ben noti: una dieta ricca di vegetali, frutta, olio di oliva, pesce e povera di grassi (la cosiddetta dieta Mediterranea); un controllo del peso corporeo; attività fisica regolare; per chi soffre di glicemia tendenzialmente elevata una cura particolare per ridurre al massimo l’introito di zuccheri che facilitano la comparsa di diabete; mantenere il colesterolo totale a valori possibilmente inferiori a 200; controllare la pressione arteriosa; abolire completamente il fumo di sigaretta. L’attività fisica regolare tra tutti i provvedimenti preventivi sembra essere quella a maggior impatto sulla sopravvivenza nella popolazione generale. Pertanto è consigliata a tutti e a tutte le età.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute


InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):