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Violenza di genere - stereotipi di genere

Stereotipi e violenza di genere

L’educazione alla parità

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A colloquio con la dottoressa Elisa Carraro, psicologa e psicoterapeuta   presso Spazio Donna. 

  Dal 2009 ad oggi, 140 donne hanno fatto riferimento allo sportello Spaziodonna di Bassano: 56 di queste hanno presentato una problematica di violenza o stalking. Tradotto in percentuale, si tratta del 40% delle richieste.  “In questa cifra – commenta Elisa Carraro, da 3 anni psicologa di Spazio Donna – mancano tutte le donne che non arrivano mai ad esplicitare tali vissuti… la maggior parte delle donne che subiscono violenza non denuncia il fatto e anche coloro che giungono da noi il più delle volte hanno bisogno di essere accompagnate per dare voce a ciò che stanno vivendo. Ci sono ferite che lasciano tracce, fisiche e psichiche, ferite che incidono i corpi e le menti, che invadono i confini della propria intimità e dei propri affetti più profondi”. Di violenza sulle donne, di stalking ma anche e soprattutto di femminicidio leggiamo quotidianamente sui giornali. Titoli taglienti e parole pesanti, che fanno da contrappunto ad una ben più fitta ma spesso invisibile trama di vissuti e situazioni difficili da portare interamente alla luce. “Questo modo urlato di dire – commenta Elisa – stride tantissimo con il silenzio e il sottovoce delle donne che arrivano da noi. Storie cariche di sofferenza, donne poco convinte, che riescono con enorme fatica ed indecisione ad esplicitare violenze che durano da anni”. Ciò di cui invece non si parla mai abbastanza sono le reali differenze di genere: ciò che rende unici uomini e donne, la vera cultura di genere. Questa carenza diventa terreno fertile per la nascita e la perpetuazione di stereotipi che, con un salto logico spesso sottovalutato, si trasformano in presupposti di possesso da un lato, dipendenza dall’altro.C’è un collegamento stretto tra stereotipi e violenza – commenta Elisa Carraro perché quest’ultima dipende da come uomini e donne instaurano dei legami tra di loro. Se manca il concetto di relazione alla pari, di simmetria e scambio, se invece vi è una relazione di potere in cui qualcuno sta sopra e l’altro sta sotto, allora interviene una disparità di genere che può trasformare la donna nell’oggetto dell’uomo”. Per cambiare le cose, la strada è quella della cultura, una cultura che fin dalla tenera età cancelli stereotipi rischiosi, che relegano i sessi all’interno di stretti confini comportamentali. “La donna è quella che fa da psicologa al marito – racconta Elisa -: così mi ha detto un adolescente. E’ indiscutibile la delicatezza e le capacità di una donna che sceglie di accudire e prendersi cura degli altri, il problema è quando questo atteggiamento genera la pericolosa deduzione secondo cui la donna non può avere un lavoro e deve occuparsi solo di casa e figli. Parità di genere non significa annullare le differenze ma valorizzarle, capire quali sono le differenze biologiche e quelle culturali, che nascono dalla società, per dare a ciascuna il giusto peso. Gli stereotipi emergono da frasi di uso comune, che ripetiamo ogni giorno ai bambini:una semplice affermazione come “Non piangere, fai l’ometto” può precludere ai figli maschi la possibilità di esprimere le proprie emozioni con affermazioni. “E’ rischioso – commenta Elisa Carraro – perché se questo incitamento diventa uno schema rigido e immodificabile, se un maschio impara ad esprimere le proprio emozioni solo ed esclusivamente attraverso la forza, le conseguenze sono facilmente immaginabili”. Una volta una bambina della scuola primaria parlandomi delle differenze tra maschi e femmine mi ha detto. “le femminucce amano il rosa, i maschietti l’azzurro”. O forse dicono di amarli perché così è loro insegnato. I bambini amano giocare con le automobiline e le bimbe con le bambole. Ma è solo e davvero così? E poi ancora: le donne non sanno guidare, agli uomini viene spontaneo. “La donna  – spiega la psicoterapeuta–  si convince di non saper guidare o parcheggiare, quindi non si esercita, ha meno bravura ed esperienza e si preclude un futuro più soddisfacente e, soprattutto, meno indipendente”.  Il primo compito spetta ai genitori, poi agli educatori, poi alla società nel suo insieme. I genitori per primi – ragiona Elisa Carraro – dovrebbero cercare di coinvolgere sia maschi che femmine nella cura della casa e in tutti i compiti domestici. Stare attenti a non usare stereotipi per leggere il mondo che li circonda perché diventano poi schemi immodificabili per i loro figli.  Ci vorrebbero poi investimenti importanti, per progetti nelle scuole, progetti di prevenzione per imparare a gestire i conflitti nel rispetto e la valorizzazione reciproca. Servono supporti e sostegni alle donne che subiscono violenza: case protette, centri antiviolenza a cui andare a chiedere aiuto. E serve una legge più efficace”.  Alla base di tutto, la capacità non ovvia di distinguere amore e possesso, di capire che differenza di genere non si traduce in superiorità/inferiorità: sembrano concetti semplici, ma si tratta di argomenti intimamente correlati con il vissuto personale di ciascuno e la società di appartenenza.   Spazio donna: le donne per le donne Spaziodonna è nato come spazio di consulenza psicologica e legale rivolto solo alle donne per problematiche diverse, per diventare nel tempo un vero e proprio centro antiviolenza. Spaziodonna è a disposizione delle donne per mettere in comune esperienze, saperi e professionalità. Si possono trovare informazioni, servizi, consigli, aiuti pratici e risposte. Lo sportello è presso l’Associazione Questacittà, in via Schiavonetti 8 a Bassano del Grappa. Tel/fax 0424 521483; cellulare: 366 1537585, email spaziodonna@hotmail.it Lo sportello è operativo il martedì dalle 18 alle 20, il mercoledì dalle 16 alle 18.30, il venerdì dalle 8.30 alle 12.30

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Dr.ssa Elisa Carraro

Psicologa e psicoterapeuta presso lo sportello Spazio Donna di Bassano

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