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Tecnologie all’avanguardia per la radioprotezione dei pazienti

Radiologia2

Radiologie di Cittadella e Camposampiero con tecnologie all’avanguardia per la radioprotezione dei pazienti: dal controllo costante delle radiazioni al riconoscimento europeo.

Nell’Ulss 15 è da tempo avviato un processo per la progressiva riduzione della dose di radiazioni erogata con gli esami radiologici. Stiamo parlando di un riconoscimento europeo a 5 stelle, in merito alla radioprotezione, rilasciato all’Ulss 15 Alta Padovana nell’ambito del progetto Eurosafe Imaging dell’European Society of Radiology. Un “premio” dato a quelle Radiologie che dimostrano un elevato livello di tecnologia e una documentata attenzione alla riduzione dell’esposizione alle radiazioni del paziente, delle donne e dei bambini in particolare. Per chiarire quali sono i benefici che hanno gli Utenti dell’Ulss 15 dalla riduzione di dose ne parliamo con il dott. Ernesto Bissoli, direttore del Dipartimento dei Servizi dell’Ulss.

Dott. Bissoli, ci parli del progetto Eurosafe Imaging dell’European Society of Radiology.

«È un’iniziativa dell’European Society of Radiology che ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione dei medici e dei tecnici di radiologia sui problemi connessi all’esposizione a scopi diagnostici della popolazione. L’Eurosafe Imaging si articola in iniziative di aggiornamento e di verifica on line della qualità della dotazione tecnologica delle unità operative di radiologia. Eurosafe inoltre permette l’autovalutazione dell’attività dei professionisti nel ridurre il quantitativo di radiazioni erogate a scopi diagnostici e favorisce l’adozione di comportamenti di qualità “dosimetrica” senza perdita di qualità informativa diagnostica. L’adesione ad Eurosafe imaging è stata una felice iniziativa del dott. Luca Cancian, direttore della radiologia di Cittadella, che si è prodigato per questo riconoscimento».

Cosa provocano al corpo umano l’esposizione alle radiazioni per scopi diagnostici?

«Innanzitutto bisogna evitare inutili allarmismi. Solo le radiazioni ionizzanti possono essere dannose, anche gravemente, per la salute. Non tutte le macchine radiologiche danno radiazioni; per esempio non le danno l’ecografia e la risonanza magnetica. Le radiazioni per scopi diagnostici sono erogate dalle apparecchiature di radiologia standard, meglio dette di radiologia convenzionale e dalla tomografia computerizzata (comunemente chiamata TAC) per ottenere immagini del corpo del paziente e così diagnosticarne le malattie. Purtroppo anche la modica dose di radiazioni ionizzanti erogate per scopi diagnostici, pur essendo molto inferiore a quella erogata durante le radioterapie, determina una certa piccola quota di danno cellulare; danno che solitamente viene del tutto riparato dagli automatismi di riparazione del nostro organismo che ne neutralizzano gli effetti. Si deve comunque considerare che anche la semplice ordinaria esposizione al sole comporta inevitabilmente una certa dose di radiazioni, la cosiddetta radiazione naturale. In qualche particolare e sfortunato individuo, per una molteplicità di fattori non tutti ben conosciuti, i meccanismi di riparazione dei danni cellulari da radiazioni non sono sufficientemente efficienti. In questi individui possono svilupparsi dei tumori cosiddetti radioindotti. Per fare un esempio, alcuni autori sostengono, con loro dati statistici, che ogni 100.000 mammografie si può arrivare a causare fino a 5 tumori radioindotti. Nel contempo però non possiamo non avere ben presente che ogni 1000 mammografie di screening si trovano in media 8 tumori delle mammelle. In questi ultimi anni è molto aumentato il ricorso a indagini diagnostiche che comportano dosi di radiazioni perché è notevole la qualità e quantità di informazioni che riusciamo ad avere da esami come le TAC e quindi ne è aumentata la richiesta da parte dei medici delle diverse specialità cliniche. Oggigiorno infatti la TAC è l’apparecchiatura radiologica che eroga il maggior numero di radiazioni. È stato calcolato che nei paesi avanzati l’esposizione a radiazioni della popolazione generale è raddoppiata rispetto alla sola radiazione naturale solare e questo proprio grazie alla TAC. E’ importante quindi sottoporsi ad esami radiologici in genere e alla TAC in particolare, solo per richieste motivate ad ottenere informazioni clinicamente significative e necessarie».

Perché la TAC da tante radiazioni e perché la si usa così di frequente?

«È un’apparecchiatura che permette di studiare il corpo umano dividendolo in slice (fette nel piano assiale) di pochi millimetri di spessore e, se clinicamente necessario, anche inferiori al millimetro. Le immagini così ottenute vengono poi ricostruite al computer nei vari piani di interesse, anche con ricostruzioni tridimensionali, così da ottenere la migliore visualizzazione possibile della parte ammalata e facilitare la corretta interpretazione della patologia. La TAC quindi da informazioni di sede, vascolarizzazione, dimensioni e volume della malattia, informazioni assai utili e talora indispensabili per i vari specialisti, per esempio per il chirurgo o per l’oncologo. La TAC eroga discrete dosi di radiazioni proprio perché fa scansioni millimetriche del corpo del paziente solitamente in almeno due fasi: nelle condizioni di base, cosi com’è (TAC diretta) e dopo averne colorato gli organi con un colorante a base di iodio (TAC con mezzo di contrasto). La quantità media di radiazioni erogate solitamente va da 4-5 volte l’esposizione naturale di un anno fino a circa 20 volte: TAC del corpo intero (TAC total body) con più fasi diagnostiche».

Avete dovuto aggiornare alcuni macchinari per far fronte alla necessità di ridurre l’esposizione ai raggi della popolazione?

«Sì! Alla fine del 2015 entrambe le TAC dalle radiologie di Cittadella e di Camposampiero hanno avuto un aggiornamento complesso e costoso che le ha rese in grado di produrre esami di qualità e con dosi di radiazioni ridotte di circa un 30-40%. Oggi un paziente che esegue una TAC negli ospedali di Cittadella e a Camposampiero prende circa il 30-40% di raggi in meno rispetto alle TAC di altri presidi e strutture. Inoltre, con questo aggiornamento, abbiamo dotato le nostre TAC del sotfware Dose Watch, ossia un software che raccoglie, monitora ed elabora su un server on line la dose erogata al singolo specifico paziente. Dose Watch permette il continuo confronto dei dati dosimetrici del singolo paziente rispetto agli standard locali e internazionali, verificando la correttezza delle modalità di esecuzione della specifica indagine TAC e permettendo quindi continui miglioramenti dei nostri protocolli».

Ci sono anche dei controlli interni che monitorano le emissioni di radiazioni?

«Sì certo. Ad ogni esame TAC viene archiviato, nell’archivio digitale dell’azienda, un report di tutti i parametri di dose che il paziente ha assorbito durante l’esame. Abbiamo poi queste altre forme di controllo previste dalla normativa vigente:

  • Le verifiche di tutte le apparecchiature radiologiche dei due ospedali fatte annualmente da un Fisico abilitato a questa attività tramite un esame di stato e definito esperto qualificato. Questi controlli prevedono complesse e dettagliati misure, eseguite con specifiche attrezzature, che permettono di certificare l’idoneità e la qualità delle nostre apparecchiature che erogano radiazioni ai fini medici;
  • le manutenzioni bimestrali che, da contratto di manutenzione, le varie ditte effettuano sulle diverse apparecchiature radiologiche per mantenerle nelle ottimali condizioni di efficienza;

Credo quindi di poter concludere che la radioprotezione del paziente è un comportamento ben radicato nell’esperienza e nella consapevolezza dei nostri medici e tecnici di radiologia. La loro professionalità nel corretto utilizzo delle apparecchiature di diagnostica per immagini e la loro capacità di tenere sempre alta l’attenzione sui parametri di dose al paziente mi permette di affermare, con orgoglio, che apparteniamo a realtà organizzate in grado di dare sempre il miglior bagaglio informativo con un dosaggio il più basso possibile».

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

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