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Tiroide: donne a rischio neoplasia

Tiroide Donne a Rischio

Tiroide: a rischio neoplasia soprattutto le donne. Fra le cause anche Chernobyl!

Intervista al dott. Massimo Marchetti – struttura complessa medicina interna responsabile di Endocrinologia dell’ospedale di Bassano.

Era il 26 aprile 1986  e nella centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina, vicino al confine con la Bielorussi, avvenne l’esplosione del reattore numero 4. Di tempo ne è passato ma gli strascichi di quella nube nucleare che raggiunse anche il nostro paese, si fanno ancora sentire. Fra questi, anche le neoplasie alla tiroide.

Parliamo dell’incremento del tumore alla tiroide.
Nei Paesi a maggiore  sviluppo economico , l’incidenza dei tumori tiroidei è aumentata in modo significativo negli ultimi due decenni, probabilmente per l’aumento delle diagnosi legate al diffondersi dell’ecografia tiroidea e dell’agoaspirato tiroideo con una preponderanza nel sesso femminile. Nelle donne italiane di età compresa tra 30 e 50 anni, il tumore della tiroide è oggi ai primissimi posti per incidenza. D’altro canto, basti pensare che il rapporto uomini/donne nelle patologie tiroidee è di circa 1 a 7. Possiamo quindi affermare che sicuramente la preponderanza è tutta al femminile.
Quanto Chernobyl ha contribuito all’aumento di disturbi legati alla tiroide?
La vecchia storia dell’esplosione del reattore nucleare ha influenzato l’ aumento dell’ incidenza sia di neoplasie che di patologie tiroidee in generale. Sappiamo per certo, ad esempio, che nei paesi limitrofi dove è successo l’incidente,  sono stati riscontrati casi di neoplasia tiroidea addirittura nei bambini, cosa che nelle altre parti del mondo è quasi impossibile. Ma dobbiamo tenere presente che la nuvola famosa è arrivata anche in Europa, purtroppo anche in Italia e le conseguenze si sono allungate negli anni.

Quali possono essere altri fattori che contribuiscono all’aumento delle patologie alla tiroide?

Gli altri fattori che contribuiscono alla patologia tiroidea sono ambientali tipo la carenza di iodio, visto che la nostra zona ne è carente da sempre (ad esempio nell’acqua o nel sale). Devo dire che da qualche tempo vige l’obbligatorietà di iodare il sale in commercio, anche se i risultati benefici si vedranno a lungo termine. Altri fattori  importanti sono  quelli genetici (come la  familiarità) e socio-sanitari.

Lei parla di un’ incidenza maggiore legata alle patologie della tiroide. A cosa si riferisce esattamente?
Parlo, ad esempio, dei nodi tiroidei e quindi alla possibilità che vi siano tumori. Questo dipende dal fatto che moltissimi nodi tiroidei vengono scoperti incidentalmente con esami diagnostici fatti per altri motivi. Mi riferisco alla TAC, alla Risonanza Magnetica, ed agli esami doopler del collo che evidenziano spesso la presenza di nodi misconosciuti che poi vanno studiati.

Un tempo si parlava di nodulo caldo, nodulo freddo. Si usa ancora questo termine e quale la differenza?

E’ vero. Tale termine si usava maggiormente un tempo, perché veniva fatta più spesso la scintigrafia tiroidea, esame che definiva il grado di funzionalità della lesione in esame ( nodo caldo funzionante o freddo non funzionante). Tuttavia questa indagine non è utile per definire la natura benigna o maligna del nodulo e pertanto la sua esecuzione va riservata a casi particolari.  Devo anche aggiungere che la terminologia “nodulo caldo o freddo” in realtà non vuol dire nulla, nel senso che a volte ci può essere un nodo freddo e rappresentare la patologia più benigna della tiroide che è la cisti tiroidea. Al contrario, nodo caldo non può assolutamente darci la certezza che non ci troviamo di fronte ad un tumore. Ciò che ha sostituito per importanza la scintigrafia è l’ ecografia tiroidea che ha un ruolo centrale nell’inquadramento iniziale della patologia nodulare tiroidea, grazie alla capacità di individuare le lesioni a maggior rischio di malignità. Comunque, l’esame  gold standard per la definizione  del rischio neoplastico tiroideo è l’esame citologico mediante  agoaspirato ecoguidato (esame che regolarmente pratichiamo presso il nostro centro).

La tecnologia ha quindi fatto passi da gigante. Di tumore alla tiroide si può guarire?

Questa è una bella domanda perché posso affermare che della forma più frequente che è il carcinoma papillare differenziato della tiroide si guarisce, eccome! Addirittura si arriva al 90-95% dei casi, come vede una percentuale altissima, purchè la diagnosi sia fatta tempestivamente. Vi sono altre forme di  tumore tiroideo  che sono più agressive ma anche, debbo dire, molto piu rare (rapporto 9/1).  Ripeto quindi  che di tumore differenziato della tiroide si può guarire grazie alla chirurgica , ed alla possibilità di eseguire, ove necessario, un trattamento ablativo con  iodio radioattivo, eliminando quindi gli evetuali residui di malattia.

di Angelica Montagna

Angelica Montagna

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