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Tracce… di comunità

Caterina Zarpellonfoto BREDA a tracce Intervista all’assessore ai servizi alla persona del Comune di Bassano, Lorenza Breda Passare dall’assistenzialismo alle reti solidali, superare il mero stanziamento di contributi economici per arrivare al coinvolgimento di tutto il territorio nelle attività di sostegno e di reinserimento nel tessuto sociale dei soggetti più deboli. A Bassano c’è un modo nuovo di fare welfare, basato non più, o non solo, sull’erogazione di fondi per l’assistenza ad anziani, famiglie in difficoltà, minori o disabili, ma sull’integrazione e il coordinamento di tutte le realtà locali attive nel campo del volontariato, dell’educazione, dell’assistenza. “E’ finito il tempo del welfare come forma assistenziale o come forma di presa in carico integrata tra servizi sociali e sanitari – osserva l’assessore ai servizi alla persona del Comune di Bassano Lorenza Breda -. Oggi si parla di welfare comunitario: bisogna cioè valorizzare le risorse umane del territorio per ricreare delle reti di comunità”. Ed è proprio questo il percorso che l’ Assessorato Servizi alla Persona del Comune di Bassano del Grappa ha intrapreso già da qualche tempo; una scelta dettata in parte dalle necessità contingenti, perché la crisi ha assottigliato i fondi economici a disposizione degli enti pubblici e accresciuto i bisogni, e in parte obbediente a motivazioni più profonde, perché oggi più che mai è necessario riscoprire il valore delle relazioni umane, del reciproco aiuto, della partecipazione alla vita della propria comunità, sia essa il quartiere, la parrocchia o la scuola. Per far questo la municipalità bassanese sta portando avanti delle progettualità che puntano alla valorizzazione delle associazioni di volontariato cittadine e alla loro interazione e sta mettendo a punto delle azioni innovative per la disabilità o per l’emergenza occupazionale. Piani in cui a darsi da fare non è solo l’ente pubblico o un singolo sodalizio, ma sono tutti gli attori del territorio: terzo settore, aziende, scuole, parrocchie, comitati di quartiere… Assessore Breda, come è iniziato e come si sviluppa questo grande percorso? “Attraverso il progetto “Tracce” abbiamo intrapreso un cammino assieme alle associazioni e abbiamo cercato di capire cosa significa essere volontari oggi, qual è il futuro del volontariato e come queste realtà possono inserirsi nel territorio e rispondere alle necessità di una determinata area. Inoltre, per far crescere il volontariato giovanile, abbiamo voluto puntare anche sulle scuole, specialmente quelle ad indirizzo sociale e, sempre in collaborazione con le associazioni, promuoviamo stage formativi all’interno di progetti specifici”. Può farci un esempio concreto di welfare comunitario? “Ad ottobre partirà un nuovo progetto che si chiama “L’ottavo giorno” e che ben incarna lo spirito di queste politiche innovative. Si tratta di un’iniziativa rivolta ai minori con disabilità gravissima ed è promossa da una cooperativa bassanese che, assieme al Comune e all’Azienda sanitaria, intende avviare un percorso educativo e di presa in carico per alcuni ragazzini (di età compresa tra i sei e i 14 anni) con handicap molto gravi. La particolarità del progetto e la vera novità è che sia le famiglie di questi minori sia i loro vicini, i compagni di scuola, i volontari della parrocchia o del quartiere saranno coinvolti nelle attività di sostegno ed educazione. L’obiettivo è infatti quello di creare attorno ai ragazzini e alle loro famiglie una rete di volontariato che rimanga e sia radicata e che integri i percorsi Individualizzati .Nella fase iniziale del progetto entreranno in azione degli educatori che si occuperanno dei minori e allo stesso tempo provvederemo  a formare i volontari destinati poi a creare una rete stabile di solidarietà sociale”. In uno scenario di questo tipo, qual è il ruolo dei servizi sociali comunali? “Chiaramente all’ente pubblico spetta il compito di coordinare iniziative come queste, di educare al welfare e di promuovere politiche sociali innovative. Oggi non si può più pensare di erogare dei contributi economici senza avere alle spalle un’adeguata progettazione”. I Comuni tuttavia, specialmente in questi tempi, sono sommersi da richieste di aiuti finanziari, specialmente da parte di persone che hanno perso il lavoro… “Anche le politiche di sostegno al reddito sono cambiate. E’ vero: si continuano a stanziare risorse per famiglie o singoli in difficoltà ma, dov’è possibile, si cerca di legare questi contributi a dei tirocini formativi, magari all’interno di aziende del territorio. In questo modo non si dà più un’elemosina ma si offre un’opportunità di reinserimento lavorativo alle persone. Può capitare, infatti, che al termine dello stage formativo il titolare dell’impresa decida di assumere o di prolungare il rapporto professionale con il tirocinante. In quest’ottica, si è deciso di allargare il tavolo del lavoro anche ai rappresentanti delle categorie economiche e al terzo settore, in maniera tale da trasformare gli aiuti economici in prestazioni lavorative”. E sul piano dell’assistenza agli anziani? Quale politica ha adottato la vostra Amministrazione? “Noi crediamo che sempre più in futuro sarà necessario proteggere le persone anziane, specialmente quelle non autosufficienti, all’interno del loro nucleo familiare. Dobbiamo quindi aiutare le famiglie che decidono di accudire in casa i propri cari anziani. Qui a Bassano, in via Ognissanti, da un anno è attivo un centro diurno dedicato proprio agli over 65 che non sono più in grado di badare a se stessi. La struttura accoglie circa una trentina di persone, è gestita dalla cooperativa Bassano Solidale che garantisce la presa in carico delle singole problematiche della persona anziana non autosufficiente e delle loro famiglie, compreso trasporto su richiesta”.

Caterina Zarpellon

Redattrice InFormaSalute


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