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Tumore al seno, curarlo si può

Paola Mazzocchin   A colloquio con il dr. Carlo Racano, direttore dell’Unità di Patologia della Mammella dell’Ulss 15 – Alta Padovana  Il carcinoma al seno è il tumore femminile più diffuso. Ogni anno in Italia si verificano più di 30.000 nuovi casi.  La buona notizia è che la ricerca scientifica, negli ultimi 30 anni, ha fatto passi da gigante e il carcinoma della mammella è oggi sempre più curabile.  La prevenzione è fondamentale. Perché le possibilità di guarigione aumentano quando la malattia viene diagnosticata nella fase iniziale, come ci spiega il dr. Carlo Racano, direttore dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale – Area Chirurgica di Senologia dell’Azienda Ulss 15 “Alta Padovana”. – Dr. Racano, quali sono le donne più a rischio di tumore al seno? – “C’è una maggior incidenza nella donne tra i 50 e i 69 anni . Uno studio americano ha rilevato che la terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa può favorire l’insorgere della malattia. Negli USA la riduzione di questa terapia ha ridotto l’incidenza del tumore al seno del 4%. Diciamo che va somministrata con cautela. Il rischio può essere presente nella donna anche giovane, se in famiglia c’è una parente di primo o secondo grado che ha contratto il tumore al seno. Da non sottovalutare il carcinoma che si manifesta nella donna tra i 40 e 50 di età. E’ un tumore subdolo, perché si manifesta con sintomi indefiniti e spesso si arriva alla diagnosi in ritardo. La mammella di una giovane donna è più densa e le apparecchiature radiologiche hanno un discreto margine di rischio di non riuscire a individuare la lesione. Nella mammella di una donna anziana, invece, dove la ghiandola è sostituita dal grasso, che rappresenta un ottimo contrasto radiografico, si può vedere con maggiore chiarezza la lesione.” – Quando il tumore al seno è curabile? – “Ci sono tumori, in bassa percentuale, la cui caratteristica biologica può essere aggressiva anche se in piccole dimensioni. Le cellule che compongono la massa cancerogena, dopo un certo periodo di tempo, acquistano la capacità di staccarsi ed andare a riprodursi in altri organi (metastasi). Quando un tumore è piccolo (<1cm) nella maggior parte dei casi le terapie sono più efficaci, si hanno migliori prospettive di guarigione e scarsi effetti collaterali. Viceversa, più è grande e localmente avanzato, più si riducono le aspettative di vita. Per questo è fondamentale la prevenzione, attuata attraverso lo screening mammografico, molto praticato nel Veneto: ad ogni campagna di sensibilizzazione risponde il 68 -70% delle donne a rischio.” – A proposito di prevenzione: quali consigli? – “Il consiglio è di sottoporsi ad una visita senologica all’anno. Ma si raccomandano anche regolari accertamenti come ecografia, risonanza magnetica e mammografia, a seconda dei casi e dell’età.” – Da quando si comincia a fare la mammografia? – “Le campagne di screening mammografico consigliano l’esecuzione di una mammografia a partire dal 50° anno di età. Ma, data l’evidenza di discreto rischio in età pre-menopausale, consigliamo l’indagine anche dopo i 40 anni, ogni due anni. Per le pazienti a rischio elevato di tumore al seno, opportuni sarebbero i controlli ogni 18 mesi. Le donne con ereditarietà (7%) e famigliarità (13%) devono anticipare la prevenzione con periodici controlli clinico-strumentali a partire dal 28° anno di età.” – Parliamo delle terapie… – “La chemioterapia in 20 anni ha fatto notevoli progressi. Rallenta la crescita del tumore, allunga la vita del paziente e riduce il riformarsi della neoplasia nella sede d’origine. La polichemio (impiego di più farmaci) riduce il rischio annuale di morte del 27% nelle pazienti con meno di 50 anni e del 11% in quelle di età superiore ai 50. La radioterapia è una procedura terapeutica che permette di ridurre la ricomparsa del tumore dopo l’intervento, soprattutto nelle donne sotto il 60°anno di età. Per quanto riguarda la terapia chirurgica una recente novità è la “mastectomia totale conservativa nipple sparing” che permette (solo in particolari condizioni di volume della mammella e distanza di 2 cm del nodulo dall’areola) di conservare integralmente la cute mammaria ed il complesso areola-capezzolo. L’intervento si completa con l’impianto di un “expander” provvisorio, o di protesi definitiva. E’ da molti anni che pazienti con neoplasia di piccolo-medio diametro usufruiscono di una tecnica chirurgica meno aggressiva basata sull’asportazione del “linfonodo sentinella”, dell’ascella, ovvero rimozione del linfonodo più vicino al tumore. Quando il sentinella risulta “pulito”, privo di cellule tumorali, consente di evitare l’asportazione di tutti gli altri linfonodi (20-40), con conseguenti ridotte complicanze relative alla classica procedura demolitiva radicale.”  – Quali vantaggi? – “I vantaggi, in questo caso, sono molteplici: si evita l’ingrossamento del braccio, i formicolii alle mani, la perdita di sensibilità, i problemi di articolazione della spalla e la fibrosi ascellare.” – Tra le diverse novità, anche la Brachiterapia o PB, ma non solo. Di che cosa si tratta? – “PBI sta per Parzial Breast Irradiation. E’ l’irradiazione limitata solo nell’area operata, escludendo il resto della ghiandola. Si tratta di un’innovazione tecnologica ancora in fase sperimentale. Tra i vantaggi ci sarebbe un’ulteriore riduzione delle recidive locali, ed eviterebbe di sottoporsi per un mese alla radioterapia. Un’altra novità riguarda la diagnosi precoce con PET. E’ in corso di sperimentazione una sostanza denominata “64 Cu-Tp 3805”, agente di “imaging” che viene utilizzato in corso di PET (Tomografia Emissione Positron) per identificare il tumore al seno in fase iniziale. Questo permetterebbe, se la sperimentazione darà i risultati attesi, trattamenti meno invasivi ed una maggiore sopravvivenza in quanto il tumore verrebbe scoperto nelle primissime fasi di formazione. Infine, un’ulteriore novità riguarda la sperimentazione di un vaccino, nei topi, con antigene anticancro della mammella che ha impedito lo sviluppo della malattia. Dal primo gennaio 2011 in USA partirà un Test sperimentale di vaccinazione in donne con predisposizione genetica. Candidate ideali le donne sopra i 40 anni di età.” La Breast Unit: nasce l’Unità di Patologia della Mammella E’ stata istituita con delibera del Direttore Generale la U.O.S.D. (Unità Operativa Semplice Dipartimentale Chirurgica) di Senologia dell’Ulss n.15, la cui direzione è stata affidata ad Dr. Carlo Racano. Nell’ambito dell’Ulss 15 è nata anche la BREAST UNIT (Unità di Patologia della Mammella) il cui coordinamento dipenderà dal Direttore del Dipartimento di Senologia. Questa risulta composta da un’equipe di professionisti dedicati che operano all’interno della struttura ospedaliera (Radiologia, Anatomia Patologica, Oncologia, Fisiatria- Riabilitazione motoria, personale dedicato alla terapia del dolore, supporto psicologico, ecc.) e di consulenti esterni per quanto riguarda Chirurgia Plastica, Medicina nucleare e Radioterapia. La Breast Unit coinvolgerà operatori degli ospedali di Camposampiero e Cittadella. Al direttore dell’U.O. di Oncologia, dr. Gaion, è stata affidata la Direzione Scientifica e al dr. Trevisan, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini, il coordinamento del “Percorso Diagnostico” nell’Unità di Patologia Mammaria. La collaborazione fra più professionalità garantisce interventi più coordinati con importanti vantaggi sull’accuratezza e la tempestività delle prestazioni.

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