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TUMORE AL SENO, IL TEST CHE PRIMA NON C’ERA

Da uno studio dell’Università di Padova, assieme ad altri tre istituti di ricerca spagnoli, convalidato il primo test genomico al mondo per le cure su misura alle pazienti con cancro al seno del tipo HER2+. Il governatore Luca Zaia: “Complimenti ai ricercatori, una scoperta che potrebbe salvare altre vite”

La notizia, uscita lo scorso 25 gennaio, ha fatto subito il giro delle agenzie di stampa nazionali, suscitando grande attenzione mediatica. E “InFormaSalute Italia”, la rivista mirata sulla salute e sulla prevenzione, non può non occuparsene.

Dopo oltre cinque anni di ricerca è stato sviluppato e convalidato il test HER2DX, il primo test genomico al mondo che consente di prevedere la prognosi e la probabilità delle pazienti con cancro al seno del tipo HER2+ di rispondere alle terapie farmacologiche prima di sottoporsi alle procedure chirurgiche. Lo ha messo a punto un team di ricercatori dell’Università di Padova, dell’Hospital Clínic de Barcelona, l’Istituto di Ricerca Biomedica August Pi i Sunyer, dell’Università di Barcellona e dell’Istituto di Oncologia Vall d’Hebron, sempre in Spagna. In pratica, il test promette e permette di definire quale trattamento personalizzato è possibile adottare per le donne con tumore al seno positivo ai recettori HER2 (HER2+). Il cancro HER2+ rappresenta il 20% della casistica dei tumori al seno diagnosticati, per un totale di circa 390.000 casi in tutto il mondo ogni anno: ciò significa che mediamente ogni quattro minuti viene diagnosticato un tumore al seno di questa tipologia a tre donne. Per spiegarlo in sintesi, il tumore al seno HER2 (HER2+) è caratterizzato, rispetto alle altre forme della patologia, da una presenza elevata sulla superficie delle cellule di questo recettore, la cui sigla è l’acronimo in inglese di “recettore 2 per il fattore di crescita epidermico umano”. Il recettore HER2 stimola le cellule a dividersi e moltiplicarsi: un numero elevato di questi recettori può quindi causare una crescita troppo rapida delle cellule e può portare alla formazione iniziale di un tumore.

L’affidabilità del test HER2DX è stata confermata da uno studio pubblicato nella rivista medica scientifica “The Lancet eBioMedicine”, coordinato da Aleix Prat, capo del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Hospital Clínic, in collaborazione con il gruppo di ricerca dell’Università di Padova guidato da Pierfranco Conte e Valentina Guarneri del Dipartimento di Scienze Chirurgiche Oncologiche e Gastroenterologiche (DiSCOG).

Uno dei punti qualificanti della ricerca è la scoperta della eterogeneità biologica del cancro al seno HER2+. Dopo avere analizzato, integrato e convalidato i dati clinici e genomici di più di 1000 pazienti, è emerso che è possibile l’identificazione di pazienti con diverse risposte al trattamento e diverse probabilità di recidiva dopo la diagnosi di cancro al seno.

Prima di questo test, i medici non avevano altri strumenti di valutazione oltre alle dimensioni del tumore e al coinvolgimento dei linfonodi ascellari per prevedere il rischio di recidiva o la probabilità di sopravvivenza. Il test HER2DX è infatti uno strumento innovativo che permette di prevedere il comportamento del tumore di ogni singola paziente, con maggiore affidabilità rispetto alle informazioni disponibili senza il test.

“Il nostro obiettivo iniziale – ha spiegato il coordinatore della ricerca Aleix Prat – era quello di utilizzare le conoscenze biologiche che avevamo accumulato riguardo alla malattia per aiutare oncologi e pazienti a prendere le migliori decisioni di trattamento.”

“Negli ultimi dieci anni sono stati fatti grandi progressi nel trattamento dei tumori HER2+ ed oggi la maggioranza delle pazienti è guarita con trattamenti adiuvanti che comprendono chemioterapia e farmaci antiHER2 – ha affermato il prof. Pierfrancesco Conte, coautore della ricerca -. L’efficacia e la varietà delle terapie oggi disponibili fa sì però che vi sia il rischio di un “sovratrattamento” per molte pazienti e di un “sottotrattamento” per altre. Il problema è che le decisioni terapeutiche critiche, come la quantità o il tipo di chemioterapia e la quantità o la durata del trattamento HER2, sinora non hanno tenuto conto dell’eterogeneità biologica della malattia.”

Secondo quanto riportato dallo studio, il test, tramite un avanzato software analitico, misura i livelli di RNA di 27 geni per dividere le pazienti in gruppi ad alto e a basso rischio.

Lo fa “catturando” i processi biologici cruciali del cancro al seno HER2+. Le informazioni fornite dai 27 geni, assieme ai dati sulle dimensioni del tumore e sul coinvolgimento dei linfonodi ascellari, permettono a loro volta di fornire due ulteriori informazioni cliniche fondamentali: la prognosi della paziente e, nell’ottica del trattamento da adottare, la sensibilità del tumore alla chemioterapia e ai trattamenti HER2 somministrati prima della chirurgia del tumore.

Un grande passo in avanti per la terapia dei tumori al seno positivi ai recettori HER2 (HER2+) se è vero che, come sottolinea la prof.ssa Valentina Guarneri, componente del gruppo italo-spagnolo di ricerca, “i risultati della nostra ricerca contribuiscono all’obiettivo di una cura personalizzata per le nostre pazienti, consentendo una più precisa stima del rischio di recidiva e della probabilità di risposta alle terapie disponibili”.

“Ancora una volta la ricerca veneta, con l’Università di Padova, è protagonista internazionale di una prima mondiale, di grande significato, perché si rivolge alla lotta al cancro al seno, l’incubo di tante nostre donne – ha commentato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia -. Complimenti ai ricercatori patavini e ai loro colleghi spagnoli. Una scoperta che potrebbe salvare altre vite, altra sofferenza, altre menomazioni.”

“Una cura predisposta praticamente su misura per curare al meglio ogni singola paziente è l’obiettivo al quale hanno lavorato in tanti – sono ancora le parole del governatore Zaia – ed è un obiettivo che ci siamo posti anche nell’attività oncologica della sanità veneta, perché purtroppo i tumori non sono tutti uguali. La scienza ora ci ha messo a disposizione anche numerosi farmaci con caratteristiche diverse. Poterli usare su pazienti diverse a seconda delle diverse caratteristiche della singola patologia e del singolo farmaco è una nuova frontiera che si sta superando.”

Alessandro Tich

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