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Tumore: più ammalati ma meno vittime

Tumore: più ammalati ma meno vittime: dalle cure al controllo del dolore

Tumore: che le cure in campo oncologico abbiano fatto passi da giganti, che ci siano più ammalati e meno vittime e che i tumori non siano tutti uguali tra loro e non uguali per tutti, è ormai dimostrato. Ci risulta però, anche dalle ultime cronache che, seppur una percentuale bassa, in caso di scelta tra le cure tradizionali e quelle alternative, talvolta molto rischiose, taluni scelgano quest’ultime.

tumore

Abbiamo incontrato il dott Teodoro Sava, Direttore dell’Oncologia ed il Dott. Micheletto Giuseppe Direttore UOC Cure Palliative – ULSS 15 Alta Padovana

Negli ultimi anni i trattamenti della chemioterapia sono diventati sempre più efficaci e, in molte occasioni, risolvono il problema definitivamente. Secondo Lei gli ammalati di carcinoma si sottopongono tutti al trattamento chemioterapico, oppure resta sempre una percentuale di persone che cercano altre soluzioni? 

Dott. Sava: Dalla nostra esperienza sono eccezionali le situazioni in cui si rifiuta categoricamente il trattamento oncologico di dimostrata efficacia (ricordiamo che oltre alla chemioterapia vi sono altre strategie contro i tumori quali la chirurgia, la radioterapia, i trattamenti loco-regionali, i farmaci a bersaglio molecolare, l’immunoterapia …). Sono invece diversi i pazienti che cercano di associare alle terapie convenzionali, opzioni terapeutiche o di supporto, che non hanno ottenuto una dimostrazione scientifica di efficacia. In questo ambito è molto importante cercare di essere di aiuto al paziente, e ai familiari, nel discernere quanto la cura alternativa costituisca potenzialmente un danno, o sia inutile, da quanto invece sia di supporto. Segnalo che molte sostanze di origine “naturale” hanno interazioni con farmaci oncologici ed, altresì, quasi tutti i nostri chemioterapici originariamente erano di derivazione vegetale (pianta del tasso piuttosto che alga marina).

Dott. Micheletto: Il compito del medico palliativista, all’interno dell’equipe multidisciplinare, è principalmente quello di intercettare i bisogni dei pazienti che si rivolgono a noi, e delle famiglie, con l’obiettivo di migliorare, per quanto possibile, la qualità della vita nel percorso della malattia. Questo significa una particolare attenzione non solo ai sintomi dovuti alla malattia quali dolore, stanchezza, vomito ecc.., ma anche attenzione al setting di cura. Pertanto, non solo il ricovero in ospedale, ma soprattutto assistenza territoriale privilegiando il proprio domicilio. Nei casi di difficile gestione domiciliare il paziente e la famiglia possono trovare una risposta di sollievo nella struttura residenziale Hospice.

Di recente una ragazza padovana affetta di leucemia, piuttosto di ricorrere alla chemioterapia tradizionale ha preferito affidarsi ad altre cure. Non sindachiamo le scelte altrui, però cosa potremmo dire ai pazienti che si trovano con lo stesso problema? 

Dott. Sava: Vi sono delle situazioni in cui le cure hanno un obiettivo che è la guarigione ed altre in cui, non potendo risolvere il problema, si prefiggono di aumentare l’aspettativa di vita a fronte della migliore qualità di vita possibile. Credo che l’aspetto fondamentale sia cercare di trovare una alleanza terapeutica tra personale sanitario ed assistito, che passi attraverso una corretta informazione ma anche una comprensione delle possibili criticità da tutti i punti di vista.

Dott. Micheletto: In conformità alla Legge 38/2010, disposizioni in materia di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, ogni cittadino ha la possibilità di richiedere per se stesso o per un suo caro, di essere assistito dalle cure palliative. In realtà la richiesta viene comunemente fatta dal proprio medico curante o dal medico ospedaliero del reparto di degenza del paziente valutando con i medici palliativisti i vari bisogni attuali e futuri pianificando la tipologia assistenziale ed il profilo di cura.

Con i dati a disposizione che ha, nel territorio ULSS 15, quante persone riescono a guarire definitivamente? 

Dott. Sava: Non riesco a dire quante persone riescono a guarire definitivamente nel territorio Ulss15, ma posso riportare i dati nazionali e veneti che ci dicono che, mentre vi è un lieve incremento di nuovi casi annui (circa il 4%, soprattutto per i tumori polmonari nelle donne), vi è un discreto calo delle morti per tumore (circa il 1.5% per ogni anno, per lo più per quanto concerne le neoplasie del colon-retto). Questi risultati nella nostra realtà sono stati raggiunti attraverso i programmi di screening, i miglioramenti diagnostici e gli importanti progressi terapeutici.

Dott. Micheletto: Un medico palliativista è un medico che negli anni di attività, integrati da specifici studi, ha perfezionato aspetti di cura rivolti soprattutto alla presa in carico in termini olistici del paziente malato di una malattia inguaribile, e affianca nelle scelte terapeutiche i vari colleghi di diverse discipline nel percorso assistenziale con modalità che possono riguardare aspetti iniziali della malattia fino alla terminalità.

Dott. Sava e Dott. Micheletto, come curate un malato terminale? 

Dott. Sava: La ottimale gestione del paziente terminale passa attraverso un lavoro di equipe di tipo multi professionale (medici, infermieri, psicologi..) basato sulla chiarezza dei ruoli ed obiettivi. L’ideale è poter creare la rete di aiuto migliore dal punto di vista sanitario, sociale e psicologico nel posto più congeniale al singolo paziente (in genere il proprio domicilio). Una presa in carico olistica (a 360°) del malato terminale è l’ideale ambizione di qualunque sanitario coinvolto in questo difficile percorso. Nella nostra realtà la effettiva presenza dei nuclei di cure palliativi e gli Hospice, permettono di raggiungere un livello di assistenza al malato terminale che ci viene invidiato da molti.

Dott. Micheletto: La cura del malato terminale è la presa in cura del malato e della sua famiglia con una offerta assistenziale che non ha il solo traguardo della gestione dei sintomi ma di un approccio globale ponendo attenzione anche alle necessità di tipo psicologico e sociale. Per essere più chiaro il nostro scopo è rivolto ad alleviare la sofferenza del nostro paziente e della sua famiglia cercando di restare per quanto possibile, nell’ agire e vivere quotidiano.

di Redazione InFormaSalute




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