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TUMORE DEL POLMONE: OTTIMI RISULTATI CON UN FARMACO A BERSAGLIO MOLECOLARE

Notizie dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.

Angelica Montagna

Un nuovo farmaco si è affacciato nel panorama delle medicine disponibili: è un farmaco per combattere il tumore del polmone, e non solo. Una molecola molto attiva e ben tollerata contro quelle neoplasie che presentano l’alterazione dell’oncogene RET, driver della crescita tumorale. RET può essere alterato nel tumore del polmone, della tiroide e in percentuali inferiori anche in altre neoplasie. Lo dimostra uno studio clinico di fase 1/2, LIBRETTO-001, su un inibitore specifico di RET in sviluppo clinico e finora approvato solo negli Stati Uniti: il selpercatinib. I dati sono stati presentati, per la prima volta in Italia, al Congresso degli oncologi medici italiani, in modalità virtuale, da Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Il lavoro ha coinvolto pazienti con tumore al polmone che presentavano tale alterazione biologica, e mostra come il farmaco sia in grado di indurre, in un’alta percentuale di casi, la regressione di malattia per un tempo prolungato.  Lo studio ha dimostrato che  il tasso di risposta al farmaco è di oltre l’80% per i pazienti ‘naive’, cioè che non avevano precedentemente ricevuto alcun tipo di trattamento, del 64% nei pazienti precedentemente trattati con terapia standard.

Va ricordato che  l’incidenza di tumore del polmone con alterazione di RET è intorno all’1%. Una percentuale, dunque, non bassa in termini di numeri assoluti, a causa dell’alto numero di persone colpite dalla neoplasia che si attestano a circa  41 mila nuovi casi ogni anno. I pazienti con questa tipologia di tumore rispondono meno ai trattamenti convenzionali, compresa l’immunoterapia. È quindi di fondamentale importanza stabilire una solida strategia di screening molecolare. L’impatto considerevole che hanno i nuovi farmaci a target molecolare sulla malattia  implica la necessità di testare tutti i pazienti, affinché non si precluda a nessun malato la possibilità di ricevere trattamenti che abbiano effetti postivi sulla durata e sulla qualità di vita”.

Nel nostro paese, il farmaco è disponibile solo nell’ambito di sperimentazione clinica, ma si sono fatti passi in avanti importantissimi in questo ultimo anno.  Il primo riguarda l’approvazione del FDA per i tumori avanzati del polmone e della tiroide. Via libera che viene concesso solo quando un farmaco in corso di sviluppo offre benefici superiori rispetto alle terapie già in uso.

I tumori sappiamo essere malattie complesse che suddividiamo in due grandi categorie, quelli che presentano o meno una alterazione genetica cosiddetta “azionabile”, cioè aggredibile con un farmaco a bersaglio molecolare. Una percentuale significativa delle neoplasie polmonari, che si aggira oggi intorno al 40-45%, dipende da mutazioni azionabili responsabili della crescita tumorale. Secondo gli esperti, questa caratteristica rappresenta un vantaggio sul piano farmacologico, perché grazie a farmaci intelligenti come l’inibitore di RET è possibile offrire le terapie più appropriate e personalizzate.  Ecco perché diventa di capillare importanza il fatto di procedere immediatamente con la caratterizzazione molecolare  con l’analisi simultanea e rapida delle mutazioni di tutti i geni azionabili nelle biopsie tumorali e che consentono in breve tempo di individuare i casi positivi e raccomandarli all’oncologo di riferimento. Un complemento all’uso della biopsia tumorale sta diventando la biopsia liquida sul sangue per l’aumento della sensibilità delle tecnologie a nostra disposizione ed il vantaggio di essere meno invasiva.”

Prossimi passi, l’approvazione del farmaco in Europa e nel nostro paese.

Angelica Montagna

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