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Un Esoscheletro tutto nuovo per poter camminare bene.

Intervista a Fausto Panizzolo, bioingegnere.

Angelica Montagna

Capita che uno studente veneto approdi all’Università di Harvard di Boston per fare ricercsa e da lì inizi a pensare, a progettare un nuovo dispositivo in grado di far camminare chi ha seri problemi di ambulazione. Non solo prova e riprova ma riesce nel suo intento e decide, coraggiosamente, di tornare in Italia seppur gli Stati Uniti siano un posto appetibile per quanto riguarda l’innovazione e la continua ricerca. Al suo paese, dice lui, non rinuncerebbe per nulla al mondo. Abbiamo avvicinato questo giovane che sta rivoluzionando il mondo scientifico con la sua capacità di aver pensato ad un dispositivo che permette alle persone di camminare meglio. Il primo esoscheletro passivo dell’anca per ridurre il costo metabolico di deambulazione. Di questo se ne sono occupate anche riviste prestigiose scientifiche internazionali.

Innanzitutto ci racconti la sua
storia…

Dopo la laurea in bioingegneria all’Università di Padova parto prima per il Canada, poi l’ Australia  per fare ricerca scientifica nelle Università di questi  paesi. Negli ultimi tre anni rimango negli Stati Uniti, precisamente ad Harvard. Nel 2017 torno in Italia.

Cosa comprende durante le sue ricerche?

Intanto premetto che sono almeno dieci anni che lavoro in questo campo, quindi gli stimoli esterni a creare qualcosa di mio c’erano già tutti, ogni giorno. L’idea covava da tempo, attraverso gli studi un po’ alla volta, come accade se si ha vero interesse, si vede un certo tipo di cosa, poi la si associa ad altre, si capisce, si studia, si approfondisce il funzionamento dell’apparato muscolare e matura così l’idea di voler creare qualcosa di nuovo mettendo assieme bioingegneria e il mondo medico. 

Decide due anni fa di tornare in Italia e di mettere a punto un nuovo esoscheletro…

Sì, torno in Italia con il desiderio di provare a realizzare un dispositivo, mettendo insieme le mie idee dal punto di vista scientifico per applicarle alla creazione appunto di un dispositivo che possa aiutare le persone  a camminare meglio. 

Di che cosa si tratta esattamente?

E’ un esoscheletro basato su tessuti che si indossa come una sorta di pantaloncino sopra i vestiti e ha una cintura: come detto,
l’ingombro è proprio quello di un pantaloncino corto e lascia completamente libero dal ginocchio in giù e dalla schiena tutta la parte superiore del tronco. 

A chi è dedicato questo dispositivo, in particolare?

E’ stato studiato per chi ha bisogno di camminare meglio, partendo ad esempio dagli anziani che camminano ma lo fanno facendo molta fatica. Indossando questo dispositivo che si chiama Exoband faranno meno fatica a camminare e questo dovrebbe invogliarli a camminare di più e più a lungo. Dall’altra parte c’è tutta una utenza con patologie serie: persone che camminano male perchè affetti dal Parkinson, l’ictus, la stenosi, la poliomelite. L’importante che la persona già cammini, anche se con uso di rollato o bastone o con i piedi che vengono strisciati.

Quindi questa sua invenzione prima non c’era in Italia?

Non solo in Italia ma nemmeno al mondo. Abbiamo depositato domanda di brevetto. E terminato qualche mese fa la sperimentazione clinica con il Centro Medico di Fisioterapia di Castelfranco Veneto, un centro davvero di eccellenza. Loro sono stati i primi ad usarlo e se ne sono dotati. Il dispositivo, inoltre, è registrato al Ministero della Salute ed è certificato come dispositivo di Classe Medica 1. Viene prodotto in Italia. E’ un MADE IN ITALY e questo ci tengo a dirlo. Fossi rimasto negli States sarebbe stato tutto diverso.

Quanto costa?

Meno di mille euro. 

Cosa si aspetta per il futuro?

Mi aspetto di riuscire a raggiungere sempre più persone con questi problemi il prima possibile per poter dare loro una mano con il nuovo ausilio. Le richieste mi arrivano ogni giorno. Voglio ringraziare chi ha condotto con me lo studio scientifico: Chiara Bolgiani, Laura di Liddo ed
Eugenio Annese in collaborazione con il Prof. Giuseppe Marcolin dell’Università degli Studi di Padova.

 

InForma Salute
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