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    NOVEMBRE-DICEMBRE 2021

    Paolo Fortuna Direttore Generale ULSS 6 EUGANEA

    DA PADOVA IL FORTE APPELLO A VACCINARSI

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ULSS 6 EUGANEA: DA PADOVA IL FORTE APPELLO A VACCINARSI

L’Ulss 6 Euganea, vede come capitano il dottor Paolo Fortuna, 58enne vicentino, dal primo marzo scorso Direttore Generale dell’Azienda socio-sanitaria locale più grande del Veneto, con un bacino d’utenza di oltre 930mila abitanti. Specializzato in Geriatria, Igiene e Medicina preventiva, con una lunga esperienza nell’ambito dei servizi socio-sanitari, il dottor Fortuna si è trovato a gestire il primo decesso per Covid nell’ospedale di Schiavonia, attirando l’attenzione dei media e prendendo decisioni veloci, con scelte ben precise che alla fine hanno portato ad ottimi risultati.

Dottore, qual è la sfida più grande che adesso lei si trova a vivere?

Sono mesi e mesi che lavoriamo senza sosta, tenendo la barra a dritta. Convinti come siamo che il vaccino sia l’arma più efficace per uscire da questa epidemia mondiale, continuiamo caparbiamente a investire sulle sinergie di sistema, consapevoli che la salvaguardia del Paese transita per la salvaguardia del singolo cittadino. E che l’immunità di gregge sta per avverarsi, ma ci manca da percorrere l’ultimo miglio, quello solitamente più difficile. Stiamo vivendo gli esordi della quarta ondata pandemica. In questa fase chiediamo a gran voce alla popolazione di fare un ulteriore sforzo, di informarsi, di approfondire, di fare scelte che vanno nella direzione della tutela, della protezione, dio fidarsi di noi, della sanità. Chiediamo alla gente di volersi bene. Siamo alle porte di un nuovo inverno, facciamo in modo che sia solo una stagione meteorologica, che non ci faccia ripiombare nel gelo della pandemia e dei distanziamenti forzati. Non vogliamo più lacrime. Siamo stanchi del dolore. Desideriamo tornare a sorridere e a ridere a “pieni polmoni”. Dipende dalla responsabilità e dal coraggio di ognuno, trasformare questo inverno in un inverno mite, indipendentemente dalle temperature segnate dal termometro, un inverno entro il quale recuperare la salute di sistema, precondizione per tornare ad avvicinarci, a stringerci le mani, e ad abbracciarci.

L’appello dunque che parte anche da Padova, è il medesimo e forte.

Vaccinatevi, fatelo per voi, i vostri figli, per la comunità tutta. Di vaccini finora ne abbiamo somministrati a livello di Padova e provincia, in un lavoro sinergico che vede accanto a noi, l’Azienda ospedaliera universitaria, l’Ospedale militare con il suo Presidio vaccinale della Difesa, il Cuamm, quasi 1 milione e mezzo.

Come riportato sopra, la provincia di Padova è stata la prima a registrare un decesso per Covid, a Schiavonia. Lei ricorda quei momenti?

Di fronte a questo nemico oscuro e temibile che è il Covid-19, con la prima diagnosi, avvenuta all’ospedale di Schiavonia, abbiamo di colpo realizzato che le immagini fino a quel momento viste solamente in TV erano diventate le “nostre”, si erano fatte improvvisamente vicinissime, realmente tangibili. E da subito siamo andati controcorrente, fin da quella prima diagnosi del 21 febbraio 2020, fatta su una tipologia di paziente non contemplato ancora dalle linee guida ministeriali. Del resto nelle fasi iniziali anche la scienza brancolava nel buio oscillando tra previsioni catastrofiche, quali quelle tracciate dall’Imperial College e indicazioni che le mascherine non servissero a nulla.

Come vi siete mossi, dunque?

Le decisioni prese fin da quelle prime fasi concitate con la chiusura di Schiavonia, i tamponi a Vo’, la grande azione portata avanti dal Dipartimento di prevenzione e dai Distretti, si sono rivelate vincenti: per la loro efficacia era necessario che si innestassero in un modello preesistente, che c’era, ragionato, radicato in profondità, capace di tradursi in concretezza di azioni. E mentre ci accingevamo a triplicare i posti di rianimazione a Schiavonia e a trasformare in posti letto covid, negli ospedali, le terapie intensive e subintensive, gli oltre 170 operatori del Dipartimento di Prevenzione, con l’aiuto incessante dei Distretti Sanitari, lavoravano come formiche operose a intercettare precocemente i positivi e i loro contatti, specie i positivi asintomatici. In questo modo si è creata un’organizzazione per intensità di cure che, partendo dal domicilio dei cittadini, è arrivata fino alle terapie intensive ultramoderne. Insomma, abbiamo agito in emergenza, velocissimamente.

Il vostro approccio si è rivelato vincente, cosa secondo lei ha fatto la differenza?

Pur nell’incertezza dettata da un nemico subdolo e invisibile, abbiamo tirato i remi in barca, spiegato le vele, e siamo partiti per un viaggio inizialmente dai contorni incerti ma che è andato via via delineandosi. Alla complessità dell’operazione abbiamo risposto con un energico lavoro di squadra che si è declinato su più livelli: direzione strategica aziendale, direzioni ospedaliere e territoriali, reparti, singoli operatori. Nessuno si è mai risparmiato, mantenendo sempre “la luce accesa”: prontezza di riflessi e d’azione, impegno, coerenza, professionalità, compresi naturalmente i medici di medicina generale, i medici USCA e i  privati accreditati, questi  che nel sistema Veneto sono importanti erogatori di salute. E in questa grande sfida, non ancora conclusa, abbiamo potuto contare su un altro grande punto di forza che è stato in fondo una riscoperta: una Ulss davvero unica che ha gestito il Covid sotto una comune regia: ospedale e territorio. Un’unica realtà che ha permesso di ragionare su area vasta, avere uno sguardo d’insieme: il personale, beh nessuno si è tirato indietro, dimostrando encomiabile disponibilità e forte senso di responsabilità.

Come è stata la ripresa graduale delle attività?

Sicuramente è stata un’altra prova del nove. Dovendo garantire l’erogazione delle prestazioni in condizioni di distanziamento per i cittadini e per gli operatori. Bisogna ora vigilare attentamente perché la comparsa di nuovi focolai ci conferma che il virus non ha lasciato il Veneto, anzi stiamo vivendo le prime fasi di una “quarta ondata”,  in una lotta contro il tempo che, continuando a fare leva sulla responsabilità individuale, ci spinge ormai instancabilmente, giornalmente, a invitare a vaccinarsi, sia contro il Covid sia contro l’influenza, essendo entrambi virus respiratori i cui sintomi possono parzialmente sovrapporsi o creare confusione.

A distanza di quasi due anni, che cosa si sente di dire ancora, sull’argomento?

A distanza di venti mesi, mettendo a bilancio l’esperienza, posso dire che questa pandemia ha accelerato un percorso di profonda revisione del modello organizzativo che dovrà fondarsi sulla “connected care”, le cure connesse, sulla risposta adattativa della rete ad un bisogno che spesso è poco standardizzabile e non solo sanitario.  Ormai è chiaro che gli ospedali sono luoghi ad alto rischio biologico, cui recarsi solo in caso di necessità, mentre i servizi territoriali, che hanno avuto, lo ripeto, un ruolo altrettanto fondamentale nelle strategie di contenimento della diffusione del contagio, ne sono usciti ulteriormente valorizzati e saranno sempre più importanti in futuro”.

Qual è il “bagaglio” professionale e umano che il Coronavirus le ha dato?

Per quel che mi riguarda, da quando sono approdato all’Ulss 6 vivere il Covid, prima dal punto di vista dei servizi socio-sanitari, e ora con uno sguardo complessivo d’insieme, è stata ed è una grande esperienza professionale ed emotiva. Se volete un’immagine: ho affinato la capacità di leggere le emozioni attraverso la profondità degli sguardi delle persone visto che tutto il resto del corpo rimaneva coperto dai dispositivi di protezione individuale. Per concludere, lasciatemi ricordare le parole di Graziano, il primo paziente a uscire vivo nel marzo 2020 dalla Terapia intensiva di Schiavonia dopo 18 giorni di ricovero: “Ho vissuto un’esperienza atroce, ero baco da seta, grazie al lavoro degli operatori sanitari sono diventato farfalla. E a tutti dico: indossate la mascherina, è come la cintura di sicurezza”. Io aggiungo: vaccinatevi senza paura, non ve ne pentirete.

Angelica Montagna

Direttore Responsabile

InForma Salute
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