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ULSS 7, FUTURO PROSSIMO

Com’è proiettata l’Ulss 7 Pedemontana verso il dopo-pandemia? Intervista al Direttore Generale dott. Carlo Bramezza.

Dallo scorso 26 febbraio, giorno della sua nomina, il dottor Carlo Bramezza è il Direttore Generale dell’Ulss 7 Pedemontana. Ciò significa che il suo arrivo alla guida dell’Azienda Socio Sanitaria ha coinciso col periodo di massima concentrazione sulla campagna vaccinale anti Covid, con tutte le priorità ed esigenze organizzative che ne sono conseguite. La campagna vaccinale è tuttora in corso e durerà ancora mesi. La pandemia inoltre – vale la pena ricordarlo – non è ancora finita. Ma lo scenario generale si sta ormai evolvendo verso la pianificazione della sanità del dopo-Covid.

Quali prospettive si presentano per la “ripresa”, dal punto di vista delle attività socio sanitarie? Lo chiediamo direttamente al DG. 

Dottor Bramezza, dunque com’è proiettata azienda Ulss 7 verso il dopo-pandemia?

Stiamo vedendo la luce dopo un lungo periodo anche di grande fatica per l’Azienda Sanitaria perché il Covid ha comportato una riorganizzazione del sistema sanitario e anche della nostra Azienda. Il Covid ci ha insegnato tante cose, anche un modo diverso di lavorare, molto più sicuro rispetto a prima, ma soprattutto ha fatto capire che gli ospedali, sono luoghi troppo frequentati e sono per questo luoghi pericolosi. Per cui sempre di più in futuro ci sarà meno gente che frequenterà gli ospedali. L’ospedale sarà solo per le acuzie, solo per fare le visite dove occorrono dei macchinari che solo in ospedale si possono avere, ma tutto il resto verrà spostato sul territorio, nei poliambulatori e sempre più a domicilio del paziente. Ci aiuterà molto la telemedicina e noi come Azienda stiamo già portando avanti dei progetti. Utilizzeremo dei sistemi di telemedicina in cui il cittadino, e soprattutto il paziente cronico che ha bisogno di fare frequentemente degli esami o degli incontri con il personale medico e sanitario, utilizzerà degli strumenti molto semplici a domicilio e ci sarà un telecontrollo da parte del medico per cui l’intervento del medico sarà solo nel caso in cui debba notare da questa rilevazione che si sono delle evoluzioni, dei parametri per cui è necessario intervenire. Non si sarà più la necessità del, diciamo così, “contatto fisico” o dello spostamento della persona verso l’ospedale o verso gli ambulatori.

Tutto questo, quindi, è il risultato delle necessità imposte dalla pandemia?

Sì, tutto questo ce lo ha insegnato il Covid perché abbiamo visto che la pandemia si sviluppava soprattutto nei posti dove c’era tanta concentrazione di persone, e l’ospedale è uno di questi. Questo ci sta portando anche a dei ragionamenti sulle nostre strutture ospedaliere attuali. Noi abbiamo tre gran begli ospedali, di cui uno nuovo, che abbiamo appena aperto, che è quello di Asiago dove stiamo completando il trasferimento dalla vecchia alla nuova struttura. Adesso stiamo spostando le sale operatorie e a fine luglio ripartiamo anche con il punto nascite. Abbiamo un bellissimo ospedale a Santorso che è stato di nuovissima concezione. È stato inaugurato nel 2013 ed è quello anche che ci ha permesso, durante la pandemia, di accogliere tutti i pazienti con il Covid e di curarli, sia in terapia intensiva che in semintensiva, perché era un ospedale dotato di percorsi che permettevano di operare in sicurezza e che qui a Bassano non era possibile attuare. Abbiamo questo ospedale di Bassano che è pure un gran bell’ospedale ma inizia ad avere la sua età, 30 anni, per cui ha bisogno di nuovi spazi, nuove sale operatorie. Perché in questo ospedale lavorano molti bravi professionisti, ma che hanno bisogno di lavorare sempre di più. Abbiamo liste di attesa lunghe, dobbiamo recuperare molti pazienti che in questi anni sono andati a curarsi in altre Aziende, come Vicenza oppure Padova. Qui abbiamo invece sia le capacità professionali e sia le attrezzature. Ci mancano gli spazi e quindi l’idea è quella di far uscire tutta la parte del personale amministrativo dall’ospedale e concentrarla all’ospedale di Marostica. Anche perché, da un punto di vista dell’efficienza, avere metà degli uffici a Bassano e metà a Thiene diventa difficile anche per la gestione del lavoro quotidiano.

Per cui cosa si prevede di fare?

Per cui si vogliono ricavare nuovi spazi all’ospedale di Bassano, dando agli spazi attualmente occupati dagli uffici amministrativi il ruolo di poliambulatorio, e qui negli spazi dove c’è anche la Direzione Generale ricavare nuove sale operatorie perché abbiamo bisogno di aumentare la capacità operatoria di questo ospedale.

Stiamo portando nuovi professionisti a Santorso e l’idea è quella di specializzare i vari ospedali il più possibile, perché la specializzazione oggi è tutto. Quindi noi dobbiamo comunque, in tutte e tre gli ospedali, garantire l’urgenza e l’emergenza ma poi ogni ospedale ha un’unità operativa che si specializzerà in qualcosa e questo creerà anche attrazione da parte degli altri territori. Questo è il lavoro che faremo nei prossimi anni. Devo dire che sia dal punto di vista dell’ospedale che dal punto di vista del territorio io ho trovato grande comprensione e partecipazione a questo progetto. L’idea è di fare veramente l’Ulss della Pedemontana. In questi anni non è stata fatta e dobbiamo recuperare velocemente il tempo perduto. Adesso stanno partendo degli importanti progetti come l’unificazione dei CUP. Abbiamo ancora due CUP: uno nell’Alto Vicentino e uno a Bassano.
Il cittadino della Pedemontana, se vuole prenotarsi una visita, deve prenotarla o di qua o di là, con tempi diversi. Unificando invece il CUP, i tempi di attesa saranno molto più veloci e il cittadino potrà fare la visita il prima possibile in qualsiasi parte dell’Ulss dove c’è la disponibilità. E così anche nell’attività dei gruppi operatori ci si sta sempre di più parlando tra Bassano e Santorso. Cerchiamo di ottimizzare e di ridurre le liste di attesa operatorie dando la possibilità a chi opera a Bassano di operare a Santorso e viceversa. Ma anche il nuovo ospedale di Asiago ha delle bellissime sale operatorie che utilizzeremo soprattutto per l’ortopedia, puntando su un’ortopedia di alto livello oltre che sulla riabilitazione.

 

Alessandro Tich

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InForma Salute
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