• Informasalute N.91

    Informasalute N.91

    GIUGNO 2022

    UCRAINA CHIAMA: OTB RISPONDE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.90

    Informasalute N.90

    APRILE-MAGGIO 2022

    Prof. Mauro Ferrari

    IL GIGANTE DELLA NANOMEDICINA

    Leggi tutto

  • Informasalute N.89

    Informasalute N.89

    FEBBRAIO 2022

    D.ssa Maria Grazia Carraro Direttore Generale Ulss1 Dolomiti

    TERRITORIO VASTO E ALTO INDICE DI VECCHIAIA

    Leggi tutto

  • Informasalute N.88

    Informasalute N.88

    NOVEMBRE-DICEMBRE 2021

    Paolo Fortuna Direttore Generale ULSS 6 EUGANEA

    DA PADOVA IL FORTE APPELLO A VACCINARSI

    Leggi tutto

Un disturbo da capogiro

Capogiri e Vertigini

Riflettori accesi sulle vertigini

A colloquio col dottor Marzio Melandri, specialista in otorinolaringoiatria e patologia cervico-facciale

Nei casi più frequenti può succedere dopo un brusco movimento ma anche, semplicemente, alzandosi dal letto al mattino. La percezione del mondo circostante diventa all’improvviso instabile e si avverte il classico “giramento alla testa”. Fanno in questo modo la loro comparsa le vertigini.
“ Le vertigini, fondamentalmente, sono una sensazione alterata che ha una persona della propria posizione e del proprio stato nello spazio – spiega il dott. Marzio Melandri, specialista in otorinolaringoiatria e patologia cervico-facciale -.
Ciò dipende dal fatto che si tratta di un disturbo che interessa, il più delle volte, il vestibolo, che è la parte interna del nostro orecchio deputata al senso dell’equilibrio”.
“La vera vertigine – continua il dott. Melandri – va comunque distinta da altre sensazioni come l’ottundimento, la testa pesante, la chiusura delle orecchie o altri disturbi che colpiscono la sfera dell’equilibrio. In generale, ci sono due tipi fondamentali di vertigini. Ci sono quelle che definiamo “oggettive”, e cioè quando una persona ci dice che vede girare gli oggetti attorno a sé. Poi ci sono le vertigini “soggettive”: in questo caso, è il soggetto che avverte la sensazione di girare.
Si tratta di un disturbo che, spesso, è relativamente banale. Ma per molti, soprattutto per chi non ne ha mai sofferto, si tratta di una brutta sorpresa. Ci sono pazienti spaventatissimi da questo disturbo ma è più una sensazione di ansia che il più delle volte supera il reale valore del problema ”.

– Cosa si deve dunque fare quando insorgono le vertigini?
“ Il discorso, come primo approccio, è di competenza del medico di medicina generale e quindi dello specialista. Quando arriva un paziente che dice di avere le vertigini, una cosa importantissima – da un lato – è tranquillizzarlo e, dall’altro, fare un’anamnesi accurata: chiedendo alla persona di raccontare “la storia” del suo disturbo, da quando e come si è manifestato, se accade ad esempio con movimenti bruschi del capo, oppure alzandosi in piedi, oppure se le vertigini sono associate ad altri disturbi come nausea e vomito o anche disturbi agli occhi eccetera.
Il medico di medicina generale valuta anche se il paziente soffra di altre patologie, come i disturbi cardiovascolari. Si pensi che circa il 30 per cento delle fibrillazioni atriali, un disturbo del cuore, si manifestano con vertigini. Questo primo approccio è fondamentale per far emergere tutte le varie situazioni che possono far propendere verso un certo tipo di diagnosi ”.

– Dott. Melandri, dopo il medico di famiglia il paziente va dunque indirizzato allo specialista otorinolaringoiatra?
“ Sì, ma non in tutti i casi. Qui bisogna fare un’importante distinzione. L’otorino si occupa delle cosiddette vertigini di tipo “periferico”, che interessano il vestibolo dell’orecchio e rappresentano la casistica di gran lunga più ampia. Ci sono poi le cosiddette vertigini “centrali”, che sono invece di pertinenza neurologica e vanno dunque affrontate dallo specialista neurologo.
Possiamo dire, in generale e semplificando di molto le cose, che tra le manifestazioni relativamente più banali e più frequenti delle vertigini periferiche – che sono dunque di competenza dell’otorino – ci sono le vertigini avvertite all’improvviso dal paziente dopo un movimento o uno spostamento nello spazio. Questo disturbo si chiama “vertigine posizionale parossistica benigna…”.

– È un nome un po’ complicato…
“ Certo, è un nome un po’ difficile. Ma il suo significato non lo è. La parola “posizionale” si capisce da sé: il disturbo dipende appunto da un cambio di posizione della persona. Una situazione tipica, e già ricordata, è ad esempio quando da coricati ci si alza in piedi. È una vertigine “parossistica”, inoltre, perché è immediata e improvvisa, compare bruscamente subito dopo il movimento.
Ci sono ancora altri tipi di vertigini “periferiche” piuttosto frequenti. Una è la “neurite vestibolare”, ed è un disturbo del nervo vestibolare, nell’orecchio, legato a fattori virali, come può essere una malattia virale influenzale.
Un’altra sindrome conosciuta è la “malattia di Menière”. È tipica dell’otorinolaringoiatra, va diagnosticata con varie tecniche ed è caratterizzata da vertigini accompagnate da fischi alle orecchie e dall’alterazione e diminuzione del senso dell’udito. C’è poi un’ultima categoria di vertigine, vorrei dire quasi “emergente” perché si sta consolidando tra la popolazione negli ultimi anni. È la “vertigine emicranica” che compare, come dice il nome stesso, assieme all’emicrania. Qui ci troviamo al confine tra l’intervento dell’otorino e quello del neurologo. Ci sono casi di emicrania accompagnata da giramenti di testa che interessano bambini in età dello sviluppo, ma non nascondono in genere nulla di grave ”.

– Quali sono i passi successivi?
“ Dopo l’anamnesi, bisogna fare un esame obiettivo. E cioè guardare dentro l’orecchio del paziente. A volte il problema può sorgere anche da un banalissimo tappo di cerume. È importante conoscere la situazione generale, perché la vertigine può anche sovrapporsi a qualche infezione dell’orecchio medio. Poi bisogna vedere se c’è il “nistagmo”, che è un movimento particolare degli occhi, come un’oscillazione a pendolo, che può essere collegato al disturbo del vestibolo.
Ci sono quindi delle manovre da far compiere al paziente, per verificare la sua percezione dell’equilibrio: come farlo camminare, farlo alzare in piedi a occhi chiusi, o fargli toccare la punta del naso…
Seguono accertamenti più specifici: esami audiometrici, esami vestibolari e esami strumentali – Tac e risonanza con mezzo di contrasto – quando ciò si renda necessario. Accade nel caso delle vertigini “centrali” che richiedono, lo ricordo ancora, l’intervento del neurologo ”.

– Come si curano le vertigini ?
“ Nel caso delle vertigini che dipendono da un cambio di posizione, che sono quelle più frequenti, possiamo innanzitutto ricorrere alle cosiddette “manovre liberatorie”. Spesso il problema è causato dallo spostamento di piccole particelle di carbonato di calcio, che si chiamano otoliti, che si trovano nell’orecchio interno e che provocano un’ostruzione dei canali interni. Così, secondo determinate tecniche, si muove il capo del paziente per liberare i canali da questi otoliti. È una pratica relativamente banale che lo specialista riterrà più o meno opportuna nell’ambito della visita.
Poi si passa alla terapia vera e propria, di tipo farmacologico. Vengono prescritte sostanze “sintomatiche”, che servono cioè a sollevare il sintomo, specifiche, tanto per intenderci, contro i “giramenti di testa”. Se le vertigini sono accompagnate ad altre patologie, ad esempio problemi circolatori, saranno prescritti farmaci adeguati a questo tipo di situazione. Abbiamo visto che esistono diversi casi di vertigine e la terapia varia a seconda della diagnosi ”.

– Dottor Melandri: perché, anche se magari non soffro di questo disturbo, se vado sulla giostra al Luna Park o salgo sopra il tetto di un edificio, “ho le vertigini”?
“ È un effetto normale. Si tratta di movimenti – come girare su una sedia rotatoria, fare un girotondo, salire sulla giostra – che stimolano il labirinto del mio orecchio e alterano per questo la percezione dell’equilibrio. Ma la vertigine è collegata anche alla stimolazione visiva: è il caso del senso di “vuoto” che si avverte guardando in basso da una posizione più alta”.

– Perché, se beviamo troppo, ci gira la testa?
“ Perché l’alcool è un agente tossico per il vestibolo. Le vertigini possono essere infatti provocate anche da sostanze tossiche. L’abuso di alcool è una di queste cause. Ma il capogiro può essere l’effetto di agenti farmacologici, dell’uso di droghe e persino di alcuni tipi di lavoro che implicano il trattamento di alcune sostanze chimiche”.


Dr. Marzio Melandri

Specialista Otorinolaringoiatra

InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):