• CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    20 Aprile 2020

    CORONAVIRUS: BOLLETTINO REGIONE VENETO

    Leggi tutto

  • Informasalute N.75

    Informasalute N.75

    Febbraio 2020

    CORONAVIRUS, IL SUO NEMICO È L’IGIENE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.74

    Informasalute N.74

    Gennaio 2020

    LUDOPATIA? NO, GRAZIE

    Leggi tutto

  • Informasalute N.73

    Informasalute N.73

    Dicembre 2019

    I colori della vita

    Leggi tutto

  • Informasalute N.72

    Informasalute N.72

    Novembre 2019

    L’età del bisogno

    Leggi tutto

UN SINDACO IN CORSIA

DACO IN CORS L’edificante storia di Mauro Migliorini, sindaco di Asolo e infermiere di professione, tornato a lavorare a tempo pieno in un reparto di Rianimazione dedicato ai pazienti Covid

Porta il numero 1 sulla schiena, come il portiere di una squadra di calcio che scende in campo per affrontare la più difficile partita della sua vita. Oltre al numero, sulla tuta bianca che lo protegge dai rischi di contagio, c’è scritto anche il suo nome: “Mauro”.

Numeri e nomi scritti dietro le spalle: in questo modo gli operatori sanitari impegnati nella lotta contro il Coronavirus, coperti dalla testa ai piedi dai dispositivi di sicurezza, possono riconoscersi. Lui è Mauro Migliorini, è un infermiere professionale e nella vita normale fa il sindaco di Asolo. Eletto la prima volta nel 2014, è al suo secondo mandato da primo cittadino dello splendido Comune del Trevigiano, borgo turistico di rinomanza internazionale, al punto da aver attivato agli inizi dell’anno la procedura per la candidatura a Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Adesso però che l’Umanità è travolta dall’emergenza Covid-19, il suo pensiero, come tutti gli altri sindaci d’Italia, si è totalmente concentrato, da una parte, sulle misure di contenimento della diffusione del virus e, dall’altra, sulle iniziative a sostegno delle fasce sociali più deboli e delle imprese in crisi proprio in conseguenza della pandemia. Fino a che, un giorno, ha ricevuto una telefonata. Nella quale gli è stata chiesta la disponibilità, in quanto infermiere, di rientrare al lavoro a tempo pieno presso il reparto di Rianimazione dedicato ai pazienti Covid dell’Ospedale di Montebelluna. Una richiesta alla quale lui ha risposto di sì, dopo essersi confrontato con la famiglia e dopo avere informato la giunta, il gruppo di maggioranza e i funzionari comunali. Poi ha informato la popolazione attraverso un videomessaggio. “Come sapete – ha detto Migliorini nella comunicazione video -, stiamo vivendo una situazione di emergenza sanitaria a livello mondiale, globale. Stiamo combattendo tutti contro un nemico invisibile che è il Coronavirus. Alla richiesta io ho detto immediatamente di sì, perché sono convinto che ognuno di noi deve fare quanto gli è possibile per vincere tutti assieme questa battaglia.” Il sindaco-infermiere ha anche spiegato che a seguito della decisione dovrà limitare il più possibile i suoi contatti e la sua socialità. Ha delegato l’ordinaria amministrazione al vicesindaco e agli altri colleghi di giunta e maggioranza e per il resto continua a gestire l’attività del suo Comune attraverso le tecnologie di comunicazione che consentono di farlo anche a distanza. “Sicuramente – ha ancora affermato Migliorini nel suo videomessaggio – non potrò essere presente né fisicamente né potrò essere pronto nelle risposte, ma il sindaco di Asolo continuerà ad esserci.” Messa temporaneamente e parzialmente il disparte la fascia tricolore, attualmente la sua divisa è quella tuta bianca con il numero 1 sulla schiena. E intanto la sua storia, dalla Cina agli Stati Uniti, passando per “Porta a Porta” in televisione, è stata ripresa dai media di tutta Italia e di tutto il mondo.

Sindaco Migliorini, dal punto di vista professionale come sta andando questa esperienza a Montebelluna?

L’esperienza è molto bella da un punto di vista professionale e molto forte da un punto di vista umano. In Italia, nei nostri ospedali, nel nostro territorio è la prima volta che dobbiamo affrontare una malattia infettiva e una pandemia di questa portata. In altri Paesi, nel Terzo Mondo, affrontare malattie infettive che si chiamino lebbra, malaria o colera è una prassi di normalità. In Paesi come il nostro è assolutamente una cosa nuova, che in un certo senso ha colto tutto il sistema impreparato. Nonostante questo, possiamo dire che con il nostro sistema sanitario siamo stati bravi ad adattarci alla nuova situazione.

Qual è l’aspetto più difficile del lavoro?

L’aspetto più difficile è combattere contro qualcosa che non si conosce. Se parliamo del morbillo, del tumore, sappiamo di cosa stiamo parlando. Qui stiamo parlando di Coronavirus e di Covid-19, però è qualcosa che non conosciamo ancora, per la quale non esistono delle vere e proprie terapie. È vero che ci sono farmaci che vengono utilizzati, che siano antinfiammatori, antireumatici o altro, però sono tutti farmaci usati in modo sperimentale che in alcuni pazienti funzionano e in altri invece no. Quindi anche l’approccio assistenziale è molto complesso, perché i pazienti colpiti dal Coronavirus che poi arrivano nelle nostre Terapie Intensive sono pazienti particolari, di difficile gestione per tutta una serie di complessità assistenziali e per la complessità anche della malattia che non va a colpire solo i polmoni, ma scatena una reazione morto forte da parte dell’organismo e cioè una risposta così forte del sistema immunitario che mette in crisi vari altri organi. Chi esce dalla Terapia Intensiva ne esce letteralmente “distrutto” da settimane di malattia e di cure sia dal punto di vista fisico che mentale. Nel fisico la massa muscolare viene consumata. Il corpo lotta così a fondo che si consuma, si trasforma in modo incredibile.

Noi che siamo a casa e guardiamo la televisione veniamo raggiunti tutti i giorni da tutta una serie di messaggi e di servizi sui reparti intensivi, sugli ospedali eccetera, nei quali i medici e gli infermieri impegnati nella lotta al Covid-19 vengono presentati come “i nuovi eroi”. Lei si sente un eroe?

No. Io mi sento un infermiere che fa il proprio lavoro e che si è messo a disposizione in una situazione di emergenza, con le proprie conoscenze e con le proprie competenze. Assolutamente non sono e non mi sento un eroe.

Alessandro Tich

Condirettore

InForma Salute
    • Casa Editrice

      Agenzia Pubblicitaria Europa 92
      Via Pio IX 27 - 36061 Bassano del Grappa (Vi)
      C.F.: 02101360242

      info@informasalute.net
      tel: 0424.510855
      mobile: 0039.335.7781979

      Seguici su

    • Redazione

      Direttore Responsabile
      Angelica Montagna

      Condirettore
      Alessandro Tich

      Coordinatore Editoriale
      Ledy Clemente
      Romano Clemente

      Redazione
      Romano Clemente
      Alessandro Tich
      Angelica Montagna
      Renzo Deganello
      redazione@informasalute.net

    • Contattaci

      Nome e Cognome (richiesto):


      E-Mail (richiesto):


      Messaggio (richiesto):


      Clicca sul riquadro sottostante per dimostrare che sei umano (richiesto):