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UNA LAUREA PER LA RINASCITA.

La bellissima storia di Giovanni Menegon, ex assessore a Bassano del Grappa, colpito nel 2006 da un ictus cerebrale ischemico. Dopo un lungo e difficile percorso di recupero, l’anno scorso ha conseguito la sua seconda laurea.

Alessandro Tich

Sulla sua bacheca di casa piena di titoli di studio, di foto e di ricordi, troneggia ora quello che probabilmente è il riconoscimento più bello, perché è il riconoscimento della sua città: il Premio San Bassiano, conferitogli dall’amministrazione comunale di Bassano del Grappa per la cerimonia di San Bassiano dello scorso 19 gennaio. Un premio che gli è stato consegnato con la seguente motivazione: «La storia di Gianni Menegon è una storia di coraggio, di fatica, di impegno. È una storia che colpisce, commuove e infonde speranza nelle capacità dell’uomo di ripartire da zero. Un bassanese eccellente, caparbio, tenace, un modello cui ispirarci nelle difficoltà perché, alla fine, come lui ci insegna, “… ha vinto la vita”.» Giovanni Menegon, detto Gianni, è un volto conosciutissimo della città di Bassano, di cui è stato un protagonista della vita pubblica. Commerciante e titolare di un noto negozio di abbigliamento del centro storico (“Mario Confezioni”), alla fine degli anni ‘90 era stato il presidente dell’Umce, come si chiamava l’attuale Ascom, associazione mandamentale dei commercianti. Poi l’attività da pubblico amministratore, chiamato nel 2005 dal sindaco Gianpaolo Bizzotto a far parte della giunta comunale nel ruolo, molto apprezzato dalla città, di assessore allo Sport. Talmente apprezzato che di lui già si parlava come possibile futuro candidato sindaco di Bassano. Un ruolo nel quale, se avesse avuto la possibilità di candidarsi, sarebbe stato molto probabilmente eletto con grandi consensi. Ma la storia non si fa con i “se” e con i “ma”, perché il destino – come è accaduto nel suo caso – può riservare drammatiche sorprese.



La svolta della sua vita ha una data precisa: 2 febbraio 2006. È la data d’inizio del suo calvario: un improvviso e grave malore occorsogli durante una cena con le società calcistiche del territorio.  Ictus cerebrale ischemico, nella parte sinistra del cervello. In quel terribile momento Menegon – dopo essere stato salvato in extremis e dopo una settimana in stato di coma – è diventato “un altro”, ridotto a un avanzato stato di disabilità: emiplegico (con paralisi completa della parte destra del corpo), aprassico (incapace di fare movimenti) e afasico (incapace di parlare, di leggere e di scrivere).  E soprattutto, come scrive nelle sue memorie, era “distrutto”.  La storia degli ultimi ormai 15 anni è quella della grande battaglia personale che ha condotto, e che continua a condurre, per ritornare “sè stesso”. “La mia intelligenza era forse intatta – scrive ancora Menegon, ricordando la prima durissima fase del suo stato conseguente all’ictus -, solo che non era completamente raggiungibile, era come una scatola vuota, non c’erano le connessioni cerebrali e i processi cognitivi.” Una condizione di “distacco” che non gli ha tuttavia impedito di trovare la forza e la volontà di intraprendere un lungo e difficile percorso di riabilitazione sia intellettiva che fisica nel quale un ruolo fondamentale è stato svolto dal Centro Studi di Riabilitazione Neurocognitiva di Villa Miari a Santorso, diretto dal compianto prof. Carlo Perfetti, luminare nel campo della rieducazione neurocognitiva e funzionale, scomparso lo scorso dicembre. Giorno dopo giorno e passo dopo passo, Menegon ha perseguito con tenacia l’obiettivo di riconquistare le proprie capacità cognitive e le proprie funzioni motorie e psicologiche.  Ha imparato di nuovo a leggere e a scrivere, con gradi di difficoltà progressivi, segno di un percorso di recupero che ha dato ottimi frutti. Oggi fa ancora fatica a parlare, nel senso che a voce esprime pienamente i concetti ma deve ancora articolare lentamente le parole. Ma la sua mente è costantemente attiva. Divora libri, che legge uno dietro l’altro, e una mensola della sua biblioteca è interamente occupata da volumi e pubblicazioni sulla neurologia, sul cervello e la mente, sull’intelligenza, sul rapporto tra pensiero e linguaggio. Accanto alla lettura, è la scrittura la sua principale occupazione. Pagine e pagine scritte al computer – in modo intenso, sincero ed avvincente – di quella che potremmo definire “l’autobiografia dell’ictus”, in cui Menegon sdogana la vergogna di parlare della malattia e ripercorre, un un autentico diario dell’anima, quello che è stato il suo calvario e quella che oggi è la sua resurrezione.  Una voglia continua di scrivere e di apprendere che ha ispirato la sua ulteriore grande sfida: ricominciare a studiare. E che lo ha portato a compiere il suo capolavoro. Già: perché un bel giorno Giovanni Menegon ha deciso di iscriversi al corso di laurea triennale in Economia Aziendale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Lo scorso 1 agosto, dopo aver concluso tutti gli esami del piano di studi, ha quindi affrontato l’esame di laurea, sostenendolo a distanza via computer secondo le nuove norme anti-Covid e superandolo. Titolo della sua tesi discussa col collegio dei docenti: “Aspetti Psicologici della Finanza Comportamentale”. Poi l’apoteosi definitiva, con la consegna del diploma di laurea nella cerimonia pubblica del “Giorno della laurea”, svoltasi il 25 settembre in Piazza San Marco a Venezia. Si tratta della sua seconda laurea, dopo quella in Economia e Commercio conseguita nel 1989, col vecchio ordinamento, sempre a Ca’ Foscari.  Quando si dice che con la forza di volontà nulla è impossibile, la sua storia ne rappresenta un esempio tra i più significativi. Ma quale motivo lo ha spinto a iscriversi nuovamente all’Università?  “Il primo motivo è perché io devo crescere di più – racconta Menegon -. Sono arrivato fino a qua e dopo, una mattina, sono andato a Venezia e ho parlato con la segreteria del dipartimento di Economia. E mi sono iscritto. È stata un’esperienza molto bella. Io ero iscritto come studente disabile. Ca’ Foscari ha un servizio per gli studenti con disabilità e con DSA attiva, la maggioranza di questi studenti è gente che ha difficoltà di apprendimento. L’Università ha organizzato quattro serate con lo psicoterapeuta. È stato molto interessante, mi ha aiutato tantissimo.” E nulla, ma proprio nulla, lo ha fatto desistere dal proposito di laurearsi: “La materia più difficile per me è stata l’inglese. Ci ho messo un anno. Gli esami sono tutti computerizzati, ti metti al computer e devi rispondere alle domande. Per tre volte sono stato rimandato all’esame, e la quarta volta l’ho passato.” Ciò che appare “miracoloso” e che l’impresa sia stata compiuta da una persona che aveva perso all’improvviso la facoltà di leggere, poi recuperata grazie al paziente lavoro svolto al centro di Santorso. “All’inizio riuscivo a leggere solo i titoli. Poi, con le altre parole, mi perdevo – spiega Giovanni -. Con la mia logopedista ho iniziato a leggere lettera per lettera, e poi tutta una frase, come ad esempio “Oggi sono andato al mare”. Poi, via via, leggevo frasi sempre più lunghe, come “Oggi sono andato al mare e ho giocato a pallone”. Il tutto un poco alla volta. Non ci ho impiegato un giorno, ci ho impiegato due anni.” E da cosa, poi, nasce cosa: “Ho iniziato a leggere le favole di Fedro e di Esopo. E poi, poco a poco, altri libri. Io non mi sono fermato un attimo. Mai, mai.” Un risultato che è la conseguenza di una riuscita riabilitazione sia intellettiva che fisica: “Ci ho messo tanto, tanto tempo. Per leggere, studiare, scrivere, parlare. Nello stesso tempo anche per muovere la gamba, l’anca, il braccio, la faccia. Tutto riabilitato. Per un anno sono stato sulla sedia a rotelle, avevo il viso deformato. Devo dire che sono stato seguito molto bene e che le fisioterapiste e la logopedista sono state molto brave.” “La laurea non è un fatto principale, è un fatto secondario – sottolinea il dottore in Economia Aziendale – Ma è il salto che io ho fatto, come modo di pensare e come modo di essere. Una cosa importante che il prof. Perfetti mi ha detto è che la neurologia è una “scienza empirica”, è cioè basata sull’osservazione dei fatti. Io sono la prova vivente che lui aveva ragione. Io ho un ictus, ma il mio percorso è un fatto. Non sono l’unico, conosco una persona di Pisa, una di Torino e una di Trento che stanno facendo lo stesso percorso.”
E conclude: “Io mi ricordo tutto. Io imparo, mi ricordo, spero di essere intelligente come prima. La mia paura più grande è di non essere intelligente come prima. Mi piace quello che faccio. La mia vita è stare qui, con i miei libri, il mio computer, la mia biblioteca. Per studiare, capire, conoscere.”  Adesso Giovanni Menegon, detto Gianni, pensa già alle prossime sfide. Per quest’anno si è prefissato l’obiettivo di studiare l’italiano, poi sta elaborando qualche altra idea su cui mantiene giustamente ancora il riserbo.
La sua seconda laurea non è un lieto fine, è solo un nuovo inizio. 

Alessandro Tich

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