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papilloma virus

Vaccinazione preventiva HPV: può salvare la vita

papilloma virus

La vaccinzazione preventiva contro HPV può salvare la vita.

Nei mesi scorsi, è stata pubblicata sul Journal of Clinical Oncology un articolo nel quale si consiglia il vaccino contro l’HPV. Attraverso questa dichiarazione e raccomandazione si spera di incrementare la consapevolezza e l’attenzione sui carcinomi correlati al papillomavirus umano (HPV), offrendo dei chiarimenti sulla prevenzione per milioni di malati di cancro, che ogni anno vengono contratti.

Per cercare di dare una adeguata informazione, abbiamo pensato di intervistare il ginecologo dott. Luciano Mariani, dell’Ospedale “Regina Elena” di Roma, coordinatore dell’HPV Unit degli IFO.

Dott Luciano Mariani, che cosa si intende per carcinoma correlato al papillomavirus umano?

Si intende un cancro nella cui genesi l’infezione da HPV ha un ruolo fondamentale. Nel caso della cervice uterina l’HPV è considerato la “causa necessaria” del cancro, benchè non sufficiente. Questo vuol dire che, a parità di infezione da HPV, è la presenza di altri cofattori (fumo di sigaretta in primo luogo) che è in grado di facilitare la trasformazione tumorale. In altre parole, tutti i cancri del collo dell’utero (pressocchè il 100%) si sviluppano solo se c’è stata un’infezione da HPV, ma sia ben chiaro che la stragrande maggioranza delle infezioni da HPV decorre senza alcuna significativa conseguenza. Per altri cancri dell’apparato ano-genitale femminile e maschile (vagina, vulva, pene, ano) l’infezione da HPV è una causa importante, ma non sufficiente come nel caso precedente. Cioè, l’attribuzione all’HPV in queste altre sedi varia dal 40 all’80%, e non arriva mai al 100%. Comunque sia, la dimensione numerica mondiale dei cancri legati a questa infezione è di oltre 600,000 casi ogni anno.

Quante persone globalmente ne vengono colpite?

La probabilità di contrarre l’infezione da HPV è così alta (tra il 70 e l’80% nell’arco della vita) che possiamo semplificare dicendo che pressoché tutta l’umanità, che ha rapporti sessuali, prima o poi viene in contatto con l’HPV. Quindi sono cifre strabilianti e che fanno di questa infezione la prima e più diffusa tra le malattie a trasmissione sessuale. Per avere un’idea, negli Stati Uniti la prevalenza dell’infezione da papillomavirus in entrambi i sessi supera i 79 milioni di individui, ben oltre tutte le altre patologie infettive trasmesse per via sessuale (herpes simplex, clamidia, sifilide, HIV…). Pertanto, ragionando in termini globali, l’infezione da HPV colpisce centinaia di milioni di esseri umani: molti di questi non si accorgono nemmeno di averla contratta (poiché l’infezione è del tutto asintomatica) e, pertanto, diffondo a loro volta l’infezione.

In che cosa consiste il vaccino contro l’HPV e riesce ad essere risolutivo al 100% ?

Il vaccino per la prevenzione dell’infezione da HPV è uno straordinario ed innovativo prodotto della moderna biotecnologia. Per capire come funziona è necessario fare una premessa tecnica: il virus è costituito da un involucro esterno (capside) formato a sua volta da alcune proteine (L1-L2) che interagiscono con il nostro sistema immunitario. All’interno dell’involucro è racchiuso il genoma virale (DNA), responsabile e gestore dell’infezione all’interno del nostro corpo. Ebbene, con tecniche di bio-ricombinazione si è visto che le proteine L1 si auto-assemblano per formare un capside, cioè un involucro esattamente uguale a quello del virus naturale, ma dentro al quale non c’è il patrimonio genetico dell’HPV, cioè il suo DNA. Le proteine così auto-assemblate si chiamano VLP (virus-like particles) e costituiscono l’asse portante del vaccino insieme all’adiuvante (sostanza aggiunta per incrementare la reazione immunitaria). Detto in altro modo, questo vaccino determinerà quindi una forte risposta immunitaria, capace di proteggere l’individuo dalle future infezioni, ma non potrà in nessun caso provocare la malattia. Altro punto fondamentale è che i vaccini al momento in commercio proteggono dai più frequenti e pericolosi HPV, ma non da tutti. Poiché la famiglia degli HPV è molto numerosa (quasi 200 tipi diversi), si è optato per confezionare il vaccino nei confronti dei due tipi maggiormente pericolosi per la trasformazione tumorale (HPV 16 e 18) e nei confronti dei due responsabili della condilomatosi genitale (HPV 6 ed 11). Al momento, quindi, sono presenti due tipologie di vaccini: il bivalente (contro l’HPV 16 e 18) e il quadrivalente (contro l’HPV 6,11,16,18). La risposta anticorpale e, per l’effetto, la protezione nel tempo, avvengono quindi solamente nei confronti di questi tipi virali. Se vi sembra poco, è bene sapere a questo riguardo che i tipi 16 e 18 da soli sono responsabili del 70% dei cancri del collo dell’utero e dell’80-90% degli altri cancri HPV-correlati. In altre parole, sono veramente pericolosi e la prevenzione generata dal vaccino è pressocchè totale. Inoltre, i tipi 6 ed 11 sono responsabili di oltre il 90% dei condilomi ano-genitali, e anche in questo caso la protezione vaccinale è totale. Siamo in attesa di avere in commercio a breve, così come già presente in USA e in alcuni Paesi europei, un nuovo vaccino che copre verso.

Come si contrae il virus HPV e come può diventare oncogeno per la specie umana ?

L’infezione da HPV viene definita come “prevalentemente” a trasmissione per via sessuale. Questo significa che, se la maggior parte, la trasmissione avviene attraverso questa via (non necessariamente con l’atto penetrativo, ma anche per il solo contatto cute-cute), una parte minoritaria (anche se poco dimostrabile) la contrae verosimilmente con altre modalità. E’ proprio ciò che succede durante una banale infezione da HPV: il DNA del virus entra nelle cellule dell’ospite (per esempio nel collo dell’utero) di cui sfrutta alcune proprietà biologiche per potersi riprodurre; in questo caso i due DNA (quello del virus e dell’ospite) rimangono separati ed indipendenti, pur essendo nella medesima cellula. I nuovi virus, prodotti durante l’infezione, vengono liberati all’esterno del collo dell’utero e possono contaminare, durante un rapporto sessuale, il partner. In tutto questo, l’HPV ha la capacità di rendersi poco visibile dal nostro sistema immunitario e può pertanto portare a termine il suo lavoro. In altre parole l’HPV nella maggior parte dei casi non provoca danni gravi nel suo ospite, che a sua volta non interviene, se non tardivamente, con il suo sistema immunitario. Ciò che succede durante le fasi della trasformazione tumorale devia completamente dalla descritta “convivenza” tra HPV e ospite. A differenza dell’infezione sopra descritta, parte del DNA del virus si integra con quello dell’ospite, e nasce quindi una sorta di ibrido in cui alcune proteine virali si producono senza alcun controllo. Le conseguenze di questo processo, che è molto complesso ed articolato, si possono riassumere nella circostanza che le cellule proliferano senza alcun controllo, perdono la capacità di morire (fuga dalla senescenza), accumulano difetti del genoma, non sono più funzionanti i meccanismi di controllo e di rimozione delle cellule difettose (mancanza di p53). Insomma si creano le basi per la trasformazione neoplastica. Ovviamente, in tutto questo non c’è più quella sequenza biologica che portava (nell’infezione semplice) alla replicazione del virus e, pertanto, queste modificazioni sono sfavorevoli tanto per l’ospite, quanto per l’HPV stesso.

Come verrà organizzato il programma vaccinale contro l’HPV?

L’Italia è stato il primo Paese dell’UE a programmare nel 2007 un piano gratuito di vaccinazione HPV per le 12enni. In virtù delle prerogative del federalismo e delle risorse economiche a disposizione, ciascuna Regione ha modulato l’offerta vaccinale potendo aggiungere delle coorti di vaccinazione, oppure optando per il proseguimento della gratuità oltre il target, oppure ancora coinvolgendo il maschio (al momento 9 Regioni hanno fatto questa scelta). A questo riguardo, va ricordato che il nuovo Piano Nazionale di Prevenzione (che con qualche difficoltà sta vedendo la luce) ha deliberato di estendere l’offerta vaccinale anche al sesso maschile su tutto il territorio nazionale. Questo significa che, ci auguriamo quanto prima, inizierà in Italia la vaccinazione universale HPV, capace di dare protezione alle femmine, quanto ai maschi.

Nel Suo Ospedale, Regina Elena di Roma, cosa state facendo a riguardo?

L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma è sempre stato in prima linea nella ricerca ed applicazione delle innovazioni in campo di HPV. In quest’ottica, è stata istituita nel 2013 l’HPV-UNIT, ove trovano spazio quelle figure professionali maggiormente coinvolte nella clinica e nella ricerca delle patologie da papillomavirus: ginecologo, dermatologo, virologo, proctologo, otorino… Nell’ambito di questa Unità funzionale stiamo offrendo già da tempo alle donne (fino a 45 anni) ed agli uomini (fino a 26 anni) il vaccino HPV, anche dopo terapia per patologie legate all’infezione da questo virus. Il nostro impegno, inoltre, si concretizza nell’offerta di screening opportunistico con HPV-test e, più in generale, di consulenza per le varie problematiche che emergono in quest’ambito.

di Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

Redazione InFormaSalute

Dr. Luciano Mariani

Coordinatore dell’HPV UnitàIFO vaccinazione preventiva e coordinatore dell’HPV UnitàIFO, istituto Nazionale Tumori Regina Elena.

InForma Salute
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