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Vecchie e nuove dipendenze

Paola Mazzocchin A colloquio con il dr. Giorgio Cuccia, responsabile del Servizio per le Dipendenze di Cittadella e Camposampiero Non solo alcol e nuove droghe, ma anche dipendenza da cibo e gioco d’azzardo: nuove forme di dipendenza che anche in molti comuni dell’Alta Padovana coinvolgono un numero sempre crescente di persone. Le attività dei Ser.T, i Servizi per le Dipendenze attivi in tutte le Ulss, ampliano il loro raggio d’intervento, studiano e sperimentano nuovi progetti per rispondere alle diverse esigenze degli utenti. Per capire com’è cambiato, negli ultimi anni, il fenomeno delle dipendenze nel territorio, abbiamo incontrato il dr. Giorgio Cuccia, responsabile del Ser.T delle Unità distrettuali di Camposampiero e Cittadella.  -Dr. Cuccia, oggi a chi è rivolta, principalmente, l’attività del Ser.T? -“Nelle sedi di Cittadella e Camposampiero, il nostro servizio ha attualmente in carico un migliaio di pazienti. Circa il 60% è tossicodipendente, il 30% è formato da alcolisti e il 10% riguarda persone con problemi di dipendenza da cibo, giocatori d’azzardo e tabagisti. La maggior parte dei tossicodipendenti si rivolge a noi spontaneamente, mentre altri vengono su sollecitazione della famiglia, specie per quanto riguarda gli alcolisti.” – Si parla di nuove droghe: com’è la situazione nel territorio? -“La stragrande maggioranza dei tossicodipendenti che si rivolgono al nostro Ser.T è composta da eroinomani. Si tratta di persone di mezza età, agganciati da anni al servizio, che hanno sperimentato comunità di recupero ma non sono riusciti ad uscire dal problema. Il 25% di questi ha oltre i 40 anni. Nel mercato si è ampliata in modo considerevole l’offerta di cocaina, con una tipologia di utenza completamente diversa da quella dell’eroina. E questo pone un problema sul tipo di aiuto e di intervento da mettere in atto. Stiamo sperimentando interventi diversi a seconda dei casi, in particolare, per i dipendenti da cocaina, procediamo attraverso incontri di psicoterapia di gruppo. La nostra equipe è multiprofessionale ed è formata da medici, psicologi, assistenti sociali, infermieri, educatori per un totale di 26 professionisti operativi nelle due sedi distrettuali. L’aspetto psicologico è basilare e coinvolge la totalità dei nostri utenti, mentre la metà di questi viene trattato anche a livello farmacologico.” -Droga e adolescenti, un fenomeno allarmante anche nelle nostre zone? -“Direi di sì. Sono sempre di più i minorenni che entrano nel giro della droga in modo pesante. Spesso hanno alle spalle un disadattamento anche a livello familiare. Sono soprattutto questi giovanissimi che ci sollecitano a mettere in atto programmi specifici. Stiamo attivando, in collaborazione con la neuropsichiatria, piani d’intervento che coinvolgono direttamente anche le famiglie, mediante l’attivazione di gruppi “psico-educativi” per i genitori, oltre che attraverso incontri e occasioni per informare e sensibilizzare le famiglie.” -Come si può intervenire per arginare questo fenomeno? -“Sembra banale e retorico, ma la prevenzione è l’unica, vera arma vincente. Da sempre portiamo avanti un’attività preventiva, specie nelle scuole. Stiamo abbassando l’età d’intervento, andiamo nelle scuole medie, ma anche nelle elementari. L’obiettivo è diffondere tra i ragazzi la capacità di resistere alla conformazione del gruppo, di aumentare il senso di autonomia e di critica. Oggi, se vuoi veramente essere alternativo e anticonformista, dici no al fumo, no alla droga, no all’alcol. Andiamo nelle scuole e ovunque venga richiesto il nostro intervento: gruppi scout, parrocchie, incontri con la popolazione. Oggi ci sono molti progetti finanziati dalla Regione Veneto che ci permettono di fare di più rispetto al passato. La prevenzione è più selettiva e mirata, cerchiamo e avviciniamo i cosiddetti gruppi a rischio andando nei locali, nelle sagre e dove sappiamo che l’uso di sostanze è maggiormente diffuso. Proprio perché si è notevolmente abbassata l’età di primo contatto con gli stupefacenti abbiamo attivato il progetto “Intercettazione Precoce.” -Di che cosa si tratta? -“Comprende tutta una serie di attività mirate ad avvicinare i giovani e giovanissimi nel momento dei loro primi consumi, offrendo spazi di ascolto attraverso la collaborazione dei gestori di locali, bar, di disk jockey e presso le associazioni sportive. Interveniamo sul territorio in sinergia con persone che a loro volta sono a stretto contatto con i nostri ragazzi. La Regione Veneto sta sollecitando le Ulss verso la realizzazione di progetti che consentano di “agganciare” precocemente i ragazzi ai loro primi approcci con le sostanze.” -Com’è cambiata, negli ultimi anni, l’attività dei Ser.T? -“Negli anni 90 la situazione era veramente difficile e molto è stato fatto dai servizi per le dipendenze. Il problema c’è, ed è in continua evoluzione. In parte, forse, oggi è meno evidente, ma in realtà si è ampliato e diversificato. Si sono aggiunte le droghe sintetiche, difficili da identificare, catalogare e proibire. Servono interventi sempre nuovi e studiati a seconda dei singoli casi. In generale gli uomini, rispetto alle donne, sono i maggiori consumatori di droga, con un rapporto, nel nostro territorio, di 1 a 4. Però le donne sono generalmente più problematiche e difficili da trattare.” -E poi l’alcolismo… -“Anche per quanto riguarda l’abuso di alcol le cose sono molto cambiate. Un tempo gli alcolisti avevano una certa età. Oggi il problema riguarda molti giovani e i danni non sono più solo a livello del fegato o di disagi in famiglia, ma si chiamano incidenti stradali. Accanto ai problemi dei “vecchi”alcolisti abbiamo persone, soprattutto giovani, che si ubriacano pesantemente solo nel week end e i danni, specie su strada, sono evidenti. Esiste una tipologia nuova di alcol-dipendenti che richiede, da parte nostra, nuovi approcci. Nel territorio sono attivi il Club degli alcolisti in trattamento (C.A.T.)e il Gruppo degli alcolisti anonimi (A.A.), entrambi utilissimi, ma è difficile che un giovane accetti di sperimentare un gruppo di auto aiuto.” -In aumento anche le dipendenze da cibo e gioco d’azzardo… -“Vero, anche se i dati, in questo caso, riguardano solo il 10% dei nostri utenti, comprendendo anche i tabagisti. Quello del gioco compulsivo è un problema recente che va affrontato e analizzato con la massima serietà. Mi preme sottolineare come in tutti i casi, la famiglia svolge un ruolo fondamentale nel campo delle dipendenze. E va coinvolta nel programma di recupero perché è una risorsa imprescindibile, e se rappresenta un ostacolo, va trattata prima di ogni altro intervento. Questo non solo nell’alcolismo o nella tossicodipendenza, ma in tutte le forme di dipendenza.”

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