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VIRUS IN COMUNE ne parliamo con il sindaco di Bassano del Grappa

L’emergenza Covid-19 ha rivoluzionato i programmi delle amministrazioni locali. Ne parliamo con il sindaco di Bassano del Grappa e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 7 Elena Pavan

Mettetevi nei panni di un sindaco in questa emergenza da Covid-19. Cercate solo per un attimo di immaginarvi seduti alla scrivania da primo cittadino, dove ogni atto precedente alla pandemia è stato messo in secondo piano e dove tutte le carte, le delibere e le decisioni riguardano quasi esclusivamente l’emergenza in corso. Emergenza sanitaria da una parte ed emergenza socio economica, conseguente alla prima, dall’altra. E non mi riferisco propriamente ai sindaci delle città, dei paesi e delle zone italiane più colpite dal contagio, “aree rosse” comprese, per i quali non sarebbe sufficiente erigere un monumento. Parlo dei sindaci di tutti gli altri Comuni che – come anche nel comprensorio del Bassanese – hanno dovuto all’improvviso affrontare la realtà del contagio sul loro territorio, le notizie di loro concittadini positivi al Coronavirus, i ricoverati in terapia intensiva e i decessi, il confronto quotidiano con i bollettini dell’Ulss, le ordinanze contingibili e urgenti per la chiusura degli spazi pubblici, l’apertura e la gestione del C.O.C. (Centro Operativo Comunale) con La Protezione Civile, il controllo delle misure di distanziamento sociale e di isolamento domestico imposte dai Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, il problema del reperimento e della distribuzione alla popolazione dei cosiddetti dispositivi di protezione (mascherine), i provvedimenti per venire incontro alle famiglie e alle imprese in stato di difficoltà economica proprio in conseguenza all’emergenza sanitaria. Solo per citare alcune delle incombenze, mai previste prima, generate dalla Corona-crisi. Una rivoluzione forzata dei propri schemi e dei propri programmi a cui non si è potuta sottrarre Elena Pavan, sindaco di Bassano del Grappa e presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n.7 Pedemontana. Che in questi due mesi di quarantena generale ha dovuto non solo emettere provvedimenti per favorire il contenimento della diffusione del virus nel territorio comunale di propria competenza, ma anche mettere in campo azioni di contrasto alle difficoltà delle fasce più deboli della popolazione. Come ad esempio l’iniziativa “Bassano c’è”, dedicata alla spesa a domicilio per gli anziani e per le persone fragili.

Sindaco Pavan, come vive un sindaco un’emergenza come quella della pandemia da Coronavirus?
È stata una cosa più grande di noi, ha annullato tutta la programmazione dell’amministrazione. Non c’era in agenda, è stato un problema nuovo da affrontare. La normativa nazionale, con i giri di vite parziali, ha scombinato le carte in tavola. Il confronto tra noi sindaci è stato un’ancora di salvezza, abbiamo dovuto anche anticipare alcuni problemi. Siamo stati tra i primissimi a prendere provvedimenti quando ancora non erano arrivate direttive dall’alto. Penso all’annullamento del Carnevale di Bassano, che mi sono presa la responsabilità di decidere quando stavano già partendo i carri della sfilata notturna del sabato, dopo aver preso parte a una riunione in Prefettura nella quale non erano emerse indicazioni in merito. C’è stata un’incertezza totale per alcune decisioni nella fase iniziale, alcune questioni sono tuttora incerte come ad esempio l’apertura dei cimiteri, che è discrezionale e dobbiamo deciderla noi sindaci da soli. Il tutto in un’ottica di totale attenzione, prudenza, prevenzione e salvaguardia dei cittadini in una situazione inedita.

Sul piano locale, quali sono le prospettive per il “dopo” e cioè per la cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza?
Anche il post emergenza prevede un rimescolamento delle carte. I programmi elettorali, e cioè quello che è stato previsto per il quinquennio del mandato, subiranno un grosso ridimensionamento. Molte risorse saranno impegnate nell’affrontare le conseguenze dell’emergenza Covid-19. Si parla di aiuto alle famiglie e non mi riferisco solo ai soggetti già noti prima ai Servizi Sociali, perché si va ad allargare la platea del bisogno. Non abbiamo entrate. Le sanzioni? I plateatici? Come faccio a far pagare il plateatico ad un bar che ha chiuso? Serve un sacrificio da parte di tutti, anche chi vanta dei crediti ci rinunci, inutile continuare con la zavorra, con la palla al piede. Chi avanza pretese, le metta da parte. Come sindaci del nostro partito, ad esempio, chiederemo ad ETRA di utilizzare gli utili di esercizio per abbattere la bollettazione. La battaglia sta andando avanti. L’emergenza sanitaria è gestita, in questa fase dobbiamo pensare a come risollevarci dalle macerie.

Come ci si sente a dover fare i “sindaci sceriffi” della salute pubblica, emettendo ordinanze e invitando per due mesi la popolazione a restare a casa?
Fa parte anche questo del “pacchetto-sindaco” che, ricordo, svolge anche il ruolo di autorità sanitaria a livello locale. In questo momento sta accadendo e peraltro un mio valore forte è proprio quello del rispetto delle regole. Adesso dovremo cercare di ritornare alla normalità, secondo la direzione che sta prendendo il Veneto. Ma serve ancora un grandissimo senso di responsabilità civica delle persone, una prova di maturità, di rispetto delle prescrizioni, dei dispositivi, delle distanze. La normalità sarà socio-dimensionata, dovremo riprendercela a piccoli bocconi. Dovremo cogliere l’opportunità di ripartire, ma nel rispetto ulteriore delle precauzioni previste adesso.

Redazione InFormaSalute

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