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Zucchero amaro

Alessandro TichDIABETE Ce ne parla il dr. Giampietro Beltramello, primario di Medicina Interna dell’Ospedale di Bassano Tra le grandi patologie del cosiddetto “mondo del benessere”, il diabete riveste senza dubbio un ruolo di primo piano. Tutto ruota attorno al fondamentale ruolo dell’insulina: l’ormone che ha il compito di “trasportare” lo zucchero (glucosio) dal sangue all’interno delle cellule di alcuni tessuti come fegato, muscolo e grasso, che sono particolarmente avidi di glucosio poiché esso è per loro una fonte primaria di energia. Se l’insulina non viene prodotta sufficientemente dall’organismo o se – caso molto più frequente –  non svolge adeguatamente la propria funzione di “veicolo” per gli zuccheri dal sangue all’interno delle cellule, lo zucchero si accumula nel circolo sanguigno ed inevitabilmente insorge il diabete. Si tratta di un problema molto diffuso: l’incidenza della malattia nella popolazione non recede ed è anzi in aumento. Un motivo in più per tornare ad occuparcene, interpellando al riguardo il dr. Giampietro Beltramello, direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna dell’Ospedale di Bassano del Grappa. – Dunque dr. Beltramello, sul diabete la guardia non si abbassa e la patologia è in crescita…  – “La malattia diabetica è strettamente dipendente da sovrappeso e obesità. Nei Paesi più sviluppati o in via di sviluppo avanzato i soggetti in eccesso di peso sono in continuo aumento. Giocoforza si deduce come anche la malattia diabetica stia aumentando di frequenza (percentuale della popolazione totale) e di incidenza (numero di nuovi casi per anno).” – A fronte di una frequenza ed incidenza così importanti, quali sono le indicazioni terapeutiche? – “La malattia diabetica si distingue in diabete di tipo 1, o insulino-dipendente (dovuto a insufficiente produzione di insulina da parte del pancreas, per cui la terapia prevede la somministrazione quotidiana ed obbligatoria di insulina tramite iniezioni per via sottocutanea) e in diabete di tipo 2, o non insulino-dipendente (in cui la terapia si fonda essenzialmente sulla dieta e sull’assunzione per via orale di farmaci che vanno sotto il nome di “ipoglicemizzanti orali”). La maggior parte dei diabetici, l’80 % circa, è costituita da soggetti con diabete di tipo 2. Qualsiasi tipo di terapia della malattia diabetica deve basarsi in prima battuta su una dieta corretta, attività fisica (sport di resistenza) ed astensione dal fumo. Il primo obiettivo della dieta nei diabetici di tipo 2, molti dei quali sono in sovrappeso od obesi, è la riduzione del peso corporeo del 4-5%. Quando la dieta e l’attività fisica non riescono a controllare la concentrazione dello zucchero (glucosio) nel sangue è necessario iniziare l’assunzione di farmaci per bocca, che vengono appunto chiamati, come abbiamo detto prima, “ipoglicemizzanti orali”. I farmaci orali per il diabete sono di vario tipo e si differenziano principalmente per un diverso meccanismo di azione. Vi sono ipoglicemizzanti orali che stimolano la produzione di insulina da parte delle cellule del pancreas ed altri che agiscono principalmente aumentando l’azione dell’insulina (“insulino-sensibilizzazione”) sui  tessuti bersaglio.” – Quindi, nel caso dell’“insulino-sensibilizzazione” i farmaci aiutano l’insulina a “farsi aprire la porta” dalle cellule che hanno bisogno di zucchero… – “Proprio così. L’azione che questi farmaci svolgono nel contrastare la resistenza all’insulina è fondamentale nella terapia del diabete perché la maggior parte dei diabetici di tipo 2 sono ricchi di insulina, ma questa non riesce ad agire adeguatamente e in modo efficiente sui tessuti-bersaglio (fegato, muscoli, tessuto grasso). Come conseguenza di ciò, lo zucchero (glucosio) che per azione dell’insulina dovrebbe entrare in questi tessuti per essere bruciato non viene veicolato all’interno delle cellule e si accumula nel sangue, dando origine ad un aumento della glicemia che è la caratteristica fondamentale dei soggetti diabetici. Il primo step della terapia è pertanto costituito quasi sempre dai farmaci cosiddetti “insulino-sensibilizzanti”. – Quanto è importante il controllo della glicemia? – “Non c’è dubbio che un buon controllo della glicemia è uno degli obiettivi fondamentali nella cura del diabete, in quanto l’iperglicemia (zucchero elevato nel sangue) può negli anni creare dei seri danni alla retina (retinopatia diabetica), con  diminuzione anche importante della vista, o ai reni (nefropatia diabetica). Se questi ultimi vengono  seriamente danneggiati dal diabete non sono più in grado di esercitare la funzione di depurazione del sangue da sostanze tossiche e nei casi più gravi il paziente può giungere anche fino alla dialisi.” – Ma la cura del diabete significa solo controllo della glicemia? – “Prima di rispondere a questa domanda è opportuno far presente che i diabetici hanno una probabilità di andare incontro a infarto di cuore 3-4 volte superiore rispetto ai non diabetici, di infarto cerebrale (“stroke”) 2-3 volte superiore rispetto alla popolazione generale e che hanno un rischio di amputazione agli arti inferiori aumentato di circa 15 volte rispetto a chi non è affetto da questa malattia. Un aspetto ancora più importante da tener presente è che la mortalità cardiovascolare nella popolazione diabetica è aumentata di 2-3 volte rispetto alla popolazione non diabetica.” – Ma di tutto ciò è responsabile solo l’aumento della glicemia? – “Assolutamente no, e qui arrivo alla risposta alla sua precedente domanda. Bisogna infatti tenere presente che circa il 70/80% dei diabetici hanno la pressione arteriosa elevata (superiore a 140/90) e circa il 60-70% hanno il colesterolo elevato. Come noto, sia la pressione elevata (ipertensione) e sia il colesterolo elevato (ipercolesterolemia) sono considerati fattori di rischio cardiovascolare e quindi, nel caso del diabete, contribuiscono insieme all’iperglicemia a provocare danni vascolari a tutto l’organismo, aumentando in modo importante il rischio di eventi cardiovascolari. Da quanto sopra emerge chiaramente che la cura del diabete non può e non deve essere solo controllo della glicemia, ma anche controllo rigoroso della pressione arteriosa e della colesterolemia. Quindi, in conclusione, nella malattia diabetica esiste sicuramente lo “zucchero amaro” ma questa è solo la punta dell’iceberg. Ben più gravi sono le complicanze croniche della malattia diabetica come la retinopatia, la nefropatia e gli eventi cardiovascolari, spesso invalidanti ed in alcuni casi, purtroppo mortali.” – Da quanto mi dice sembra che “il diabetico non abbia scampo”… – “No! Esistono oggi evidenze scientifiche molto forti che dimostrano come un buon controllo della glicemia ed un rigoroso ed aggressivo trattamento della pressione arteriosa e dell’ipercolesterolemia riducono in maniera significativa tutte le complicanze del diabete sia quelle dei piccoli vasi (microangiopatia) che quelle dei grossi vasi (macroangiopatia), ma soprattutto che il controllo “globale” della malattia diabetica (controllo della glicemia – ipertensione arteriosa – ipercolesterolemia ) riduce significativamente la mortalità cardiovascolare. Per concludere si può dire che se il paziente ed il medico svolgono bene e fino in fondo il loro compito “non il diabetico, ma il diabete non ha scampo!”

Alessandro Tich

Condirettore

Dr. Giampietro Beltramello

Primario di Medicina Interna dell’Ospedale di Bassano

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